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In 3 sorsi Donald Trump è riuscito a battere un altro record: il recente shutdown parziale del Governo è il più lungo della storia degli Stati Uniti. I 34 giorni senza fondi della sua Amministrazione hanno superato i 21 giorni dell’era Clinton. Che cosa è successo, e cosa significa di preciso “government shutdown”?

1. IN COSA CONSISTE IL GOVERNMENT SHUTDOWN

La Costituzione degli Stati Uniti garantisce unicamente al Congresso la possibilità determinare l’entità di denaro destinata a finanziare le attività governative per l’anno fiscale successivo. L’esecutivo, ovvero il Presidente, ha la sola facoltà di respingere il suddetto bilancio – a meno che esso non venga approvato dai due terzi dei membri di entrambe le Camere. Nel caso in cui non vi sia accordo tra Presidente e Congresso, o tra i due rami del Congresso – come in questo caso, dove troviamo una consistente maggioranza democratica alla Camera e una risicata maggioranza repubblicana in Senato – e il bilancio non è approvato prima dell’inizio del successivo anno fiscale, il Governo viene “chiuso” (shutdown). Tutti i dicasteri e le amministrazioni federali giudicati «non essenziali» cessano la propria attività e i relativi dipendenti vengono congedati senza ricevere alcun salario fino alla riapertura. Il numero di dipendenti in congedo varia caso per caso, tuttavia i Dipartimenti più colpiti sono solitamente la NASA, il personale dei parchi nazionali, la Food and Drugs Administration (FDA), il Servizio di sicurezza aeroportuale (TSA), gli agenti della dogana (CBP), l’FBI e altri. In taluni casi (TSA, FBI, CBP), i dipendenti sono costretti a lavorare senza stipendio.

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Fig. 1 – Uno dei tanti avvisi affissi dopo l’inizio dello shutdown

2. GLI AVVENIMENTI RECENTI

Sebbene le elezioni presidenziali 2020 siano ancora da venire, la campagna elettorale per la rielezione di Donald Trump è già cominciata. In tal senso va interpretata l’intransigenza del Presidente, che ha rifiutato di approvare qualsivoglia bilancio federale che non includa i fondi necessari (5,7 miliardi di dollari) per il completamento del muro al confine con il Messico, giudicato necessario per proteggere la frontiera meridionale degli Stati Uniti dall’immigrazione di massa proveniente dall’America Latina. La mancanza di un’intesa con i democratici, che al contrario hanno a priori escluso qualsiasi finanziamento, ha innescato il 22 dicembre il secondo government shutdown dell’Amministrazione Trump, dopo che il Presidente stesso aveva improvvisamente ritirato il proprio supporto a una proposta di bilancio del repubblicano Mitch McConnell, majority leader in Senato, che escludeva il muro dai finanziamenti per il prossimo anno fiscale. Complessivamente, il numero di dipendenti congedati è arrivato a 800mila. Dopo l’insediamento del nuovo Congresso, il 3 gennaio, le trattative per finanziare il Governo sono riprese. L’intransigenza del Presidente si è tuttavia scontrata con il totale rifiuto da parte sia della speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi, sia del minority leader al Senato, Chuck Schumer, di approvare lo stanziamento dei quasi sei miliardi di dollari richiesti per il muro. Essendo questa una condicio sine qua non per l’approvazione del bilancio, tutte le proposte di apertura da parte di Trump si sono rivelate un buco nell’acqua, compresa la possibilità di garantire a 700mila dreamers, ovvero a quegli immigrati illegali arrivati negli USA da bambini (che più di una volta Trump aveva minacciato di deportare in massa) e protetti da uno statuto speciale varato dall’Amministrazione Obama, una qualche forma di residenza negli USA.

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Fig. 2 – Nancy Pelosi e Chuck Schumer durante una conferenza stampa il 25 gennaio

3. LE SOLUZIONI

Pur di risolvere lo stallo il Presidente si è addirittura proclamato disposto a dichiarare lo stato d’emergenza per appropriarsi dei fondi necessari – e in ogni caso si era detto pronto a tenere il Governo in shutdown anche per anni se necessario, nonostante il tasso di popolarità in calo (giù dal 42,2% del 22 dicembre al 39,5% del 24 gennaio). Tuttavia, sotto attacco dal suo stesso partito, Trump si è visto costretto a tergiversare, dichiarando il 25 gennaio che avrebbe approvato un legge di bilancio temporanea (3 settimane), così da concedere il margine necessario alla leadership di entrambi i partiti per votare una riforma sull’immigrazione – e sulla costruzione del muro – condivisa. Non sono mancati i battibecchi e i dispetti. Nancy Pelosi, per esempio, ha invitato il tycoon a non pronunciare il discorso sullo Stato dell’Unione previsto il 29 gennaio senza che lo shutdown fosse risolto, ma Trump ha replicato cancellando il viaggio della stessa Pelosi a Bruxelles, in Egitto e in Afghanistan. A sua volta la speaker ha infine proibito del tutto a Trump di presentarsi al Congresso per il discorso sullo Stato dell’Unione a shutdown in corso.

Vincenzo G. Romeo

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Vincenzo G. Romeo

Nato nel 1997, studio Scienze Politiche (Relazioni Internazionali) a Bologna. Accanito giocatore di RisiKo! e appassionato di videogiochi di strategia, ho sempre amato la storia – in particolare la storia antica -, fin da piccolo. Suono il violino e non disdegno qualche buona serie TV di tanto in tanto. La politica statunitense si somma ai miei già numerosi interessi e collaboro per un’altra pagina online, The American Post, in merito. Anche qui al Caffè mi occuperò della stessa, con un occhio di riguardo per le relazioni diplomatiche degli Stati Uniti.