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Analisi – La disputa sulle Isole Curili (o Territori del Nord secondo i giapponesi) è ormai uno dei principali temi di dibattito sia durante gli incontri vis-à-vis tra il Premier giapponese Abe e il Presidente russo Putin che tra i ministri degli Esteri dei due Paesi. Sulla disputa pesano non solo questioni strategiche e militari, ma anche di lustro per i due leader, soprattutto sul piano interno. Nonostante il desiderio giapponese di risolvere la controversia, sembra che una soluzione nel breve-medio periodo sia difficile da raggiungere.

I TERRITORI DEL NORD

Innanzitutto bisogna intendersi sulla terminologia. Le isole Curili sono un arcipelago che si estende dalla Kamchatka all’isola giapponese di Hokkaido, creando una sorta di linea divisoria tra il Mare di Okhotsk e il Pacifico settentrionale. Le isole oggetto della contesa sono “solamente” quattro: Kunashir, Iturup (o Etorofu, la più grande e più settentrionale delle 4), Shikotan e le isolette rocciose di Habomai, situate a nord-est di Hokkaido e per questo definite dai nipponici “Territori del Nord”.
Questa disputa ha impedito che dopo la seconda guerra mondiale fosse siglato un accordo di pace tra i due Paesi, che dunque, tuttora, non esiste. Dopo aver rotto il Patto di neutralità e aver dichiarato guerra al Giappone il 9 agosto 1945, l’Unione Sovietica occupò tutte e 4 le isole entro la fine dello stesso mese. A quell’epoca le isole erano abitate da circa 17mila residenti giapponesi e nessun cittadino russo. Molti giapponesi fuggirono, ma alcune famiglie soprattutto nell’isola di Etorofu decisero di rimanere. Una di queste è la famiglia di Sakiko, oggi ottantenne, che da anni lotta per una soluzione pacifica della controversia. La donna ricorda come, dopo alcuni mesi di “convivenza” con i cittadini russi, molti giapponesi furono prelevati con la forza e trascinati in un campo di concentramento sull’isola russa di Sakhalin.
Nel 1951, con il trattato di San Francisco tra Alleati e Sol Levante, il Giappone rinunciò a ogni diritto o pretesa sulle isole Curili. Come specificato anche dall’Ambasciata Giapponese in Italia ripercorrendo i vari passaggi della disputa, non erano incluse le quattro isole che, d’altra parte, Tokyo considerava già sue. Questa posizione è stata sostenuta sin dall’inizio anche dagli Stati Uniti, che non hanno mai messo in discussione la giurisdizione giapponese sulle isole. Tuttavia, l’Unione Sovietica non firmò il trattato e anche nel 1956, quando le relazioni diplomatiche tra i due Paesi ripresero in virtù di una Dichiarazione Congiunta, la questione non venne risolta.

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Fig. 1 – L’isola di Shikotan, una delle quattro Curili settentrionali contese tra Russia e Giappone

PERCHÉ LE CURILI CONTANO

Le 4 isole hanno una superficie totale di appena 10mila chilometri e sono per lo più formate da territorio roccioso. Ciò che le rende preziose è che le acque circostanti sono ricche zone di pesca e, oltretutto, sembra che al largo delle coste ci siano depositi di petrolio e gas naturale. Trattandosi inoltre di zone pressoché incontaminate, è perfettamente plausibile che anche nel breve periodo possono diventare aree molto appetibili per l’industria del turismo.
Sono però le questioni strategico-militari a fare da padrone nel contenzioso. Le Curili creano di fatto una barriera naturale attorno al Mare di Okhotsk (circondato quasi interamente da coste in territorio russo), il che le rende una barriera ideale per proteggere i sottomarini russi. È anche una postazione di controllo e di difesa avanzata: l’isola di Iturup ha ospitato una base aerea sovietica durante la guerra fredda e tuttora il Ministero della Difesa russo ha il permesso di utilizzare l’aeroporto civile per le esercitazioni militari.
Per le stesse identiche motivazioni, le 4 isole sono dei punti di ancoraggio ideali per le Forze di Autodifesa Giapponesi, soprattutto considerato il rapporto tutt’altro che disteso con la Corea del Nord. A sud, del resto, si ripete una dinamica simile nei confronti della Cina (vedi la disputa nel Mar Cinese Meridionale). Di certo l’area delle Curili è “ad alta tensione” anche da un punto di vista prettamente militare: i russi hanno espresso forti preoccupazioni in merito alla presenza di forze americane nella base di Misawa, presso la quale si trovano alcuni degli F-35A delle Forze di Autodifesa Giapponesi. A rincarare la dose, nel 2017 era stata resa nota la notizia per cui il Sol Levante avrebbe installato i sistemi di difesa anti-missile Aegis Ashore made in USA operativi dal 2023 nelle prefetture di Akita e Yamaguchi (una nord e l’altra a Sud di Honshū, la principale isola del Giappone). In questa partita a Risiko, i carri armati sono già stati messi sul tavolo di gioco.

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Fig. 2 – Stretta di mano tra Shinzo Abe e Vladimir Putin durante l’ultima visita del Premier nipponico a Mosca (gennaio 2019)

I DUE LEADER A CONFRONTO

Entrambe le parti in causa hanno espresso negli ultimi anni la volontà di risolvere la questione, ma la strada sembra essere piuttosto tortuosa. Il 12 settembre 2018 in occasione dell’East Economic Forum di Vladivostok Putin ha interpellato il Premier Abe proponendo la firma di un trattato di pace senza prerequisiti, che chiaramente è stata rifiutata. La buona notizia è che negli ultimi mesi gli incontri tra Abe e Putin si sono fatti sempre più frequenti: a novembre dello scorso anno i due leader hanno espresso pubblicamente di voler accelerare i negoziati per un trattato di pace sulla base della Dichiarazione Congiunta del 1956 (fino ad ora questo sembra essere l’unico punto fermo della discussione).
La Dichiarazione (che è una convenzione internazionale a tutti gli effetti, ratificata da entrambi i Paesi e registrata alle Nazioni Unite) stabilisce all’articolo 9 che le isole Habomai e Shikotan sarebbero state riconsegnate al Giappone dopo la firma del trattato di pace. Ciononostante, il ministro degli Esteri russo Lavrov ha ribadito all’omologo giapponese Kono in un incontro avvenuto il 4 gennaio di quest’anno, che tutte le quattro isole in questione sono soggette alla sovranità russa. L’ombra di questo meeting si è fatta sentire pesantemente al vertice bilaterale Abe-Putin tenutosi a Mosca il 22 gennaio dal quale, di fatto, non sono emersi progressi significativi.
Anche se sul piano interno (sia in Russia che in Giappone) questa ipotesi non viene mai menzionata pubblicamente, una possibile soluzione potrebbe essere quella del “2 a testa”. Questa tesi trova un suo seppur fragile fondamento proprio nella Dichiarazione del 1956, dove solo due delle quattro isole vengono prese in considerazione. Se da un lato Putin deve fronteggiare le manifestazioni di opposizione alla cessione di territorio, dall’altro è molto rischioso per Abe lottare solamente per due isole (le più piccole, tra l’altro). Sebbene il Governo giapponese sia fortemente interessato a proseguire la strada della cooperazione con la Russia in vari settori (economico e commerciale in primo luogo), è impensabile che Abe possa cedere su una questione di principio così sentita dai suoi stessi sostenitori di stampo nazionalista e patriottico. Sembra dunque improbabile, al momento, prevedere ampi margini di manovra rispetto alla posizione ufficiale per cui tutte e quattro le isole sarebbero parte del territorio nipponico occupato illegalmente dalla Russia.

Mara Cavalleri

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Mara Cavalleri

L’Università di Padova è la mia Alma Mater: qui infatti ho conseguito sia la laurea triennale che magistrale con lode in Politica Internazionale e Diplomazia. Ho frequentato inoltre il Master in Diplomacy presso l’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale). Dopo un corso formativo presso la Camera di Commercio di Milano, ho iniziato la mia carriera di Social Media Manager e Web Campaign Strategist. Attualmente lavoro presso una digital agency, dove mi occupo dell’implementazione e gestione di strategie di marketing per enti e imprese che operano a livello nazionale e internazionale.

Affascinata dal Giappone sin da piccola, ho avuto modo di approfondire tramite corsi e letture specifiche la lingua, la cultura e la storia di questo Paese che, per molti aspetti, si distingue dagli altri nel panorama globale. Amo molto viaggiare e nel tempo libero pratico trekking d’alta quota.

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