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In breve

  • Per molte economie emergenti il turismo rappresenta un settore in forte crescita, destinato a creare, nel prossimo decennio, sempre maggiori opportunità di sviluppo e posti di lavoro.
  • I Paesi dell’Africa subsahariana saranno tra i maggiori beneficiari degli investimenti esteri in questo settore. Questo rinnovato interesse per il continente è una diretta conseguenza dell’instabilità politica che ha investito i Paesi del Nord Africa negli ultimi anni e che ha provocato un declino nel numero di visitatori verso queste destinazioni. Di contro, in Africa orientale e meridionale la percentuale di turisti continua ad aumentare.
  • Nel 2017, il Rapporto annuale della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) ha reso noto che l’Italia è uno dei maggiori finanziatori dei progetti di sviluppo avviati nei Paesi dell’Africa subsahariana.
  • L’accresciuto interesse delle imprese italiane nei confronti dei Paesi africani è ribadita dalla nascita di iniziative e organizzazioni che si pongono l’obiettivo di rinsaldare i rapporti tra il nostro Paese e il continente e facilitare la nascita di nuove partnership: tra i più recenti l’Italia-Africa Business Week o il Summit Sudafrica/Italia.

L’importanza del turismo

In tutte le economie emergenti del mondo, il turismo rappresenta un settore di primaria importanza, che incrementa il PIL nazionale e crea nuove opportunità di lavoro. L’interesse nei confronti dei Paesi in via di sviluppo ha subito un’impennata, tanto che si stima che tra il 1990 e il 2009 il numero di turisti nei Paesi emergenti sia passato dal 32% al 47%. Nel 2007, i turisti hanno speso circa 295 miliardi di dollari per visitare Paesi emergenti, una cifra che equivale a circa tre volte il totale degli aiuti allo sviluppo elargiti ai Paesi emergenti nello stesso anno. Ovviamente questo fenomeno non poteva che interessare anche i Paesi dell’Africa sub-sahariana. Anzi, sembra che saranno proprio loro i grandi protagonisti delle rotte del turismo internazionale nel prossimo decennio: entro il 2030 le spese in turismo, servizi e attività culturali e ricreative raggiungeranno i 261,77 miliardi di dollari, circa 137,87 miliardi in più rispetto al 2015. Al momento, però, ad eccezione dei più gettonati Mauritius e Seychelles, negli altri Paesi il turismo è ancora in una fase embrionale. Le motivazioni sono da ricercarsi soprattutto nella diffidenza dei viaggiatori, soprattutto occidentali, dovuta all’instabilità politica e alla mancanza di una rete di infrastrutture e di servizi solida. Il numero di turisti internazionali che hanno attraversato il continente è cresciuto di circa 36 milioni tra il 2000 e il 2017, di cui 24,7 milioni solo nei Paesi dell’Africa sub-sahariana. Nel secolo scorso, il Nord Africa aveva un settore turistico molto sviluppato. Nel 1995, Algeria, Egitto, Libia, Marocco e Tunisia accoglievano, in totale, ogni anno lo stesso numero di visitatori del resto del continente (circa 10,5 milioni contro 13 milioni). Tuttavia, a partire dal 2011, l’instabilità politica generata dallo scoppio delle Primavere arabe e la minaccia del terrorismo hanno reso queste destinazioni meno popolari. Così, mentre il turismo in Nord Africa attraversa una fase di declino, nel resto del continente i visitatori aumentano progressivamente. Ovviamente tra le diverse regioni si registrano delle differenze. Il PIL generato dal settore turistico è superiore nei Paesi dell’Africa orientale (4.5%) e meridionale (3%), più basso in quelli dell’Africa occidentale (2.1%) e centrale (1,7%).

Fig. 1 – I primi cinque Paesi africani per numero totale di visitatori (dati aggiornati a gennaio 2018). Fonte: https://www.e-unwto.org/toc/wtobarometereng/16/1

L’Italia è tra i primi investitori nel continente africano

Nel 2017, l’Italia ha annunciato nuovi investimenti esteri diretti destinati ai Paesi africani,per un totale di 10 miliardi e 383 milioni di dollari (circa 9 miliardi di euro). È quanto emerge dai dati pubblicati nel report annuale della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD). Già nel 2016, gli investimenti italiani in Africa rappresentavano il 4,3% del totale degli investimenti destinati al continente. A sottolineare il crescente interesse delle imprese nostrane a investire nei Paesi africani è altresì la nascita di iniziative e summit volti a promuovere la cooperazione bilaterale e l’adozione di politiche volte ad agevolare l’arrivo di capitali dall’estero. Un esempio su tutti è l’Italia-Africa Business Week (IABW) il primo Forum economico interamente dedicato a imprenditori italiani e africani. La seconda edizione – svoltasi lo scorso ottobre – ha visto la partecipazione di oltre 200 ospiti provenienti da ben 36 Paesi, scelti tra imprenditori, diplomatici, broker e giornalisti. In questa occasione, Carlo Robiglio, Presidente di Piccola industria e Vicepresidente di Confindustria, ha spiegato come il modello di business della piccola-media impresa italiana sia estremamente adattabile al contesto economico, sociale ed imprenditoriale di molte realtà africane. La via tracciata dalle PMI italiane è un modello win-win anche secondo Saida Neghza, Presidente di Businessmed, l’Unione delle confederazioni mediterranee delle imprese. Nel discorso che ha tenuto a IABW 2018, Neghza ha inoltre ricordato che la valorizzazione delle partnership in settori come agricoltura, turismo ed energia servirà a incentivare lo sviluppo delle realtà locali, e contestualmente creare nuove occasioni di crescita per gli investitori stranieri.

Fig. 2 – L’intervento di Saida Neghza, Presidente di Businessmed, l’Unione delle confederazioni mediterranee delle imprese, durante l’ultima edizione dell’Italia-Africa Business Week, Roma 2018

Investire nell’industria del turismo in Africa: un’opportunità

Dato l’interesse espresso dai Paesi occidentali, molti Paesi (come Gambia, Kenya, Sudafrica, Tanzania, Ruanda) si stanno attivando per accedere alle nuove opportunità di investimento legate al turismo. A livello regionale, la Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) ha recentemente introdotto una politica dei visti che consente la libera circolazione delle persone tra i diversi Stati membri, anche al fine di agevolare gli spostamenti dei viaggiatori internazionali e incentivare gli spostamenti da un Paese all’altro. Per quanto riguarda il nostro Paese, il successo delle iniziative messe in atto dipenderà dalla capacità delle singole imprese e del governo di saper reagire ai cambiamenti che stanno interessando il settore turistico a livello globale. Uno di questi riguarda l’accresciuta domanda di percorsi turistici autentici e non mediati, volti a entrare realmente in contatto con le culture locali. Al tempo stesso, sempre più viaggiatori sono sensibili alla necessità di incentivare percorsi di turismo sostenibile ed ecologico. Un altro fattore da prendere in considerazione è l’affermazione del turismo digitale e l’impatto che quest’ultimo avrà nei prossimi anni nella ridefinizione delle rotte turistiche e del modo in cui il viaggio viene concepito. In particolare, quest’ultima tematica è stata tra gli argomenti di discussione  della quinta edizione del Summit Sudafrica-Italia/INDABA, svoltosi a Johannesburg lo scorso ottobre. Obiettivo dell’iniziativa è implementare azioni coordinate in collaborazione con le istituzioni locali al fine di promuovere strategie di sviluppo che non sfruttino incondizionatamente le risorse africane ma aiutino la popolazione a prendere parte attivamente al cambiamento in atto.

Caterina Pucci


Fonti:

Landry Signé, Africa’s Tourism Potential: Trends, Drivers, opportunities, and strategies, Africa Growth Initiative at Brookings

Africa Tourism Monitor, The High 5s – Tourism as a Pathway to Industrialization, Integration, Quality of life, Agriculture and Powering up Africa, 2018: https://www.afdb.org/fileadmin/uploads/afdb/Documents/Publications/Africa_Tourism_Monitor_2018.pdf

Robert Clarke-Paris, Tourism and its potential in Africa, The Africa Report: http://www.theafricareport.com/Editorial/tourism-and-its-potential-in-africa.html

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Caterina Pucci

Nata nel 1990, il giornalismo è una vocazione che ho cominciato a coltivare sin dall’adolescenza. All’università, ho scelto di assecondare l’interesse per le lingue straniere, specializzandomi in inglese e arabo. Intanto, scrivevo per una rivista della mia città, Altamura. Nel 2013, il grande passo: mi sono trasferita a Milano per studiare Relazioni Internazionali. Sacrificando l’estate del 2014, ho trascorso un mese a Rabat per seguire un corso intensivo di lingua araba. L’ultimo semestre della mia vita accademica l’ho passato a Gent, in Belgio. Nel 2015, mi sono laureata con una tesi in Storia dell’Asia Islamica sul pensiero di Ali Shariati e la rivoluzione iraniana. Ho cominciato a lavorare come Assistente alla Comunicazione per l’Istituto di Cooperazione Economica Internazionale (ICEI) di Milano. In quel periodo, ho cominciato a scrivere per Il Caffè Geopolitico e ad ottobre 2016 sono diventata Responsabile del desk Africa. Continuo a occuparmene con passione da allora, mentre nella vita lavoro come redattrice. Continuando a perseguire il sogno di diventare una brava giornalista.