"Haiti 2017" by "Haiti 2017" is licensed under "Haiti 2017"
Puoi leggerlo in 3 min.

In 3 sorsi – La notizia della creazione di un Comitato di dialogo da parte del presidente Jovenel Moise è l’occasione per ripercorrere i momenti salienti di una crisi che, ad Haiti, è ancora lontana dall’essere conclusa.

1. L’ORIGINE DEL CAOS DI HAITI

Le proteste sono scaturite come reazione alle accuse di appropriazione di fondi provenienti dall’accordo PetroCaribe, un’alleanza fra nazioni caraibiche da un lato e il Venezuela dall’altro che consentiva l’acquisto della materia prima a prezzi di favore, in modo da far risparmiare denaro che sarebbe stato investito in aiuti allo sviluppo all’interno dei Paesi membri. A essere coinvolti nell’illecito sarebbero membri della precedente Amministrazione Martelly e membri dell’attuale Presidenza.
A far esplodere la polveriera è stato il tentato aumento del prezzo del carburante il 6 luglio 2018, senza che fossero state messe in campo strategie per attenuare il fenomeno. Ciò è stato però solo la scintilla che ha provocato la reazione di un Paese in preda a un radicato sottosviluppo e la corruzione della classe dirigente, comprendente figure come il capo dello staff del primo ministro Wilson Laleau, che sembrano tenere le vere redini del Governo.
Le proteste hanno portato alle dimissioni del primo ministro Jack Guy Lafontant, la creazione di una Commissione indipendente per esaminare quanto scoperto sull’affare PetroCaribe e le dimissioni di numerosi consiglieri del Presidente.
Fra i fatti più incresciosi avvenuti a febbraio c’è la morte di per lo meno 9 persone durante la prima settimana di protesta e l’accusa, rivolta al Governo e smentita categoricamente, che siano stati arruolati dei mercenari a seguito dell’arresto di 7 cittadini stranieri e di un haitiano per possesso di armi da guerra. In particolare si parlerebbe di &laquosei fucili d’assalto, sei pistole, quantità di cartucce, cinque giubbotti antiproiettile, due droni professionali, del materiale per telecomunicazioni, numerose placche d’immatricolazione haitiane e due veicoli&raquo sequestrati dalla polizia. Gli ufficiali affermano che i cittadini stranieri siano stati mandati negli USA.

http://gty.im/913025432

Fig. 1 – Il presidente di Haiti, Moise.

2. CRISI DI FIDUCIA

Secondo quanto affermato dal ricercatore presso il Center for Economic and Policy Research (CEPR) Kale Johnston, intervistato da France24, Haiti starebbe vivendo una crisi di legittimità che coinvolgerebbe tutto il panorama politico, non limitandosi all’attuale Presidente eletto nel 2017 con una seconda tornata elettorale – dopo che la prima era stata invalidata per frode. Tale precedente avrebbe contribuito a determinare la nascita di una Presidenza fragile, sotto gli occhi di una popolazione sfiduciata.
La stessa società che oggi protesta e muore manifestando contro il Governo è quella che dovrà recarsi alle urne a ottobre 2019 per le elezioni legislative, con la concreta possibilità che queste ultime divengano un nuovo appuntamento di tensione. Per ridurre la tensione, il Governo ha annunciato tramite il primo ministro Jean-Henry Céant delle misure contro la corruzione e interventi al bilancio statale, al fine di tagliare «tutti i privilegi non necessari agli alti funzionari dello Stato».
La corda, almeno per il Primo Ministro, sembra essersi spezzata. Céant, dopo pochi mesi di mandato, ha perso la fiducia del Parlamento haitiano, pagando così l’incapacità di trovare una soluzione a una crisi che massacra il Paese politicamente, economicamente e socialmente.

Embed from Getty Images

Fig. 2 – Manifestanti a Port-au-Prince

3. ULTIMI SVILUPPI

La scelta di firmare a Port-au-Prince un decreto per la formazione di un Comitato di facilitazione del dialogo nazionale inter-haitiano del presidente Moise è l’ultimo della serie di eventi che hanno visto parte della popolazione opporsi fortemente al capo di Stato. La scelta di aprire all’opposizione è venuta dopo che Moise ha reso evidente che non avrebbe rinunciato alla propria carica, avendo in seguito definito i propri oppositori «bande armate e trafficanti di droga».
Nel frattempo la polizia ha cominciato a sparare proiettili di gomma al rianimarsi delle proteste per disperdere circa 200 persone, mentre 78 detenuti sarebbero riusciti a evadere di prigione durante le sollevazioni. Il tutto in un Paese che aspetta un’indagine approfondita e imparziale su uno scandalo di corruzione e che affronta le conseguenze di un malaffare e una povertà soffocanti.
Sembrerebbe essersi ormai incrinato anche l’asse con il Venezuela, il quale ha visto Haiti votare contro il riconoscimento di Nicolas Maduro come Presidente legittimo all’interno dell’Organizzazione degli Stati Americani, lo scorso 10 gennaio, riconoscendo al suo posto Juan Guaidò. Il voto, per la prima volta conforme a quello degli Stati Uniti, è stato il segno tangibile della rottura diplomatica tra Haiti e Caracas e potrebbe contestualizzare la mancanza di un deciso appello al cambio di regime da parte di Washington nei confronti del Governo di Port-au-Prince. Un atteggiamento decisamente diverso da quello tenuto nei confronti della Repubblica Bolivariana, sebbene entrambi i Paesi siano in piena emergenza umanitaria.

Riccardo Antonucci

Print Friendly, PDF & Email

Sono nato a Roma il  29 gennaio 1996.Ho studiato presso la LUISS Guido Carli Scienze Politiche indirizzo Politics, Philosophy and Economics. Attualmente studio Energy Security Studies presso la Masaryk University. Ho diretto il giornale universitario Globe Trotter presso la LUISS e svolto l’attività di speaker per The International Newsroom (programma di approfondimento di geopolitica su RadioLuiss). Alla passione per la geopolitica unisco la mia personale mania per la scrittura (nel 2016 è stato pubblicato il mio primo saggio E – Politics. Riflessioni per una nuova dialettica politica), nonché il desiderio di intraprendere la carriera accademica o comunque legata alla ricerca.