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In breve

  • Per il suo fabbisogno energetico, l’Italia rimane fondamentalmente un importatore di fonti energetiche, in particolare quelle fossili come petrolio e gas naturale.
  • L’Italia diversifica l’origine delle sue fonti di energia fin dall’era Mattei, ma più del 40% deriva da Paesi dell’area mediterranea o deve comunque attraversare tale specchio d’acqua.
  • Il gas naturale risulta la risorsa che avrà il principale aumento di domanda nei prossimi decenni, e questo coinvolgerà anche l’Italia. La sicurezza degli approvvigionamenti risulta quindi fondamentale.
  • L’Egitto e in generale il bacino del Levante potrebbero risultare una nuova area di vitale importanza, rimarcando la rilevanza del Mediterraneo anche nel medio-lungo periodo.

L’ITALIA COME IMPORTATORE

Soddisfare il fabbisogno energetico italiano rimane una delle priorità di qualunque governo nazionale e richiede un’accurata opera di politica estera combinata a quella energetica. L’Italia non è un Paese ricco di risorse naturali (in particolare idrocarburi) e per quanto il ruolo delle rinnovabili sia già interessante (19% di tutta l’energia consumata è da fonti rinnovabili, secondo ENEA), la crescita futura appare modesta (sempre ENEA stima un 22% al 2030, a fronte di un obiettivo UE del 32%) e l’impiego di fonti idrocarburiche rimarrà fondamentale. Secondo i dati 2017 (quelli definitivi 2018 arriveranno nel corso di quest’anno, come normale, ma sono analoghi) l’Italia è 7° importatore mondiale di petrolio (dietro a Cina, USA, India, Giappone, Sud Corea e Germania) e il 5° importatore mondiale di gas naturale (dietro a Germania, Giappone, Cina e USA). Assicurare che le aree di produzione e i canali di importazione rimangano aperti e sicuri risulta quindi di primaria importanza per il nostro Paese.

Fig. 1 – Primi 10 importatori mondiali di petrolio (in migliaia di barili al giorno, kb/d), dati 2017

Fig. 2 – Primi 10 importatori mondiali di gas (in miliardi di metri cubi, bcm), dati 2017

L’IMPORTANZA DEL MEDITERRANEO E DEL GAS

Mentre le importazioni petrolifere possono essere maggiormente differenziate data la più favorevole logistica, per quanto riguarda il gas naturale si è maggiormente limitati dalla geografia, che coinvolge l’utilizzo di gasdotti da Paesi relativamente vicini e il più costoso gas naturale liquido (GNL) da quelli più lontani. La rilevanza del Mediterraneo diventa chiara se consideriamo che oltre il 40% delle importazioni italiane vengono dall’area mediterranea (Algeria, Libia) o sotto forma di GNL passando attraverso il Mediterraneo (dal Qatar).

Fig. 3 – Origine del gas importato in Italia, in %, dati 2017

Per quanto le importazioni coprano il nostro fabbisogno, il nostro Paese non può però ritenersi al sicuro se consideriamo i trend futuri. Secondo il World Energy Outlook dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), la crescita mondiale di domanda di energia in generale e di gas naturale in particolare sarà notevole, con l’Asia a fare da traino principale. In parte ciò sarà dovuto anche a una progressiva sostituzione del carbone con il gas naturale nella produzione di energia. Di fronte a una produzione domestica ridotta e in calo, l’Italia ha dunque la necessità di mantenere aperte più opzioni di importazione possibile.

Fig. 4 – Produzione di gas naturale in Italia (in miliardi di metri cubi, bcm)

L’EGITTO E LE OPPORTUNITA’ DEL BACINO DEL LEVANTE

E’ evidente quindi come si presentino tre principali necessità per il nostro Paese per quanto riguarda il Mediterraneo. L’Italia rimane infatti interessata a preservare la propria influenza sulla parte est (Tripolitania) della Libia, perché è lì che sono situati i principali giacimenti di gas e le infrastrutture che consentono il trasporto dello stesso verso l’Italia attraverso gasdotto. La stabilizzazione del Paese dunque non è solo per esigenze politiche e relative alle migrazioni ma anche per necessità energetiche.

Secondariamente l’Italia rimane interessata a preservare la stabilità di Paesi come l’Algeria e le rotte navali che garantiscono i collegamenti con il Qatar e, in prospettiva, anche con altri Paesi del Golfo Persico (visti i recenti accordi stretti dall’Eni con Emirati Arabi, Oman e Bahrein).

Infine, per quanto ciò sia doloroso da ammettere vista la questione ancora non risolta della morte di Giulio Regeni, l’Italia ha un forte interesse a mantenere buoni rapporti con l’Egitto, dove l’Eni opera con successo da decenni. Proprio la scoperta del giacimento supergigante di Zohr da parte del Cane a Sei Zampe ha permesso all’Egitto di balzare al 2° posto tra i produttori africani di gas naturali, (+23% di produzione nel 2018 grazie all’inizio della produzione dal giacimento). Per quanto si stimi che in prima battuta gran parte di essa sarà rivolta verso il mercato locale, la prospettiva che Zohr sia solo la prima di altre scoperte dell’area (altri progetti sono infatti promettenti) potrebbe portare l’intera area del bacino del Levante a diventare un nuovo hub di esportazione anche verso l’Europa, e l’Italia, anche e soprattutto in ottica di domanda e ulteriore diversificazione futura.

Fonti: ove non indicato altrimenti, i dati sono stati ricavati dall’Eni World Oil Review 2018 e dall’Eni Gas & Renewables Review 2018. nhideused0 \lsd

Lorenzo Nannetti

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Lorenzo Nannetti

Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.