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In 3 Sorsi – Tra difficoltà economiche e sociali in Tunisia è cresciuta l’operatività dei gruppi jihadisti legati allo Stato Islamico (IS). La situazione tunisina riflette l’espansione del fenomeno nel nord Africa.

1. I RECENTI ATTACCHI

Nelle ultime settimane i militanti del califfato sono tornati a colpire con diverse azioni condotte nell’area di Gafsa, di Kasserine e nel governatorato di Sidi Bouzid. L’IS ha rivendicato la responsabilità dell’esplosione di una mina antiuomo nei Monti Orbata, nell’area di Gafsa, in cui frequentemente gli uomini del califfo piazzano ordigni nel tentativo di bloccare le operazioni di controterrorismo, che ha ferito un soldato tunisino.

Fig. 1 – La rivendicazione dell’esplosione nell’area di Gafsa.

L’IS ha rivendicato anche la decapitazione di un uomo, accusato di essere una spia, la cui testa è stata ritrovata nella zona di Jebel Meghilla, scomparso tre giorni prima nella zona montuosa di Sidi Bouzid. Il resto del corpo è stato ritrovato nell’area di Subyatilah nel governatorato di Kasserine.

Fig. 2 – La rivendicazione della decapitazione della presunta spia a Sidi Bouzid.

Infine, un ulteriore esplosione di una mina piazzata dai militanti dell’IS, è avvenuta sul Monte Sammana, nel governatorato di Kasserine che ha ferito gravemente un civile di 48 anni, come annunciato dal portavoce del ministro della Difesa, Mohamed Zekri.

2. L’IS IN TUNISIA

La Tunisia sta affrontando una grave crisi economica che ha acuito il malcontento e ha accresciuto la disoccupazione favorendo la propaganda, il reclutamento e le operazioni dei gruppi jihadisti. Tra gli attacchi piùimportanti, di sicura attribuzione dell’IS, vanno ricordati quello del 26 giugno 2015, nella località turistica di Port El Kantaoui che provocò la morte di 38 turisti, l’attacco kamikaze del 24 novembre 2015 contro un autobus delle Guardie presidenziali, che uccise dodici persone e, infine, quelli del marzo 2016, nella città di Ben Guerdane che provocò la morte di tredici uomini delle forze di sicurezza e quello nel Governatorato di Kasserine che causò la morte di quattro soldati. Da ricordare, anche se non rivendicato, l’attacco kamikaze dell’ottobre 2015 condotto da una donna disoccupata, radicata all’ideologia del califfato, nella capitale Tunisi contro le forze di polizia, che non causò morti. E’ stato il primo attentato compiuto da una donna kamikaze e per questo non ufficialmente rivendicato. Tra il 2017 e il 2018, gli jihadisti hanno spesso condotto assassini e torture di civili, in particolare pastori, accusati di fornire informazioni alle forze di sicurezza tunisine. Secondo le autorità tunisine sono più di 4000 i cittadini che hanno lasciato il paese per unirsi alle fila dell’IS in Medio Oriente. Mokhtar Ben Nasr, capo della Commissione nazionale antiterrorismo, ha dichiarato che 1000 combattenti tunisini dello Stato Islamico sono tornati nel paese. Numerosi foreign fighters sono stati arrestati e sono in attesa di processo, senza però che il governo abbia realizzato un reale ed efficiente programma di de radicalizzazione.

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Fig. 3 – La spiaggia dell’attentato al Riu Imperial Marhaba Hotel a Port el Kantaoui, il 27 Giugno 2015.

3.  IL CONTESTO NORDAFRICANO

Il jihadismo già da alcuni anni si è esteso in Nord Africa, ed è sempre più probabile che aumenterà nell’area la sua operatività, poichè sono forti e strutturati gli appoggi locali, le reti di reclutamento e i campi di addestramento. L’Africa settentrionale permette ai gruppi jihadisti di sfruttare, per autofinanziarsi, i vari traffici di droga, armi ed esseri umani, in accordo con le tribù locali. Nello scacchiere nordafricano, il califfato e i qaedisti si contendono i gruppi islamisti armati e fanno propaganda e “campagna acquisti” per ingrossare le fila. Lo Stato Islamico è presente in Algeria e Tunisia con Jund al-Khilafa, mentre i qaedisti sono presenti in Marocco e Algeria con al-Qāʿida nel Maghreb islamico (AQMI) e con affiliati di quest’ultima, Okba Ibn Nafaa e con Anṣār al-Sharīʿa bi-Tūnus in Tunisia e Algeria. In Libia, invece, nonostante la continua avanzate delle truppe di Haftar, sia lo Stato Islamico, con le Wilayat Barqa, Fezzan e Tarabulus, che al-Qāʿida, con Anṣār al-Sharīʿa Libya, continuano ad operare, tra i confini libico-egiziano e libico-tunisino e nelle aree desertiche del Sud.

Daniele Garofalo

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Daniele Garofalo

Sono nato a Salerno nel 1988. La storia, la geografia, la politica e i viaggi, sono da sempre le mie grandi passioni. Dopo aver conseguito la Laurea Magistrale in Scienza Storiche presso l’Università Federico II di Napoli, con una tesi in Storia delle Dottrine Politiche nel 2016,  mi specializzo nel 2017 in Geopolitica e Relazioni Internazionali con il corso di formazione del “Centro Studi Geopolitica.info” di Roma, patrocinato dal  CEMAS, la Società Geografica Italiana e il Link Lab della Link Campus University.  Sono ricercatore e analista indipendente di Geopolitica, Relazioni Internazionali e storia contemporanea. Collaboro con il “Centro Studi Geopolitica.info”, il Quotidiano online indipendente di Geopolitica e Politica estera “Notizie Geopolitiche.net” e da maggio 2018 collaboro con il Desk Asia del Caffè Geopolitico. Da gennaio 2019 per il Caffè Geopolitico mi occupo della rubrica miscela dark “Gli Occhi nel Jihad”. Ho collaborato con l’ASRIE, l’“Association of Studies, Research and Internationalization in Eurasia and Africa” alla rivista digitale Geopolitical Report Vol.3 “Geopolitics of Eurasia: international relations, security issues, and economic projects”, con un analisi dal titolo “Belucistan, tensioni e guerre in una regione strategica” e al Geopolitical Report Vol. 4 “Mediterranean Sea: Current Trends and Challenges” con un’analisi dal titolo “La questione Tuareg”. Mi occupo principalmente della ricerca, studio e analisi dell’area mediorientale e nordafricana, dell’Asia Centromeridionale e del terrorismo islamista.