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Miscela Dark – Gli avvenimenti principali riguardanti la galassia jihadista in queste due settimane.

AFGHANISTAN

  • I talebani hanno catturato e imprigionato circa 190 soldati afghani e ucciso 44 uomini delle forze di sicurezza, nella provincia nordoccidentale di Badghis. Il distretto di Bala Murghab è caduto quasi totalmente sotto il controllo dei talebani.
  • Un attacco talebano a posti di blocco nel nord dell’Afghanistan ha provocato l’uccisione 22 soldati della polizia afghana, nel distretto di Qaysar.
  • L’aviazione afghana ha bombardato diversi rifugi dei talebani nel distretto di Qaysar di Faryab nella provincia del Faryab, uccidendo circa 28 combattenti talebani. Lo Strike è stato condotto come rappresaglia contro un attacco talebano ai controlli di sicurezza a Qaysar, che ha provocato la morte di 22 soldati dell’esercito e dei poliziotti afghani. Nella provincia di Kunduz, invece, le forze antiterrorismo afghane, hanno lanciato una vasta operazione militare nella zona di Aykhanum, nel distretto di Chahār Dara, uccidendo 11 militanti talebani, arrestandone 8, tra cui uno un comandante locale talebano, Mullah Mohammad Yousuf. Durante l’operazione sono state sequestrate armi, munizioni e diverse motociclette.

IRAQ

  • Il tribunale penale centrale di Baghdad ha condannato a morte un foreign fighter di nazionalità belga, Bilal al-Marchohi, 23 anni, impiccato pochi giorni dopo, per aver fatto parte dello Stato Islamico. Durante il processo il giudice ha mostrato video e fotografie che dimostravano che l’uomo apparteneva all’IS. Al-Marchohi ha negato tutte le accuse contro di lui in tribunale, compreso che era un membro di IS: “Non dovrei essere processato in Iraq, dovrei essere processato in Belgio. Sono un cittadino belga”, sono state le parole del condannato. L’Iraq ha messo sotto processo centinaia di sospetti membri del gruppo jihadista.
  • Tre soldati iracheni sono stati uccisi e altri cinque feriti in un’imboscata condotta da militanti dello Stato Islamico nel distretto di Tarmiyah, a nord di Baghdad.
  • Cinque militanti dell’IS sono rimasti uccisi dopo uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza irachene e forze paramilitari locali, nella città settentrionale di Sinjar. Gli jihadisti stavano fuggendo dalla Siria e avevano varcato il confine quando sono stati intercettati dalle forze di sicurezza della 29esima brigata dell’esercito iracheno e dalle Forze di mobilitazione popolare delle tribù locali. Tre militanti si sono fatti esplodere, altri due sono stati uccisi nella susseguente sparatoria. L’incidente mostra la continua presenza di minacce IS in Iraq, in particolare nell’area del deserto occidentale di Anbar.

SIRIA

  • Le forze democratiche siriane (SDF), sostenute dagli USA, hanno affermato di aver catturato 157 terroristi esperti, per lo più stranieri, appartenenti allo Stato Islamico.

MOZAMBICO

  • Militanti jihadisti, presumibilmente legati ad al-Shabaab, hanno condotto diversi attacchi nella provincia settentrionale di Cabo Delgado. Il primo attacco è avvenuto nel villaggio di Ulo, nel distretto di Mocimboa da Praia, nel quale sono state distrutte più di 120 case di civili. Sono stati effettuati altri due attacchi, inoltre, nei villaggi di Nabajo e Maculo, ove sono stati uccisi 13 civili.

NIGERIA

MALI

  • Militanti del gruppo jihadista Jamāʿat nuṣrat al-islām wal-muslimīn (JNIM), “Gruppo di supporto per l’Islam e i musulmani”, hanno ucciso 23 soldati dell’esercito maliano in un attacco ad un campo di addestramento militare a Dioura, nel Mali centrale. L’attacco dei terroristi è stato guidato dall’ex colonello dell’esercito, Ba Ag Moussa. JNIM si è formato a marzo 2017 con la fusione di membri di vari gruppi quali: Ansar Dine, al-Qā’ida nel Maghreb islamico (AQIM), Macina e Al-Murabitoun.

SOMALIA

  • Militanti di al-Shabaab hanno assaltato il Ministero del Lavoro a Mogadiscio. Dopo aver fatto detonare un’autobomba vicino ai cancelli dell’edificio, i combattenti sono entrati nella struttura, uccidendo diverse persone, compreso il viceministro del lavoro Saqar Ibrahim Abdalla. Quindici persone sono rimaste uccise e undici sono rimaste ferite negli scontri a fuoco seguiti con le forze di sicurezza somale.
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Il sito dell’attacco a Mogadiscio

INDONESIA

  • Un estremista, motivatore e reclutatore indonesiano, Abu Umar, noto anche come Syamsul Arifin, vicino al gruppo terrorista di Jamaah Ansharut Daulah (JAD), è stato condannato a 10 anni di prigione con l’accusa di organizzare incontri motivazionali e reclutatori, a cui partecipavano alcuni dei militanti più estremisti indonesiani. I pubblici ministeri, hanno affermato che l’imputato era responsabile, con i suoi insegnamenti, di numerosi attentati condotti da membri di JAD, tra i diversi attentati condotti a Surabaya nel maggio 2018.

PAKISTAN

USA

  • Una donna della Georgia è stata accusata di aver aiutato il gruppo terroristico dell’ISIS, fornendo, anche, una lista americani da uccidere. La donna è accusata, inoltre, dall’inizio del 2017, di aver reclutato diverse persone per creare contenuti jihadisti di propaganda e pubblicarli online, tra cui un video in cui si minacciava un’organizzazione non-profit con sede a New York.

TUNISIA

  • Le forze speciali tunisine hanno ucciso tre militanti legati allo Stato Islamico in uno scontro a fuoco nelle montagne di Saloum a Kasserine, vicino al confine con l’Algeria.

CIAD

  • I militanti di Boko Haram hanno ucciso 23 soldati ciadiani nella città di Dangdala, vicino alle rive del lago Ciad. Boko Haram punta nell’area a istituire un califfato islamista nel nord-est della Nigeria e compie incursioni e attacchi frequenti nelle aree confinanti di Ciad, Niger e Camerun.

MACEDONIA DEL NORD

  • Un tribunale macedone ha condannato sette cittadini macedoni, con l’accusa di terrorismo, per aver combattuto con il gruppo dello Stato Islamico in Medio Oriente. Sei uomini sono stati condannati a sei anni di carcere per aver aderito all’IS, mentre un settimo uomo è stato condannato a nove anni di carcere con l’accusa di aver organizzato il gruppo terrorista. I condannati sono stati arrestati ad agosto 2018 in Siria dalle SDF e consegnati alle autorità macedoni. Si tratta del secondo gruppo della Macedonia del Nord condannato per essersi unito all’IS e reclutato combattenti. Nel marzo 2016, infatti, sei persone sono state condannate da cinque a sette anni di prigione. Secondo le autorità macedoni, sono circa 150 i cittadini del Paese che si sono uniti allo Stato Islamico.

JIHADIMEDIA

  • Islamic State (IS): Il portavoce dell’IS, Abul Hassan Al-Muhajir, in una registrazione audio di 44 minuti, dal titolo “Era fedele ad Allah e Allah era fedele a lui”, ha sminuito la sconfitta del gruppo in Siria e ha invitato a vendicarsi per gli attacchi alla moschea neozelandese: “Le scene dei massacri nelle due moschee dovrebbero svegliare coloro che sono stati ingannati e dovrebbero incitare i sostenitori del califfato a vendicare la loro religione”. Al-Muhajir ha paragonato gli attacchi della moschea all’assedio contro l’IS in Siria: “Ecco come Baghouz in Siria, dove i musulmani sono bruciati a morte e sono bombardati da tutte le armi di distruzione di massa conosciute e sconosciute”. Durante il suo discorso, infine, al-Muhajir ha sminuito la vittoria USA e della coalizione contro lo Stato Islamico in Siria, definendola: “uno stato di confusione e contraddizione che rende impossibile per qualsiasi osservatore sapere cosa si intende con la parola vittoria”.
L’immagine di presentazione dell’audio di Al-Mujahir

Turkistan Islamic Party (TIP): Abdul Haq al-Turkistani, l’emiro del Turkistan Islamic Party (TIP) affiliato ad al-Qa’ida, ha rilasciato un nuovo messaggio in cui critica l’occupazione cinese del territorio dello Xinjiang. Il messaggio di Al-Turkistani è rivolto ai talebani, al leader di al-Qa’ida, nonché a numerosi ideologi e membri di alto profilo qaedisti. Li invita a offrire un maggiore supporto ideologico per la causa Uighuri. Il leader del TIP ha affermato che gli Uighuri vengono: “imprigionati e uccisi, conquistati e umiliati dai disprezzati cinesi” […] “il Turkestan orientale è quasi diventato inesistente”.

Daniele Garofalo

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Daniele Garofalo

Sono nato a Salerno nel 1988. La storia, la geografia, la politica e i viaggi, sono da sempre le mie grandi passioni. Dopo aver conseguito la Laurea Magistrale in Scienza Storiche presso l’Università Federico II di Napoli, con una tesi in Storia delle Dottrine Politiche nel 2016,  mi specializzo nel 2017 in Geopolitica e Relazioni Internazionali con il corso di formazione del “Centro Studi Geopolitica.info” di Roma, patrocinato dal  CEMAS, la Società Geografica Italiana e il Link Lab della Link Campus University.  Sono ricercatore e analista indipendente di Geopolitica, Relazioni Internazionali e storia contemporanea. Collaboro con il “Centro Studi Geopolitica.info”, il Quotidiano online indipendente di Geopolitica e Politica estera “Notizie Geopolitiche.net” e da maggio 2018 collaboro con il Desk Asia del Caffè Geopolitico. Da gennaio 2019 per il Caffè Geopolitico mi occupo della rubrica miscela dark “Gli Occhi nel Jihad”. Ho collaborato con l’ASRIE, l’“Association of Studies, Research and Internationalization in Eurasia and Africa” alla rivista digitale Geopolitical Report Vol.3/2018 “Geopolitics of Eurasia: international relations, security issues, and economic projects”, con un analisi dal titolo “Belucistan, tensioni e guerre in una regione strategica”, al Geopolitical Report Vol. 4/2018 “Mediterranean Sea: Current Trends and Challenges” con un’analisi dal titolo “La questione Tuareg” e al Geopolitical Report Vol. 1/2019 “Belt and Road Initiative: Security Issues, Investment Opportunities and Geopolitics”, dal titolo “La Nuova Via della Seta e l’espansione nel Corno d’Africa”. Mi occupo principalmente della ricerca, studio e analisi dell’area mediorientale e nordafricana, dell’Asia Centromeridionale e del terrorismo islamista.