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In 3 sorsi – Al Shabaab ricorre alla strategia del terrore, già praticata, per fare pressione sul Kenya e rivendicare il ruolo e l’impegno verso la causa quaedista nel jihadismo globale.

1. IL NUOVO ATTACCO AL KENYA

Il 15 gennaio 2019 Al-Shabaab ha nuovamente colpito il Kenya con un attacco ben coordinato nel quartiere di Westlands a Nairobi. I terroristi sono entrati in azione alle 15 ore locali, facendo esplodere alcuni veicoli parcheggiati all’esterno del complesso alberghiero DusitD2. Contemporaneamente cinque uomini equipaggiati con armi semi automatiche e granate sono entrati nella struttura sparando contro chiunque trovavano sul loro cammino. Uno dei terroristi, poi, si è fatto saltare in aria nella hall dell’hotel, uccidendo diverse persone che stavano cercando riparo proprio lì. Il compound, che oltre all’albergo ospita anche gli uffici di numerose aziende internazionali, è rimasto sotto assedio per 20 ore, al termine delle quali le forze di sicurezza keniote, coadiuvate da membri delle forze speciali americane e inglesi, hanno ristabilito l’ordine. Il bilancio delle vittime è di 21 persone alle quali vanno sommati i cinque terroristi rimasti uccisi.

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Fig. 1 – Commemorazione in onore delle vittime dell’attacco al DusitD2 a Nairobi

2. IL RICHIAMO ALLA QUESTIONE PALESTINESE

Nel comunicato di rivendicazione rilasciato da Al-Shabaab, i terroristi affermano che l’attacco è stato una risposta alla decisione presa dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump di riconoscere Gerusalemme quale capitale d’Israele, avvenuta a fine 2017. Inoltre l’attentato risulterebbe in linea con la strategia dettata direttamente da Ayman Al Zawahiri, leader di Al-Qaeda, che mira a colpire gli interessi dello stesso Israele e dell’Occidente e ad aiutare il popolo palestinese. La solidarietà alla causa palestinese sembrerebbe una mossa propagandistica pianificata prima dell’attacco. Infatti, da alcune testimonianze, è emerso che uno degli attentatori in azione al complesso alberghiero DusitD2 abbia indossato una bandana rossa recante un classico grido di battaglia jihadista in lingua araba «Al tuo servizio o Aqsa», dove con Aqsa ci si riferisce alla moschea di Gerusalemme, ritenuta il terzo luogo sacro per la dottrina sunnita della religione musulmana. Questa dimostrazione di vicinanza al popolo palestinese mira a confermare il pieno coinvolgimento di Al-Shabaab nel jihadismo globale con il “brand” di Al-Qaeda, superando la questione nazionale somala. Un attacco di così alto profilo unito a una rivendicazione dai tratti transnazionali, non può che dare maggior risalto all’immagine di Al-Shabaab e all’intero movimento qaedista in competizione con lo Stato Islamico.

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Fig. 2 – Fred Okengo Matiang’i, segretario keniota per la Sicurezza interna, parla alla stampa al suo arrivo sulla scena dell’attacco terroristico del 16 gennaio 2019

3. LA BRIGATA SALEH AN-NABHAN

Infine, nel documento di rivendicazione, che presenta anche la traduzione in lingua inglese, Al-Shabaab dichiara come i cinque terroristi facessero parte della Brigata “Saleh An-Nabhan”. Quest’unità è intitolata a Saleh Ali Saleh al-Nabhan, operativo keniota di alto livello che dopo aver combattuto tra le fila di Al-Qaeda divenne un comandante di Al-Shabaab, ricoprendo il ruolo di ufficiale di collegamento tra i due gruppi. Nel settembre 2009 Saleh, accusato di aver preso parte alla preparazione degli attentati alle ambasciate USA in Tanzania e Kenya nel 1998 e all’attentato del 2002 nel Paradise Hotel di proprietà israeliana a Mombasa, è stato eliminato in un raid statunitense nel distretto di Brava in Somalia. La Brigata “Saleh An-Nabhan”, dato il prestigio del nome che porta, è considerata un’unità d’élite nella struttura di Al-Shabaab e per questo motivo ha condotto operazioni militari di primo piano come l’assalto alla base AMISOM a guida keniota di El Adde, nella regione di Gedo in Somalia, dove nel 2016 circa 170 militari di Nairobi persero la vita, causando la peggiore sconfitta militare mai subita dal Kenya. In riferimento a tale episodio, Al-Shabaab ha voluto compiere un nuovo eclatante attentato, come quello al DusitD2, proprio nel giorno del terzo anniversario della disfatta di El Adde, facendo del 15 gennaio un giorno di grande dolore e tristezza per il popolo keniota.

Giulio Giomi

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