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In breve

  • Superata con successo la prova dei Mondiali di calcio, la Russia di Putin ha vissuto un 2018 piuttosto incolore, tra tensioni esterne con l’Occidente e crescente insoddisfazione interna per le difficoltà dell’economia. La figura del Presidente è parsa meno incisiva e meno popolare rispetto al passato, soprattutto a causa della controversa riforma delle pensioni promossa dal Governo Medvedev.
  • Nonostante ciò, Mosca ha continuato a giocare un ruolo di rilievo in Medio Oriente e ha difeso con forza le sue posizioni in Ucraina, arrivando addirittura al blocco navale dello Stretto di Kerch lo scorso novembre. Putin ha anche rafforzato l’alleanza con la Cina in Asia e ha mostrato un crescente interesse verso l’Africa subsahariana, avviando contatti diplomatici e militari con diversi paesi della regione.
  • Nulla di nuovo invece nei rapporti con Europa e USA, ormai bloccati in una spirale di sospetti e recriminazioni. In tal senso il caso Skripal sembra aver danneggiato seriamente ogni possibilità di distensione a breve termine, nonostante i tentativi di alcuni Governi europei (Italia compresa).
  • Il 2018 è stato relativamente grigio anche per gli altri membri del Commonwealth of Independent States (CIS), con la significativa eccezione dell’Armenia. La “rivoluzione di velluto” di aprile ha infatti alterato radicalmente gli equilibri politici del Paese e potrebbe avere importanti conseguenze per il futuro del Caucaso, specialmente se porterà a una parziale distensione con l’Azerbaijan sul Nagorno-Karabakh.   

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Fig. 1 – Vladimir Putin con il Presidente turco Erdogan, suo importante e problematico interlocutore nello scacchiere mediorientale

Aree di crisi

  • Russia-Ucraina: resta il conflitto principale dell’area post-sovietica e quello più pericoloso per gli equilibri internazionali. Le schermaglie nel Mar d’Azov, lo stallo armato nel Donbass e l’autocefalia polemica della Chiesa ortodossa ucraina mantengono alta la tensione, rendendo impossibile una reale tregua tra Mosca e Kiev. Da questo punto di vista, le elezioni presidenziali ucraine di fine marzo saranno cruciali per capire i prossimi sviluppi dello scontro tra i due Paesi;
  • Armenia: il Governo di Nikol Pashinyan dovrà mantenere le promesse di riforme interne e cercare un nuovo profilo internazionale, specialmente nella regione caucasica. Da tenere d’occhio i rapporti con Mosca, che non ha accolto favorevolmente gli eventi rivoluzionari dello scorso anno;
  • Terrorismo islamista: rimane una minaccia seria sia per la Russia che per le repubbliche dell’Asia Centrale, alimentata dai conflitti in Siria e Afghanistan;
  • Proteste regionali in Russia: molte aree periferiche della Federazione Russa (Inguscezia, Buriazia) sono sempre più insofferenti del centralismo di Mosca e dell’arretratezza economica in cui sono costrette a vivere. Il 2018 ha già visto diverse proteste anti-governative, che potrebbero conoscere una significativa escalation nell’anno appena iniziato. 
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Fig. 2 – I leader dei Paesi del Commonwealth of Independent States (CIS) durante il loro ultimo summit a San Pietroburgo (dicembre 2018)

Opportunità

  • Dialogo diplomatico tra Russia e Unione Europea: la Russia vorrebbe relazioni più distese con i Paesi UE per alleggerire le sanzioni internazionali adottate dopo l’annessione della Crimea. Finora i tentativi della diplomazia russa sono falliti, soprattutto a causa delle recrudescenze della crisi ucraina, ma Francia e Germania sembrano comunque interessate a un dialogo pragmatico con Mosca sulle principali questioni internazionali. L’Italia potrebbe sostenere questo loro interesse e usarlo per tutelare gli interessi degli operatori economici attivi sul mercato russo, colpiti più o meno seriamente dalle sanzioni. Ciò richiederà però un atteggiamento diverso da quello polemico espresso dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini nei mesi scorsi, che non ha fatto altro che indispettire molti partner europei e alimentare le accuse di “filo-putinismo” al Governo Conte;
  • Riformismo in Asia Centrale: diversi Paesi dell’Asia Centrale stanno conoscendo un periodo di interessanti riforme economiche e politiche. L’Uzbekistan, ad esempio, ha adottato un ambizioso programma di liberalizzazioni, mentre il Kazakistan cerca di proporsi sempre più come un hub finanziario e tecnologico di rilievo in ambito eurasiatico. Tutte le repubbliche dell’area stanno poi cercando di sfruttare la spinta propulsiva della Belt and Road Initiative (BRI) cinese, aumentando il proprio peso sulla rete di nuovi collegamenti stradali e ferroviari tra Oriente e Occidente. Per l’Italia e la UE queste dinamiche sono di estrema importanza e possono offrire grandi opportunità, sia diplomatiche che commerciali. Roma però sembra ancora priva di una strategia efficace per approfittare della situazione;  
  • Spiragli sul Nagorno-Karabakh?: la “rivoluzione di velluto” armena potrebbe favorire negoziati diplomatici tra Yerevan e Baku per risolvere l’annosa questione del Nagorno-Karabakh. In tal senso alcune dichiarazioni di Pashinyan fanno ben sperare, mentre il Governo azero ha inviato diversi messaggi distensivi all’indirizzo del nuovo Premier armeno. Tuttavia le posizioni restano estremamente distanti e l’assenza di un mediatore capace potrebbe vanificare qualsiasi sforzo diplomatico tra le due parti. Al momento la Russia non sembra avere alcun interesse a sostenere seriamente un dialogo Yerevan-Baku, e anche gli USA non hanno particolari stimoli per farlo. Sarà la UE a colmare questo vuoto?   

Personaggio dell’anno

Vladimir Putin e Nikol Pashinyan. Putin dovrà cercare di riaffermare il suo primato in politica interna e difendere le posizioni conquistate a livello internazionale. Da questo di punto vista, l’avvio di riforme economiche serie sarà fondamentale per rinsaldare l’autorità del Cremlino, così come l’adozione di un profilo più cauto all’estero. Pashinyan dovrà invece implementare il rinnovamento promesso dalla “rivoluzione di velluto” e tutelare la fragile posizione dell’Armenia nel Caucaso, cercando il dialogo con l’Azerbaijan e mantenendo rapporti amichevoli con la Russia.

Eventi dell’anno

  • Visita di Putin in Italia (prima metà dell’anno)
  • Elezioni presidenziali in Ucraina (31 marzo)
  • Consiglio Supremo dell’Unione Economica Eurasiatica ad Astana (maggio)
  • Summit della Shanghai Cooperation Organisation in Kirghizistan (giugno)
  • G20 di Osaka (28-29 giugno)
  • International Economic Forum di San Pietroburgo (6-8 giugno)
  • Eastern Economic Forum di Vladivostok (4-6 settembre)
  • Summit CIS in Turkmenistan (11 ottobre)
  • Forum Russia-Kazakistan a Omsk (novembre)

Simone Pelizza

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