Puoi leggerlo in 3 min.

Si può parlare di “interesse nazionale” senza pregiudizi di valore ma ragionando sulla base di considerazioni di carattere geopolitico? Certamente: ecco cosa dovrebbe fare l’Italia per perseguire il suo interesse secondo l’Ambasciatore Gianni Castellaneta, membro del Comitato Scientifico del “Caffè”

Una delle dimensioni intrinseche della geopolitica è il suo legame a doppio filo con l’interesse nazionale di uno Stato. Le caratteristiche geopolitiche di uno Stato – posizione geografica, risorse naturali e demografiche, dimensioni e peculiarità territoriali, contribuiscono infatti a spiegare le scelte compiute in materia di politica estera. L’interesse nazionale non va dunque “demonizzato” ma, nel rispetto delle norme internazionali vigenti, va anzi assecondato perché il suo perseguimento consente di accrescere il benessere e la sicurezza di una comunità nel suo complesso.

Anche l’Italia ha un proprio interesse nazionale da perseguire e difendere. Come si declina questo concetto nel 2019, anno in cui il Governo Conte si troverà – dopo aver completato un periodo iniziale di “rodaggio” – ad essere nel pieno delle sue funzioni? Ne abbiamo parlato con l’Ambasciatore Gianni Castellaneta, ex Consigliere Diplomatico a Palazzo Chigi e Capo della nostra missione diplomatica negli Stati Uniti, oggi Presidente di doBank e membro del Comitato Scientifico del “Caffè Geopolitico”.

Partiamo dalle basi: in nome delle caratteristiche geopolitiche dell’Italia, quali dovrebbero essere le principali direttrici dell’interesse nazionale del nostro Paese?

Non è difficile definire le linee fondamentali che caratterizzano l’Italia: siamo una media potenza politica ed economica con una forte (almeno fino ad oggi!) presenza nell’Unione Europea, al contempo proiettata nel Mediterraneo. Non abbiamo rapporti conflittuali praticamente con nessun altro Stato, ma sarebbe meglio concentrare le nostre energie e sforzi nella regione del Mediterraneo allargato. In particolare, sono convinto che dovremmo focalizzarci maggiormente sui Balcani, regione fondamentale dal punto di vista strategico ma ancora troppo trascurata.

Fig. 1 – L’Ambasciatore Gianni Castellaneta

Focalizziamoci ora sul 2019: quali dovrebbero essere gli obiettivi strategici che l’Italia dovrebbe porsi in politica estera?

Secondo me il Governo dovrebbe agire perseguendo tre linee di azione: per dirla in inglese, parlerei di accountability, execution, vision. Un Governo forte ed autorevole è infatti in grado di assumersi la responsabilità delle proprie scelte, non ha paura di metterle in atto fino in fondo, e ha un progetto per il Paese di medio-lungo periodo. Adempiere a queste tre linee consentirebbe di ottenere un senso di continuità nell’applicazione della nostra politica estera. Il tutto tenendo presente che una delle nostre caratteristiche principali è anche la forte tradizione umanitaria che deriva dalla tradizione cattolica e che co permette di promuovere una diplomazia improntata al perseguimento di valori positivi per tutta la comunità internazionale.

Secondo lei il “Governo del cambiamento” si dimostrerà tale anche in politica estera imprimendo una svolta radicale o si atterrà alle linee di fondo seguite fino ad ora?

Sinceramente credo che, al di là dei proclami che hanno caratterizzato la campagna elettorale (e che continuano ad abbondare nel dibattito politico), anche questo governo si atterrà alle direttrici di fondo di cui ho parlato prima: non si può fare a meno di fare i conti con la geografia. Quello che può cambiare è solo l’intensità e la decisione con cui questi elementi vengono perseguiti: pensiamo ad esempio al controverso rapporto con la Russia, con la quale è possibile ipotizzare un riavvicinamento.

Embed from Getty Images

Fig. 2 – Il Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi

Stati Uniti, UE, Russia: come si evolverà il rapporto con questi grandi attori fondamentali per l’interesse nazionale italiano nel 2019?

Con gli USA ci sarà giocoforza una relazione più conflittuale dal punto di vista economico: il nostro Paese vanta un surplus commerciale di quasi trenta miliardi di dollari, una situazione insostenibile nell’ottica mercantilista e bilaterale di Trump. Dal punto di vista politico, invece, le relazioni rimarranno positive anche a causa della vicinanza ideologica tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca. Per quanto riguarda la Russia, come dicevo ci potrebbe essere un riavvicinamento di tipo politico, ma a livello economico la situazione non cambierà perché il problema delle sanzioni rimane una questione che compete all’UE nel suo complesso: dunque, il potere dell’Italia in questo ambito sarà relativamente limitato. Per quanto riguarda l’UE, tutto dipenderà dal risultato delle elezioni di maggio e anche dall’atteggiamento che il nostro Governo deciderà di adottare contro Bruxelles: anche in questo caso, prevarranno i toni da “campagna elettorale permanente” oppure si cercherà con intelligenza di esercitare influenza dall’interno delle istituzioni di Bruxelles? Non dovremmo poi dimenticarci la Cina: nonostante non sia prioritaria per noi da un punto di vista squisitamente geopolitico, l’espansione di Pechino verso Ovest – attraverso la Nuova Via della Seta – e verso Est con le rivendicazioni nel Mar Cinese Meridionale e nel Pacifico, saranno tendenze chiave per l’evoluzione delle relazioni internazionali nei prossimi anni.

Guardando verso Sud, la Libia è ancora una grande questione irrisolta. Riuscirà l’Italia a giocare un ruolo primario nella soluzione di questa crisi?

La Libia deve indubbiamente rimanere una delle priorità chiave per la stabilità politica, economica e sociale del nostro Paese: da Tripoli dipendono buona parte del nostro fabbisogno energetico e la soluzione della questione migratoria. Il nostro Governo deve mettere in campo continui sforzi diplomatici per favorire una soluzione interna che riporti pace e stabilità in Libia. Tale situazione deve preservare l’unità politica e territoriale del Paese, tenendo conto delle divisioni tribali e delle rivendicazioni avanzate da Tripolitania e Cirenaica.

Se dovesse puntare le sue fiches, chi sarà secondo lei il personaggio dell’anno nel 2019?

Bè, questa domanda è molto semplice: Trump senza ombra di dubbio. L’inquilino della Casa Bianca avrò un anno complicato, dovendo resistere agli attacchi che gli arriveranno dai Democratici, forti della ritrovata maggioranza al Congresso, e al contempo cercando di evitare il pericolo di una recessione che potrebbe colpire gli USA tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020. Dal nostro punto di vista, speriamo che il Presidente statunitense continui ad interpretare al meglio lo spirito di amicizia che da sempre lega i nostri due Paesi.

Davide Tentori

Print Friendly, PDF & Email
Davide Tentori

Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Attachè Economico. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa