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In 3 sorsi – Nella notte la mossa a sorpresa di Maduro che, in questo modo, cerca di attaccare Guaidò. Ma a Caracas è notte sempre più fonda.

1. GUAIDO’ E LA PRESIDENZA

È uno scontro multiforme e interminabile, quello del Venezuela. Dopo le manifestazioni a favore di una e dell’altra parte, dopo gli scontri nelle strade, dopo i vari posizionamenti internazionali, Nicolas Maduro riporta lo scontro sul terreno a lui più favorevole: quello delle Istituzioni interne.

È una reazione dettata dalla necessità di dare un segnale di solidità in un momento particolarmente delicato per il presidente venezuelano. Negli ultimi mesi, Maduro ha dovuto subire l’umiliazione dell’autoproclamazione di Guaidò nello spazio che più dovrebbe appartenere alla rivoluzione bolivariana: las calles. Vi è poi stato il sostegno internazionale al giovane politico di La Guaira, che ha portato a una maggiore attenzione del mondo riguardo la disastrosa situazione economica venezuelana e a una conseguente crescente pressione internazionale. Il sostegno delle Forze Armate, paradossalmente, l’ha fatto sembrare per qualche settimana solo e isolato, aggrappato ai militari nell’attesa che la tempesta dell’attenzione mondiale si placasse e che la spinta di Guaidò diminuisse. In realtà, sembrerebbe che Maduro non stesse aspettando solo il calo dell’attenzione internazionale, ma anche un sostegno materiale da parte dei suoi alleati.

Lunedì, infatti, il Venezuela ha accolto un centinaio di militari e due navi militari russe che si sono aggiunti alla batteria antiaerea, sempre russa, di s-300 nei dintorni di Caracas. Rinforzi, evidentemente, che hanno ridato vigore a Maduro e che l’hanno spinto a cercare lo scontro frontale con Guaidò.

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Fig. 1 – Manifestazione pro – Guaidò a Roma, lo scorso febbraio

2. MADURO, ATTACCO FRONTALE A GUAIDO’

Nonostante disponga del sostegno delle Forze Armate venezuelane (e non solo), Maduro ha scelto di giocare sul terreno istituzionale per cercare di indebolire l’auto-proclamato presidente ad interim del Paese. È un piano intelligente, se si considera che l’arresto di Guaidò significherebbe sorpassare la linea rossa stabilita da Washington e dunque provocare una probabile escalation del conflitto che, per ora, rimane solo su un livello diplomatico ed economico.

Negli ultimi tre anni, il sistema di equilibrio dei poteri in Venezuela è stato cancellato. La sconfitta bruciante alle elezioni legislative del dicembre 2015 ha rappresentato uno spartiacque nella politica e nell’attitudine democratica di Maduro. Invece di accettare la sfida politica e intercettare il segnale chiaro ricevuto dalle urne, il presidente del Venezuela ha delegittimato l’Assemblea Nazionale e ha convocato le elezioni per un’Assemblea Costituente su cui esercita il totale controllo e che non è riconosciuta come legittima dal primo organo legislativo. Uno scontro istituzionale durissimo, un braccio di ferro tra potere giudiziario ed esecutivo da una parte e legislativo dall’altra; una ferita profonda per la democrazia venezuelana.

Dall’Assemblea Costituente deriva il potere di Elvis Amoroso, controllore generale del Venezuela, l’equivalente della nostra Corte dei Conti, che ha revocato la carica di presidente dell’Assemblea Nazionale a Juan Guaidò e ha decretato la sua interdizione dai pubblici uffici per quindici anni. Si tratta di una strategia che non è nuova al regime di Maduro che spesso ha sfidato gli avversari politici in questa maniera, forte del sostegno del potere giudiziario. Alcuni hanno perso la possibilità di far parte della vita politica del Paese, altri hanno pagato con la libertà, molti hanno scelto l’esilio forzato. Questa volta, però, il regime ha mirato a un obiettivo estremamente esposto e si dovrà capire in che modo verrà gestita la situazione nella pratica.

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Fig. 2 -Propaganda pro-Maduro a Caracas

LE REAZIONI INTERNAZIONALI

Intanto, Washington ha definito ridicole le misure contro Guaidò e probabilmente ignorerà la cosa, sempre che non vengano presi dei provvedimenti che mettano in pericolo l’incolumità fisica o la libertà del giovane politico venezuelano. Guaidò, dal canto suo, ha sottolineato come questa decisione sia stata presa, in sostanza, da istituzioni e figure prive di qualsiasi legittimità.

Dunque, il corto circuito istituzionale è completo: le istituzioni controllate da Maduro hanno scardinato il sistema imposto dalla Costituzione chavista del 1999 e il Venezuela ha due Presidenti e due Parlamenti appartenenti a due posizioni politiche opposte, e nessuna delle parti è disposta a riconoscere l’altra come legittima.

Il passo compiuto da Maduro è, almeno in teoria, importante e segnala che c’è ancora vita e forza nel Palacio de Miraflores. Bisognerà vedere, però, che tipo di misure pratiche verranno prese per impedire a Guaidò di essere l’unica speranza della parte di popolo che chiede il cambio e il punto di riferimento delle potenze che vogliono un Venezuela senza Maduro. I toni della discussione sono tanti, ma la domanda è una: y ahora qué?

Elena Poddighe

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Elena Poddighe

Nata a Sassari nel 1993, ho diviso il mio percorso universitario tra l’Italia, la Francia e il Belgio. Sono laureata in Scienze Politiche, indirizzo Relazioni Internazionali, e specializzata in Relazioni Internazionali, indirizzo Diplomazia e Risoluzione dei Conflitti. Studio con particolare attenzione il continente americano, da Nord a Sud, ma seguo l’ordine di un caro professore: “Tutto ciò che succede nel mondo vi deve interessare!” Dopo l’esperienza Erasmus ho preso sul serio l’idea che tutto il territorio europeo potesse essere casa mia, così mi sposto costantemente da un punto all’altro, scoprendo pregi e difetti di questa nostra bellissima Europa. Non so preparare il caffè e non lo bevo, ma so cucinare e soprattutto mangiare le lasagne!