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AnalisiNei prossimi 30 anni il Sud-est asiatico sarà destinato a passare da netto esportatore a netto importatore di energia. Con un aumento della popolazione del 20% entro il 2040, l’omogenizzazione degli stili di vita e una rete elettrica sempre più efficiente, la sicurezza energetica è un tema che provoca ansia nei tavoli politici dell’ASEAN. Tutto ciò si interseca con la preoccupazione sulla continuità delle risorse e sulla sostenibilità di uno degli ambienti più danneggiati dal cambiamento climatico.

PANORAMICA DEL SETTORE ENERGETICO ASEAN

Dagli anni Duemila la domanda energetica complessiva degli Stati aderenti all’ASEAN (10) è aumentata del 60%, rappresentando ad oggi una fetta del 10% sulla domanda mondiale. Se le economie dei Paesi appartenenti all’Associazione sono estremamente diverse, anche i livelli di consumo variano notevolmente da un Paese all’altro. Ad esempio, Singapore e Brunei chiedono un consumo pro-capite del doppio superiore alla media mondiale, mentre altri come Myanmar e Laos arrivano a malapena a un quinto di quella media. Con un tasso di crescita demografica del 20% entro il 2040 (oltre 760 milioni di persone) e un crescente flusso migratorio verso le città, l’espansione della rete e il mercato di apparecchiature elettriche stanno avendo una forte spinta nella regione. Malgrado gli enormi passi in avanti per garantire l’accesso base all’energia, ben 65 milioni di persone non sono collegati all’elettricità, mentre altri 250 milioni usano ancora biomassa come combustibile per la cucina. Dando uno sguardo alla composizione del mix energetico (dati del 2016), i combustibili fossili occupano una fetta circa del 75%. In particolare, il petrolio figura ancora come la risorsa più importante (circa 34%), nonostante la sua percentuale sia in costante declino dagli inizi degli anni Duemila. Ad ora le alternative alla domanda di petrolio sono rappresentate dall’estrazione di carbone, che – con una crescita annuale dell’8% – è un materiale abbondante e poco costoso, nonché dallo sviluppo delle infrastrutture di trasporto e stoccaggio per gas naturale. Riguardo alle risorse rinnovabili il settore idroelettrico è in particolare espansione, soprattutto in Cambogia e Laos, con la prospettiva di una marginale crescita anche per il settore eolico e solare.

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Fig. 1 – I leader di alcuni Paesi ASEAN con il Segretario Generale dell’Associazione Lim Jock Hoi (ultimo a destra) durante il summit sullo sviluppo del Mekong del giugno 2018

SICUREZZA ENERGETICA: QUALI LE PRINCIPALI PREOCCUPAZIONI?

Nonostante la produzione di carbone e l’estrazione di gas naturale sembrino avere un brillante futuro, la gestione delle risorse è influenzata anche dalle direttive per il cambiamento climatico. La ratificazione di trattati vincolanti, come gli accordi di Parigi del dicembre 2015, rappresentano dei limiti importanti per Paesi esportatori di carbone e petrolio come Indonesia e Vietnam. Il Sud-est asiatico, una delle regioni al mondo più danneggiate dalle conseguenze del riscaldamento globale, sarà messo a dura prova nel cammino verso la de-carbonizzazione delle proprie economie. Inoltre aumentare la quota di risorse rinnovabili gioverebbe anche sulle questioni di sicurezza energetica regionale. Come osservato precedentemente rispetto alla Belt and Road Initiative (BRI), lo Stretto di Malacca è un punto prezioso per il passaggio di combustibili fossili, come petrolio e gas naturale. Paesi come Giappone, Corea del Sud e Cina vedono la maggior parte delle proprie risorse energetiche attraversare questo snodo. La forte dipendenza dallo Stretto per le importazioni di energia ha creato e creerà forti tensioni diplomatiche nella regione. Non a caso il Governo cinese si sta dedicando attivamente allo studio di alternative all’utilizzo di questa via marittima, tra le quali spiccano il gasdotto che collega il porto Kyaukphyu del Myanmar alla regione meridionale cinese dello Yunnan e l’esplorazione di giacimenti petroliferi sul letto del Mar Cinese Meridionale, luogo di una disputa territoriale ormai più che decennale.

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Fig. 2 – La portaerei statunitense Theodore Roosevelt in navigazione nello Stretto di Malacca. L’area è sempre più al centro di forti tensioni internazionali

GAS NATURALE: UNA SOLUZIONE?

Il tema della sicurezza energetica è quindi tra i primi posti dell’agenda ASEAN: i vari Governi cercano di trovare nuove risorse e nuove soluzioni che possano essere sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico. I principali concetti sono stati trascritti all’interno dell’ ASEAN Plan of Action for Energy Cooperation (APAEC), per il periodo 2016-2025. Si guarda con attenzione al ruolo che potrebbe giocare il gas naturale, che già costituisce circa il 24% nel mix energetico presente. La regione infatti, è particolarmente ricca di depositi di gas, due terzi dei quali si trovano in Indonesia e Malesia, con una produzione di oltre 200 miliardi di metri cubi (2016). Anche gli Stati di Brunei e Myanmar sono produttori e netti esportatori di questa risorsa, seppure con volumi decisamente più contenuti. Al contrario, la Thailandia, priva di giacimenti, è riuscita a costruire una rete di stoccaggio e ri-gassificazione che assicura una fornitura costante di gas naturale, proveniente dai suoi vicini. Questa risorsa è usata sia come combustibile per generare elettricità che per processi industriali per il settore agro-farmaceutico. Nei report ufficiali rilasciati dai tavoli ASEAN, si può intuire l’entusiasmo degli Stati aderenti verso il gas naturale: i benefit del suo sviluppo si misurano con le 3 As”: abbondanza (abundance), accessibilità (affordability) e disponibilità (availability). Ma anche lo sfruttamento di questa risorsa non è privo di limiti: ne possiamo evidenziare due. Il primo consiste nelle dimensioni ristrette dei giacimenti scoperti dopo il Natuna Block (1973, Agip), uno dei ritrovamenti più importanti della regione. Le loro potenzialità dovranno far fronte a dei modelli di consumo sempre più in aumento. Il secondo limite è rappresentato dalla distanza dei ritrovamenti delle riserve di gas dalle attività economiche nelle quali è utilizzato. Una chiara soluzione è quella di ampliare la rete di infrastrutture di piccola scala per il trasporto e lo stoccaggio di gas naturale, per assicurare la fornitura in maniera ramificata. Per aumentare la connettività tra gli Stati membri, l’ASEAN ha dato il via a un gasdotto infra-regionale conosciuto come Trans-ASEAN Gas Pipeline. La pianificazione e gli impegni economici previsti per la sua costruzione sono contenuti nel sopra-citato documento APAEC. Il gasdotto punta ad aumentare la rete raggiunta da infrastrutture energetiche per il trasporto e stoccaggio del gas naturale, ponendo una soluzione almeno parziale al tema della sicurezza energetica.

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Fig. 3 – Il caotico traffico di Hanoi, capitale del Vietnam. La crescente urbanizzazione dei Paesi membri rappresenta una grossa sfida per la strategia energetica dell’ASEAN

VERSO UNO SVILUPPO SOSTENIBILE

Garantire l’accesso all’energia elettrica di base è il fondamento per la crescita economica nella società odierna. Spesso, nei Paesi ricchi di risorse, come quelli del Sud-est asiatico, i progetti energetici sono guidati da joint ventures tra aziende governative e multinazionali del settore, e spesso gli stessi progetti vengono pianificati e realizzati senza un coinvolgimento dei cittadini. Un Governo autoritario o semi-autoritario e un alto tasso di corruzione sono tra i principali fattori che contraddistinguono la costruzione di progetti energetici potenzialmente dannosi per l’ambiente e per la popolazione locale in quest’area del mondo. Tuttavia, le amministrazioni locali sono sempre più pressate da organizzazioni internazionali e movimenti politico-ambientalisti, affinchè i nuovi progetti energetici non influenzino negativamente la biodiversità e ricchezza socio-culturale dei propri Paesi.

Benedetta Mantoan

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