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AnalisiIl programma CAREC, catalizzatore dello sviluppo dei trasporti nella regione dell’Asia Centrale, è stato riconfermato fino al 2030 durante i lavori della 17ma Conferenza interministeriale dei Paesi membri tenutasi ad Ashgabat lo scorso novembre.

IL PROGRAMMA CAREC

Il programma CAREC (Central Asia Regional Development Cooperation) è un catalizzatore di progetti e cooperazione per promuovere lo sviluppo nella regione dell’Asia Centrale. I rapporti di collaborazione tra i Paesi membri interessano lo sviluppo economico e la stabilità finanziaria, lo sviluppo delle popolazioni locali e la facilitazione della libera circolazione delle persone, il turismo, l’agricoltura e la biodiversità. I Paesi membri del programma sono le cinque Repubbliche “Stan” (Kazakistan, Kirghizistan, Tajikistan, Turkmenistan, Uzbekistan), l’Azerbaijan, la Georgia, l’Afghanistan, la Cina, la Mongolia e il Pakistan. Costoro collaborano con diversi partner di sviluppo quali ADB (Asian Development Bank), EBRD (European Bank for Reconstruction and Development), FMI (Fondo Monetario Internazionale), IsDB (Islamic Development Bank), UNDP (United Nations Development Programme) e la Banca Mondiale. Nato nel 2001, il CAREC si sviluppa sul motto «Good Neighbors, Good Partners, Good Prospects», ovvero prospettive positive, alleati affidabili e abili partner. Il programma, sin da subito, ha raccolto oltre 31,5 miliardi di dollari di investimenti che hanno contribuito a costituire reti di trasporto multimodale, ovvero su strada perché flessibile e rapido, su ferrovia perché economico e indipendente dalle condizioni climatiche, e via mare perché molto economico. Con i rapidi cambiamenti che l’economia globale sta vivendo, le sempre meno barriere dello spazio euroasiatico e la conseguente rapida espansione della Cina, vi è una reale e crescente domanda di corridoi di collegamento tra Asia e Europa. Ciò si traduce con l’opportunità per alcuni Paesi membri di rafforzare la propria presenza e il proprio valore nei mercati internazionali, mentre per altri il CAREC rappresenta una chance di sviluppo e adesione al WTO (World Trade Organisation). L’efficacia del progetto è evidenziata dai risultati positivi riportati dai vari report e outlook economici resi disponibili dal Carec Institute, che segnalano in particolare investimenti del 77% nel settore dei trasporti (24,401 milioni di dollari), del 21% nel settore energetico (6,600 milioni di dollari) e del 2% per l’agevolazione al commercio (580 milioni di dollari). Grazie a tali risultati positivi, durante la Conferenza interministeriale annuale del programma, tenutasi ad Ashgabat lo scorso novembre, il Presidente della ADB, Takehiko Nakao, ha confermato l’impegno della Banca nel finanziare il progetto fino al 2030, con particolare attenzione al rafforzamento e alla diversificazione dell’economia interregionale attraverso i programmi CITA (Carec Integrated Trade Agenda) e RSAP (Rolling Strategic Action Plan).

Fig. 1 – La complessa rete di trasporto multimodale sostenuta dal programma CAREC in Asia Centrale | Fonte: CAREC Program

UNA RETE DI TRASPORTO MULTIMODALE

I sei corridoi di trasporto del CAREC si estendono in tutta la regione e formano un reticolato multimodale che supporta la cooperazione economica e l’integrazione commerciale. Ciascun corridoio è stato scelto sulla base di criteri precisi quali il volume di traffico, il potenziale economico, la capacità di collegare i principali hub regionali e la sostenibilità economica e finanziaria attraverso investimenti in infrastrutture, tecnologie, management e scelta multimodale. Il primo corridoio è loEurope-East Asia Corridor e collega il Kazakistan, il Kirghizistan e la Regione Autonoma dello Xinjiang o XUAR (Xinjiang Uygur Autonomous Region). Tra i sei, è il corridoio più attivo con positive prospettive di crescita economica e flusso di merci, in particolare su strada e su ferrovia, anche grazie al crescente numero di scambi commerciali tra Europa e Cina. Il Mediterranean-East Asia Corridor, secondo corridoio del programma, collega l’Afghanistan con le Repubbliche Stan e lo Xinjiang. Il corridoio è parte integrante del progetto TRACECA (Transport Corridor Europe-Caucasus-Asia) e registra un alto volume di import-export. Il terzo corridoio e il Russia-Middle East and South Asia Corridor, che collega l’Afghanistan con le Repubbliche Stan e l’Iran. Le prospettive di crescita risultano ambivalenti, seppur con un buon traffico commerciale di legname e minerali dal Kazakistan e dalla Russia, soprattutto a causa dei collegamenti limitati tra la Russia e il porto iraniano di Bandar Abbas e tra le diverse città interne iraniane e Bandar Abbas. Il quarto corridoio è il Russia-East Asia Corridor, che unisce la Regione Autonoma della Mongolia interna o IMAR (Inner Mongolia Autonomous Region) con lo Xinjiang e la Mongolia indipendente. Le prospettive di crescita economica e di flusso di merci sono fortemente sbilanciate, perché la rete infrastrutturale è poco sviluppata a ovest e consente quindi un buon movimento solo verso est. Inoltre la cooperazione regionale risulta concentrata solo intorno ad alcuni grandi agglomerati urbani come Ulaanbaatar. L’East Asia-Middle East and South Asia Corridor è il penultimo corridoio e collega l’Afghanistan, il Kirghizistan e il Tajikistan con il Pakistan e lo Xinjiang. Si tratta di un corridoio in forte espansione, specialmente per quanto riguarda i collegamenti tra Pakistan e Afghanistan e tra Cina e Pakistan. Il sesto e ultimo corridoio è lo Europe-Middle East and South Asia Corridor, che collega Afghanistan, Kazakistan, Pakistan, Tajikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Il volume degli scambi registrato su di esso è alto, in particolare su ferrovia tra Uzbekistan e Kazakistan e ai confini tra Afghanistan e Pakistan. Il transito per questa rotta è considerato tra i più importanti perché permette sia i collegamenti tra i Paesi CAREC senza sbocco sul mare, come l’Uzbekistan, che quelli con le principali rotte marittime internazionali. La geografia di questi sei corridoi dimostra come i Paesi membri del programma abbiano collaborato efficacemente con i loro partner internazionali per realizzare progetti economici duraturi, capaci di soddisfare in parte criteri di sostenibilità, tecnologia e cooperazione, come ad esempio il porto di Aktau in Kazakistan, i due centri logistici di Turkmenbasy in Turkmenistan e Zamyn-Uud in Mongolia, e i punti di frontiera di Dusti in Tajikistan e di Gulistan in Uzbekistan. Di pari qualità, la cooperazione doganale tesa a semplificare e armonizzare le procedure di transito frontaliero, lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e lo scambio facilitato di dati.

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Fig. 2 – Il porto di Turkmenbasy, rilanciato recentemente dal Governo turkmeno col sostegno del programma CAREC

OBIETTIVO CAREC 2030

Dal 2001 il programma ha finanziato ben 193 progetti per un valore complessivo di 32,9 miliardi di investimenti, confermando quindi la validità e la qualità dei suoi propositi. Diverse esigenze interregionali, positivi risultati e un’economia globale in costante mutazione hanno mostrato la necessità di prolungare ed espandere il progetto fino al 2030 con i programmi CITA e RSAP. In particolare si vuole ridurre i costi di scambio con un sistema logistico più efficiente e contrastare le politiche commerciali sleali attraverso una migliore fruizione del management e della progettazione, adattandoli agli standard internazionali. Il progetto CAREC 2030 quindi si arricchisce di ulteriori principi guida, tra i quali l’adeguamento della sua agenda agli obiettivi di sviluppo sostenibile delineati dalla XXI Conferenza delle parti dell’UNFCCC (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) e dalla COP 21, l’approfondimento del dialogo politico tra i Paesi membri e la promozione della società civile come attore chiave dei processi in corso.

Sara Barchi

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