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In 3 sorsiNuova Zelanda sotto shock: a Christchurch, città universitaria nel sud del Paese, un uomo armato è entrato nella moschea di Al Noor sparando sui fedeli, mentre un altro attaccava con le stesse modalità un altro centro religioso musulmano nell’area suburbana di Linwood. Il bilancio provvisorio è di 49 morti e 20 feriti, ma sembra purtroppo destinato a salire perché ci sono ancora diversi dispersi.

1. ATTACCO NELLA NOTTE

È successo tutto nelle prime ore della notte italiana. Un uomo armato di mitragliatrice e’ entrato nella moschea di Al Noor, situata nel centro di Christchurch, e ha aperto il fuoco sui fedeli presenti. Nello stesso momento un altro uomo eseguiva un attacco simile contro la moschea di Linwood, area suburbana poco distante da Christchurch. Il risultato è stato ovviamente devastante: almeno 49 persone uccise, tra cui donne e bambini, e 20 feriti. Ma ci sono ancora molti dispersi, tra cui tre cittadini indonesiani presenti ad Al Noor per le preghiere del venerdì. Salvi per puro caso, invece, i giocatori della nazionale di cricket del Bangladesh, che avrebbero dovuto trovarsi nella stessa moschea prima di partecipare a un incontro con la squadra di casa.

Uno screenshot dal video dell’attentatore

L’attacco ad Al Noor è stato parzialmente trasmesso in diretta su Facebook, ricevendo anche diversi messaggi di supporto di carattere razzista e xenofobo. L’azienda californiana sarebbe poi riuscita a bloccare tutto e a rimuovere i commenti offensivi. Sui luoghi degli attacchi sarebbero stati trovati anche dei manifesti che giustificavano le violenze in nome della difesa della Nuova Zelanda dagli “invasori” musulmani. Sono ora al vaglio della polizia, che ha finora arrestato quattro persone collegate al massacro. Uno di loro sarebbe un cittadino di origine australiana, come affermato pubblicamente dal Primo Ministro Scott Morrison.

2. PIANO TERRORISTICO

Sembra però che gli attacchi alle moschee fossero solo parte di un piano più grande, che prevedeva la detonazione di diversi ordigni esplosivi in giro per la città, coinvolta oggi anche nelle manifestazioni internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici. La polizia ne ha ritrovati e disattivati almeno due e continua a cercarli in giro per la zona. Per molte ore è stato imposto ufficialmente il coprifuoco in città, poi tolto nelle prime ore del mattino italiane. Le autorità hanno invitato i fedeli musulmani a non andare nelle moschee del Paese. L’identità degli assalitori non e’ stata ancora divulgata.

3. UN PAESE SOTTO SHOCK

La Premier neozelandese Jacinda Arden è comparsa in televisione per condannare l’accaduto (video qui sopra) e per esprimere solidarietà alle vittime. Messaggi di cordoglio sono anche giunti dalla Premier britannica Theresa May e dal Ministro degli Esteri Heiko Maas. La Arden ha definito oggi come “uno dei giorni più neri” nella storia del suo Paese: simili atti di violenza sono infatti rari in Nuova Zelanda e l’ultimo “mass shooting” nazionale risale addirittura al 1990, quando David Gray uccise 13 persone ad Aramoana dopo una lite con dei vicini.

Con le sue modalità brutali e altamente mediatiche, la strage di oggi ricorda molto quella compiuta da Anders Breivik in Norvegia nel 2011 e riporta prepotentemente alla ribalta il problema dell’estremismo di destra e della sua opposizione violenta ai fenomeni migratori e alle comunità musulmane presenti nei Paesi occidentali. La Nuova Zelanda appare come la vittima meno certa di simili azioni: i musulmani rappresentano infatti a malapena l’1% della popolazione, provenienti per la maggior parte dalla vicina Asia e perfettamente integrati nella società locale, e le leggi sull’immigrazione sono piuttosto rigide. Ma così era anche la Norvegia prima della sanguinosa azione di Breivik a Utoya di otto anni fa. Le societa’ apparentemente più sicure sono forse le più vulnerabili a questo tipo di attacchi.

Simone Pelizza

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