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In breve

  • Il Mediterraneo rappresenta da sempre per l’Italia una sfida e un’opportunità, non solo per quanto riguarda la questione migratoria ma anche per la crescita economica del Paese.
  • Gli ottimi rapporti tra l’Italia e il Marocco, data la stabilità politica ed economica di quest’ultimo, fanno pensare ad un modello di cooperazione positiva nel Mediterraneo.
  • Modelli di co-sviluppo tra la diaspora marocchina in Italia e alcune regioni del Marocco potrebbero essere la strada da seguire per futuri investimenti.
  • La crescente attrazione di investimenti esteri diretti da parte del Marocco e gli strumenti europei che li incoraggiano rappresentano per l’Italia una grande occasione di dialogo e cooperazione con il Regno.

QUALE COOPERAZIONE PER L’ITALIA NEL MEDITERRANEO?

Il Mediterraneo è da sempre un “affare” italiano e una priorità politica, che lo si voglia vedere come una opportunità o come una minaccia. Nell’Atto di Indirizzo del Ministero della Difesa la regione euro-mediterranea e le aree contigue di interesse strategico permarranno l’ambito prioritario delle attività nazionali, a tutela, nell’immediato, delle nostre esigenze di sicurezza e, nel tempo, di una più stabile cornice internazionale. L’Italia ha già dimostrato sia le capacità sia la volontà di esercitare un riconosciuto ruolo di responsabilità in questa sua area di riferimento, ove continuerà ad agire, in armonia con la comunità internazionale, per contribuire alla pace e allo sviluppo regionale. In tale ambito, la Difesa continuerà a profondere un crescente sforzo, assumendo un ruolo di guida nelle attività di proiezione di stabilità.”

Le sfide che il Mediterraneo offre all’Italia sono sicuramente molte, a cominciare dalla questione migratoria a cui è necessario dare una risposta di lungo periodo. Una cooperazione che ha come priorità la sicurezza nazionale, potrebbe risultare miope e a tratti inefficace, riducendo le opportunità che una strategia strutturata potrebbe offrire. Inoltre, la legge di Bilancio 2019 ha invertito la progressione che si era avuta dal 2013 al 2017 dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo, fissando per il prossimo triennio un andamento decrescente. Questo potrebbe mettere a rischio anche l’impegno italiano nel Mediterraneo.

Fig. 1 – Quanto ha destinato l’Italia per l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo negli ultimi anni?

LE RELAZIONI CON IL MAROCCO: TRA INTERESSI ECONOMICI E QUESTIONI MIGRATORIE

Tra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, il Marocco è un attore chiave per la gestione delle migrazioni ma anche per gli interessi economici dell’Italia.

Per quanto riguarda gli scambi commerciali con l’Italia, secondo i più recenti dati ISTAT, l’interscambio nei primi nove mesi del 2018 è cresciuto del 33% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le nostre esportazioni, pari a 1,49 miliardi di euro, sono cresciute del 9,7% nello stesso periodo di riferimento, mentre le importazioni dal Marocco (748 milioni) sono diminuite dell’1%. Il saldo commerciale rimane quindi nettamente in favore dell’Italia (+742 milioni). Le esportazioni italiane hanno raggiunto nel 2018 il livello più elevato degli ultimi 10 anni, superando ampiamente gli 1,68 miliardi registrati nel 2008. A fine 2018, l’Italia si è confermata 5° partner commerciale del Marocco (InfoMercatiEsteri, Farnesina). La stabilità e i trend positivi di crescita economica del Paese sono terreno fertile per investimenti da parte delle imprese italiane.

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Fig. 2 – Un’immagine di Fez, antica capitale del Marocco

Per quanto riguarda i flussi migratori, gli accordi con l’Europa hanno ridotto la migrazione illegale dal Regno diretta principalmente in Spagna e Italia. E’ importante sottolineare che la diaspora marocchina costituisce la terza diaspora più numerosa nel nostro Paese. Essa può svolgere un ruolo molto importante, costituendo la spinta per uno sviluppo del paese d’origine e del territorio in cui risiede. Pensare a modelli di co-sviluppo e sostenerli a livello statale, significa pensare alla migrazione in termini sostenibili, puntando sulla crescita economica delle regioni di partenza e di arrivo e delle imprese che investono in questi processi. 

QUALI PROSPETTIVE PER IL 2019?

Recentemente uno studio del 2018 di Ernst & Young ha affermato che il Marocco e il Sud Africa sono primi nel continente africano per attrazione di investimenti esteri diretti. Inoltre, il Regno ha guadagnato nove posizioni nella classifica della Banca Mondiale “Doing Business 2019”, grazie a nuove policy più favorevoli per le imprese.

Insieme a questi trend positivi, si inseriscono tutti quegli strumenti e quelle politiche europee atte a contribuire ed incoraggiare gli investimenti di imprese private nei paesi africani, primo fra tutti il Fondo Europeo di Sviluppo Sostenibile (EFSD).

A fronte di tutto questo, l’interesse nazionale italiano dovrà essere in linea con una visione europea di sviluppo sostenibile per l’Africa e cooperare in questo senso anche con i Paesi del Nord Africa. Nella programmazione triennale 2017-2019 i paesi indicati come prioritari erano Tunisia, Egitto e Libia. Quest’ultima rimarrà sicuramente al centro della strategia italiana, mentre il rapporto con il Marocco potrebbe diventare sempre più cruciale.

Altea Pericoli

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Altea Pericoli

Nata a Bari nel 1992, ho cominciato il mio percorso di studi con una laurea in Lingue per le Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica, specializzandomi in arabo, inglese e francese. Ho proseguito con una laurea specialistica in Politiche per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo e un Master in “Cooperazione internazionale, sviluppo ed emergenza” presso l’ISPI di Milano. La mia passione per il mondo arabo mi ha portato a vivere per qualche tempo in Marocco, dove ho studiato più approfonditamente la lingua e scritto la mia tesi riguardante le riforme costituzionali di Muhammad VI. Attualmente sono cultrice di Storia e Istituzioni del Mondo Musulmano presso l’Università Cattolica di Milano e coltivo la mia profonda passione per la ricerca.