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In 3 sorsi – Le elezioni presidenziali del 31 marzo potrebbero sancire un drastico cambiamento nei vertici e nelle politiche dell’Ucraina. La voglia di avvicinarsi all’Occidente è palese, visto l’enorme appoggio degli elettori ai candidati che promuovono queste idee, ma la realtà geografica, economica e politica prevede un inevitabile confronto con Mosca.

1. I POSSIBILI VOLTI DELLA NUOVA UCRAINA

Le seconde elezioni dopo la rivoluzione di Maidan, quelle che dovrebbero essere legate al consolidamento dei valori fondanti del movimento che ha portato alla destituzione di Viktor Yanukovych, saranno probabilmente influenzate dal più basso indice di fiducia nelle istituzioni dell’elettorato ucraino. Il 31 marzo, secondo un recente sondaggio, la maggioranza dei votanti andrà alle urne con una bassa fiducia nel ruolo del Presidente della Repubblica (74% di sfiducia) e del Parlamento (80% di sfiducia), così come nei partiti che prenderanno parte alle presidenziali. Tra i meno colpiti da questa ondata di sfiducia, risultano i partiti pro-Europa come quello guidato da Yulia Tymoshenko. Il programma della ex Primo Ministro prevede, infatti, che l’Ucraina aderisca all’Unione Europea e, allo stesso tempo, alla NATO, oltre al completamento della democratizzazione del Paese, alla limitazione dell’influenza degli oligarchi e all’attivazione di un processo di riforme in linea con quelle proposte dal Fondo Monetario Internazionale (FMI). Anche il presidente in carica Petro Poroshenko si ripropone con le proposte di adesione a UE e NATO, ma le sue idee relative al futuro dell’Ucraina sono per il potenziamento dell’agricoltura, dell’industria e del settore informatico.  Tra i due più famosi candidati si è inserito il comico Volodymyr Zelensky che, grazie alla critica verso la “vecchia” classe politica e le proposte di riforma contro la corruzione, è in lotta per il primato elettorale, che si concluderà, secondo molti sondaggi, in un secondo turno.

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Fig. 1 – La candidata favorita Yulia Tymoshenko durante una conferenza stampa per le imminenti elezioni

2. EUROPA E NATO

Quello che emerge dai sondaggi elettorali è la voglia del popolo ucraino di guardare ad Ovest. Il Partenariato Orientale, con cui l’UE ha iniziato a rafforzare la cooperazione con i Paesi dell’Est Europa, ha garantito all’Ucraina un flusso di finanziamenti che hanno sostenuto lo sviluppo del Paese. Le prospettive di crescita economica dovute all’entrata nel mercato comune potrebbero indirizzare l’Ucraina sulla via di un boom economico. Oltre a questo, l’adesione dell’Ucraina alla UE fornirebbe alla società del paese una maggiore mobilità dei lavoratori nella zona Schengen e degli studenti che potrebbero veder aumentare le proprie opzioni estere grazie al programma Erasmus. All’Europa, inoltre, allargare i propri confini ad Est significherebbe avere un diretto contatto fisico con la Russia, principale fornitore di gas, cosa che, d’altro canto, fornirebbe a Kiev un peso specifico superiore all’interno dello scacchiere europeo. Per quanto riguarda l’entrata dell’Ucraina nella NATO, i vertici del post-Maidan hanno dichiarato di voler accelerare il processo di adesione per rafforzare le capacità difensive del Paese contro possibili ingerenze esterne.

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Fig. 2 – Il Parlamento riunito discute le proposte del Presidente Petro Poroshenko per le riforme necessarie alla futura adesione all’UE

3. LA RUSSIA AD ORIENTE

L’ingombrante problema di Kiev resta la Russia di Vladimir Putin. Nella probabile eventualità della vittoria di un partito europeista e le prospettive di adesione, le problematiche della guerra non dichiarata nel Donbass e dell’annessione della Crimea potrebbero generare una pericolosa escalation tra i due Paesi, andando a coinvolgere la stessa UE. Tutti i leader filo-europei, infatti, si sono detti pronti a considerare qualsiasi azione per far si che la Crimea venga reintegrata nel territorio nazionale e si ristabilisca l’ordine nelle zone occupate dai ribelli filo-russi. Una futura adesione alla NATO dell’Ucraina, inoltre, rafforzerebbe le posizioni del “blocco occidentale” nell’Europa orientale, e acuirebbe le tensioni internazionali nel Mar Nero, con la prospettiva di un possibile conflitto armato con Mosca.

Alessio Baccinelli

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Alessio Baccinelli

Classe 1990 dalla provincia di Brescia, decido di affrontare un nuovo percorso di vita dopo un’esperienza di volontariato in Mozambico e una parentesi lavorativa post-diploma. Per questo decido di avvicinarmi al mondo accademico iscrivendomi alla facoltà di Scienze Linguistiche per le Relazioni Internazionali, appassionandomi da subito al mondo della politica estera. In facoltà riesco ad agganciarmi all’ormai fu progetto “Geopolitical Atlas” in cui mi specializzo nella produzione di analisi grafiche di scenari geopolitici. Grazie al percorso linguistico mi avvicino al mondo russo, senza dimenticare la passione per l’Africa e per i luoghi meno battuti. Trasferitomi a Copenhagen, decido di iniziare il master in International Development Studies and Global Studies presso la Roskilde University.