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In 3 sorsi – Dopo meno di un anno, il 28 aprile la Spagna tornerà alle urne. Questo in seguito al rigetto della legge di bilancio da parte del PSOE di Pedro Sanchez, che si affida alla prova della democrazia. Quali conseguenze ci saranno per il Paese?

1. LA DECISIONE DI PEDRO SANCHEZ DI CONVOCARE ELEZIONI ANTICIPATE

Il 28 aprile in Spagna si riandrà alle urne. Questa la decisione di elezioni anticipate, voluta dal presidente socialista Pedro Sanchez dopo il fallimento della legge di bilancio da lui presentata in Parlamento nel febbraio scorso.
Il PSOE (Partito socialista e operaio spagnolo) era salito al Governo il 18 giugno 2018, in seguito alla mozione di sfiducia contro l’esecutivo del Partito Popolare di Mariano Rajoy.
Dopo neppure un anno la situazione sembra capovolgersi nuovamente. Il Presidente socialista non ha però mostrato un’eccessiva preoccupazione per l’accaduto e ha sottolineato l’importanza di mantenere vivo il sistema democratico spagnolo, seppur andando contro i propri interessi politici.
«Tra non fare nulla e continuare senza legge di bilancio o chiedere agli spagnoli di esprimere il proprio parere, scelgo la seconda strada. La Spagna deve continuare a crescere e svilupparsi con tolleranza, rispetto, moderazione e senso comune», queste le parole di Pedro Sanchez poco dopo la notizia che i Presupuestos erano stati rigettati in Parlamento.

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Fig. 1 – Il presidente socialista Pedro Sanchez durante una riunione politica del PSOE a Ciudad Real, 7 marzo 2019

2. PERCHÉ LA LEGGE DI BILANCIO NON È STATA ACCETTATA 

La votazione sulla legge di bilancio del 13 febbraio scorso è stata chiusa con 191 voti contrari, 156 a favore e 1 astensione. Inutili dunque gli sforzi del PSOE e di Podemos, il partito di sinistra capeggiato da Pablo Iglesias, che ha fornito il suo pieno supporto a Sanchez dall’inizio del nuovo Governo.
I principali oppositori del Partito socialista sono stati il Partito Popolare, il partito centrista Ciudadanos e a sorpresa i due partiti indipendentisti catalani Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC) e Partito Democratico Europeo (PDeCAT).
Il fattore discriminante e che ha destato grande sorpresa è stato proprio quest’ultimo, poichè è stata la prima volta che i partiti del separatismo catalano hanno votato come il blocco di centro-destra: sono stati proprio gli esponenti di Esquerra Republicana e PdCat che hanno posto il veto, facendo cadere la legge di bilancio presentata da Sanchez.
Ciò può essere meglio compreso a causa del mancato appoggio da parte del Governo allo spinoso tema della Catalogna. Pedro Sanchez ha chiarito la sua opposizione alla causa dell’indipendenza catalana, pur mantenendosi aperto al dialogo: «Con un Governo del PSOE non ci sarà l’indipendenza della Catalogna. Convivenza sempre, indipendenza mai».
È dunque la terza  volta in poco meno di quattro anni che si va al voto in Spagna, sintomo di una forte instabilità politica.
Da dicembre 2015, infatti, con la vittoria del Partido Popular di Mariano Rajoy, il PSOE di Sanchez raggiunse uno dei peggiori risultati dalla storia della transizione spagnola, con la perdita di 20 seggi, l’emergere sulla scena politica del partito Podemos e l’entrata in Parlamento del partito di centro-destra Ciudadanos. Dopo che per più di un anno ci fu una mancanza di accordo tra i quattro partiti si arrivò a una seconda elezione nel giugno 2016, che vide la vittoria di Mariano Rajoy, anche a causa di un forte astensionismo da parte di alcuni esponenti del PSOE. Questa mancanza di accordi e questo senso di precarietà politica non sembra tuttavia far perdere d’animo il leader socialista, che la considera secondo i canoni della realpolitik come un’inevitabile conseguenza della democrazia e del pluralismo, per un Paese che continua a crescere economicamente, nonostante le crisi di Governo.

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Fig. 2 – Pedro Sanchez lascia il Parlamento in seguito al rigetto della legge di bilancio, 13 febbraio 2019

3- L’ATTUALE POSIZIONE DI SANCHEZ

Il Presidente del Partito Socialista spagnolo ha dunque sottolineato l’importanza di avere il 28 aprile e il 26 maggio (giorno in cui si voterà per le elezioni europee) delle urne piene e di combattere l’astensionismo che si teme possa essere attuato dal Partito Popolare e da Ciudadanos per evitare un secondo mandato di Sanchez.
«Le urne piene significano progresso», queste le ultime parole del leader del PSOE, che ha riunito al palazzo governativo della Moncloa artisti ed esponenti del mondo della cultura, del cinema e dell’arte, per rinnovare l’impegno e l’appoggio alla proprietà intellettuale e artistica spagnola. Una scelta simile a quella che operò l’ex leader del Partito Socialista José Luis Zapatero nella campagna elettorale del 2008. Oltre a ciò Sanchez ha sottolineato il proprio programma politico, indirizzato anche e soprattutto a coloro «che non escono per le strade», come gli anziani, le donne vittime di violenza di genere e i disoccupati di lungo periodo. A questo proposito ha sottolineato l’importanza del decreto di uguaglianza sul luogo di lavoro, dei sussidi e dell’importanza di arginare i rigurgiti estremisti del nuovo partito di estrema destra VOX, che si è insediato per la prima volta nel Parlamento regionale in Andalusia a dicembre 2018, conquistando 12 seggi.
Nonostante tutto questo, il leader socialista ribadisce il proprio motto:«Las urnas llenas significan progreso»: da un lato convinto dell’importanza del mantenimento di un pluralismo e di una solida democrazia in una Spagna memore del buio periodo franchista ancora troppo vicino, dall’altro fiducioso nei propri elettori, nel proprio Paese e negli obiettivi sociali che il suo partito ha presentato e presenterà il 28 aprile e il 26 maggio alle Europee.

Rachele Renno

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Rachele Renno

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università “L’Orientale” di Napoli, dopo un’esperienza Erasmus in Spagna all’Università di Jaén decido di tornare in terra iberica per specializzarmi in Relazioni Internazionali con un Master post-laurea a Madrid. Sono appassionata di politica europea e ho svolto uno stage di ricerca presso il think-tank “Real Instituto Elcano” nel campo della “Politica dell’Unione Europea e della Spagna”.
Tra i miei principali interessi la lingua e cultura spagnola e la tutela del patrimonio artistico e culturale, motivo per il quale sono socia dell’associazione UNESCO Giovani.
Un detto spagnolo recita: “Compartir es vivir” (Condividere è vivere) e per me scrivere per il Caffè Geopolitico significa proprio questo: condividere con i lettori la mia passione per la politica internazionale.