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Non solo rugby, anche se i kiwi calcistici non sono proprio temibili come i campioni della palla ovale. Viaggio in Nuova Zelanda: vediamo le caratteristiche del Paese e della Nazionale, cenerentola del girone degli azzurri

IL PAESE

Dio salvi la regina: preghiera diffusa anche in Nuova Zelanda. Il Commonwealth non è solamente un retaggio dei tempi che furono: dominion dell’Impero britannico nel 1907, e indipendente dalla casa madre dal 1931, ma formalmente solo dal 1947, la Nuova Zelanda è una monarchia parlamentare, è la Regina è sempre lei, Elisabetta II.  Il Governo del National Party (area centro-destra) è saldamente guidato dal Primo Ministro John Key, che rimarrà in carica almeno sino alle prossime elezioni, previste nel 2011. Tra i principali obiettivi dell’esecutivo, che fa del patriottismo la sua bandiera, è importante sottolineare il tentativo di perseguire accordi di libero scambio con altri Paesi o aree regionali. Da menzionare l’accordo firmato con la Cina nell’aprile 2008; nel breve-medio periodo, il grande obiettivo sarà l’inizio di trattative che giungano ad un accordo analogo con gli Stati Uniti. Dal punto di vista economico, anche qui la crisi internazionale si è sicuramente fatta sentire (Pil -0,6% nel 2009), ma a livelli inferiori rispetto ad altre aree del mondo, e con una crescita prevista che va ad attestarsi ad una media del 2,6% annuo tra il 2011 e il 2014. Di certo, non si è riproposta la crisi degli anni ’80, quando la disoccupazione raggiunse livelli da capogiro. Certo, il mercato nel Paese continua a non offrire grandi opportunità: il Paese agli antipodi dell’Italia paga in particolar modo l’isolamento geografico e lo scarso numero di abitanti (4,2 milioni, con una densità di 15 abitanti/kmq: l’82% bianchi di origine inglese e scozzese, il 14% maori. Gli indigeni di etnia polinesiana sono circa 201.000).

 

IN PILLOLE:

_ L’agricoltura (cereali, ortaggi e frutta) è un settore strategico, nonostante l’88% della popolazione viva in aree urbane. Agricoltura, allevamento e pesca costituiscono il 7% del Pil, ma sono la maggior fonte di export (rendendo così l’economia fin troppo sensibile a cambi delle merci e situazioni climatiche). In particolare, il settore frutticolo è famoso per l’esportazione di mele e kiwi, un frutto selezionato da genetisti neozelndesi.

_ Forte anche il settore del manifatturiero. Industrie rilevanti nei settori agroalimentare, tecniche e meccaniche. Ben sviluppate le reti stradali, tutto il contrario per quelle ferroviarie.

_ Non male il turismo: un turista ogni 2,3 abitanti. Il 30% di questi sono australiani, seguiti da Usa (12%), Giappone (11%), Gran Bretagna (9%), Corea del Sud (5%), Italia (3%).

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GEOPALLONE

Dici Nuova Zelanda e pensi a loro, ai terribili All Blacks, la squadra più carismatica e più forte del rugby mondiale, capace di riempire San Siro, solo pochi mesi fa, almeno come le grandi sfide di calcio. Ironia della comunicazione, negli stessi giorni in cui, in Italia, la palla ovale rubava spazio a quella rotonda, nelle pagine sportive dei giornali, ad Auckland e dintorni accadeva il contrario: nelle prime pagine c’era il calcio, per merito della nazionale che aveva centrato per la seconda volta il pass per la fase finale dei Mondiali. Perfino nel nome c’è tutto il contrasto con in rugby: gli “All Whites”, tutti bianchi, si chiamano così perchè la loro divisa è un omaggio all’Inghilterra.

QUEI KIWI TUTTI BIANCHI

La prima e sinora unica partecipazione ai Mondiali è in Spagna nel 1982 (un buon auspicio per gli azzurri?), dove i “kiwi” capitarono in un girone composto da Brasile, Urss e Scozia: il risultato fu di tre sconfitte con 12 gol subiti e due fatti, entrambi, ininfluenti, alla Scozia. Ma per gli adepti del pallone neozelandese, i componenti della nazionale neozelandese che parteciparono al Mundial del 1982 sono delle vere leggende. Fra loro anche Ricki Herbert, all'epoca ingenuo terzinaccio che ha visto (segnare) da vicino Zico e Falcao, poi ha cercato, senza trovarla, fortuna in Inghilterra. Proprio Ricki Herbert, il mister “reduce” di Spagna ’82, è riuscito a far qualificare la sua Nazionale dopo un girone di qualificazione relativamente semplice: i neozelandesi lo hanno dominato, con 5 vittorie consecutive e la sconfitta ininfluente,nell'ultima partita contro le Isole Fiji, ed hanno poi battuto nei match di spareggio il Bahrain. Il girone di qualificazione sfiorava il ridicolo: Nuova Caledonia, Isole Fiji e Vanuatu le avversarie degli All Whites; eppure la difesa non è stata di certo imperforabile, con i suoi 5 gol al passivo. La sconfitta contro le Fiji, in una partita in cui nulla era in ballo, dimostra che i neozelandesi necessitano della massima attenzione anche per superare un avversario poco più che dilettante.

Tra i tanti illustri sconosciuti della squadra, spiccano Ryan Nelsen, capitano del Blacburn e della nazionale, difensore esperto e roccioso, con un passato nella Major League americana, e Chris Killen, ex Manchester City e Hibernian, ora riserva al Celtic, autore di una doppietta contro l’Italia nel 4-3 per gli azzurri di un anno fa (che vuol dire: occhio però, se li prendiamo sottogamba ci fanno soffrire…).

Pronostico? Già tornare a casa senza il numero zero nella casellina dei punti sarebbe un gran successo. In ogni caso, in un Paese in cui primeggiano oltre al rugby sport come cricket, polo, lacrosse, hockey su prato e rugby a 7, la popolarità del calcio è in netta crescita. Auckland City e Waitakare United si dividono i campionati e le Champions League oceaniche, e il trasloco dell’Australia nel nelle qualificazioni mondiale dell’Asia garantisce in futuro diverse chance mondiali agli All Whites.

Andrea Bernasconi Alberto Rossi

redazione@ilcaffegeopolitico.it

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Alberto Rossi

Classe 1984, laureato nel 2009 in Scienze delle Relazioni Internazionali e dell’Integrazione Europea all’Università Cattolica di Milano (Facoltà di Scienze Politiche). La mia tesi sulla Seconda Intifada è stata svolta “sul campo” tra Israele e Territori Palestinesi vivendo a Gerusalemme, città in cui sono stato più volte, che porto nel cuore e in cui andrei domani a vivere (e sì, sembra assurdo, ma anche mia moglie Cristina verrebbe di corsa con me. Nostra figlia Anita invece, nata a maggio 2015, ancora non ci ha detto cosa ne pensa). Vivo a Milano, dopo 28 anni di Brianza, e sono Responsabile Marketing della Fondazione Italia Cina e analista del CeSIF (Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina). Tra le mie passioni, il calcio (portiere, allenatore, tifoso), la politica, i libri di Giovannino Guareschi, i giochi di magia, il teatro, la radio. Già, la radio: nel 2009 conducevo un programma di esteri su Bmradio.it, e con alcuni amici/colleghi appassionati di geopolitica e relazioni internazionali ci siamo detti: la radio non basta, dovremmo inventarci qualcosa di più per parlarne… Ecco, Il Caffè Geopolitico, di cui sono Presidente, è nato più o meno così.

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