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In 3 sorsi – Felix Tshisekedi è il nuovo Presidente della Repubblica Democratica del Congo. La sua elezione ha sollevato numerose perplessità a livello sia locale che internazionale.

1. UNA SERIE DI SFORTUNATI RITARDI

A gennaio Felix Tshisekedi, leader del partito Union for Democracy and Social Progress (UDSP), ha assunto ufficialmente l’incarico di Presidente della Repubblica Democratica del Congo, sostituendo Joseph Kabila, leader del People’s Party for Reconstruction and Democracy (PPRD). Kabila aveva preso il potere nel 2001, dopo l’assassinio di suo padre Laurent Désiré Kabila. Tra i ventuno candidati che si sono presentati alle elezioni, oltre a Tshisekedi, si sono distinti Martin Fayulu, ex manager della compagnia petrolifera statunitente Exxon Mobil e leader del Commitment for Citizenship and Development (CMP) ed Emmanuel Shadary, delfino designato da Kabila per la corsa alla Presidenza. Inizialmente le elezioni erano programmate per la fine del 2016, ma sono state rinviate diverse volte. A nulla è servito il Comprehensive and Inclusive Political Agreement. Questo documento, noto anche come Accordo di San Silvestro, era stato raggiunto grazie alla mediazione dei vescovi della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO): tutti i partiti di opposizione avevano acconsentito a siglarlo per superare l’impasse politica e definire una data entro la fine del 2017. Contemporaneamente Kabila non ha perso occasione per prolungare oltre i termini la propria permanenza al potere, appellandosi alla situazione di instabilità nella regione del Nord Kivu e allo scoppio di una nuova epidemia di ebola. Alla fine la Commissione Elettorale è riuscita a fissare la data delle elezioni al 23 dicembre 2018. Ciononostante un’impreparazione generale al voto, liste elettorali non ancora ultimate e un incidente in cui sono andati distrutti oltre 8mila macchinari per il voto elettronico hanno fatto sì che le elezioni fossero rimandate nuovamente al 30 dicembre.

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Fig. 1 – Il presidente della Repubblica Democratica del Congo Felix Tshisekedi

2. RISULTATI INCERTI

I primi di gennaio la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) ha diffuso gli esiti provvisori, che già mostravano un vantaggio significativo per Tshisekedi. Tuttavia la Conferenza Episcopale Nazionale del Congo, che aveva dispiegato 40mila osservatori in tutto il Paese, ha immediatamente contestato i dati diffusi, sostenendo che il reale vincitore fosse Martin Fayulu. L’Unione Africana aveva espresso seri dubbi sui risultati provvisori diffusi dalla commissione elettorale, chiedendo di sospendere la proclamazione dell’esito definitivo e proponendo la visita di una delegazione di alto livello a Kinshasa, la capitale, per risolvere la crisi post-elettorale. Il timore che contestare i risultati potesse inasprire le tensioni politiche già esistenti, però, ha convinto la comunità internazionale a riconoscere l’esito delle elezioni. L’Unione Africana e l’Unione Europea hanno deciso di assumere una posizione diplomatica, prendendo quasi forzatamente atto del risultato, mentre Francia e Stati Uniti sono rimasti piuttosto critici.

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Fig. 2 – Martin Fayulu, candidato alle Presidenziali, durante una manifestazione per contrastare l’esito delle elezioni

3. DIFFICILE INTERROMPERE L’INFLUENZA DI KABILA

Il sospetto diffuso è che la vittoria di Tshisekedi sia frutto di un accordo con l’entourage di Kabila per far sì che quest’ultimo possa continuare a muovere i fili della politica interna in Congo. Quel che è certo è che per Tshisekedi sarà difficile scardinare la decennale influenza di Kabila e del suo partito. Durante i suoi 18 anni al potere, Kabila ha stretto alleanze a ogni livello dell’amministrazione federale del Paese e la sua coalizione di governo ha ottenuto la maggioranza nelle elezioni legislative: ciò significa che il Primo Ministro nominato da Tshisekedi farà parte della coalizione di Kabila. In seguito alla proclamazione ufficiale, Tshisekedi ha ribadito la necessità di lavorare per un «Congo per tutti», mettendo da parte interessi personali e rivalità. Resta da vedere se il cambio al vertice sarà davvero solo formale o se il nuovo Presidente riuscirà a prendere realmente la guida del Paese.

Veronica Frasghini

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