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In breve

  • Sono passate poche settimane dal suo inizio e già il 2019 si sta rivelando un anno carico di novità per il continente africano. Per cominciare, le proteste in Sudan (cominciate a novembre) e il tentativo di colpo di Stato in Gabon mostrano chiaramente come, anno dopo anno, le popolazioni africane siano diventate sempre più insofferenti nei confronti dei regimi autoritari che ne hanno dettato le sorti per decenni.
  • A riprova di ciò, alle ultime elezioni presidenziali in Congo ad aggiudicarsi la vittoria è stato il candidato dell’opposizione Felix Tschisekedi, che ha battuto Emmanuel Shadary, il candidato sostenuto dal Presidente uscente Joseph Kabila, provocando le reazioni di molti, tra cui quella della Conferenza episcopale che accusa Tschisekedi di brogli. Nonostante ciò, il FCC (Common Front for Congo) ha mantenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento, costringendo il neo-Presidente a un accordo per garantire la governabilità del Paese.
  • Tra i venti Paesi africani che affronteranno nuove elezioni figurano anche Sud Africa e Nigeria, due delle economie più importanti del continente. In Nigeria, le elezioni si svolgeranno in un clima viziato dall’incombente minaccia islamista. A contendersi la Presidenza saranno il Presidente uscente Muhammadu Buhari e Atiku Abubakar. Per il Sud Africa, a seguito delle dimissioni di Jacob Zuma, Cyril Ramaphosa ha assunto la guida dell’ANC (African National Congress), il partito di maggioranza alla guida del Paese sin dal 1994.
  • A dicembre gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova strategia d’intervento per l’Africa, che pone l’accento sulle responsabilità nello sviluppo delle relazioni commerciali e nel mantenimento della pace. Nell’illustrare la nuova strategia, il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton ha insistito sulla scarsa fiducia che nutre nei confronti delle istituzioni internazionali e sulla necessità di contrastare l’atteggiamento “predatorio” della Cina e della Russia nei confronti del continente africano.

Aree di crisi

  • Somalia: Gli attacchi che hanno colpito la capitale Mogadiscio negli ultimi mesi del 2018 fanno presagire che anche nel 2019 i gruppi terroristi legati ad Al-Qaeda rappresenteranno ancora un fronte di preoccupazione per il Paese.
  • Camerun: L’insurrezione delle aree anglofone del Camerun occidentale era cominciata nell’ottobre del 2016 come una rivendicazione pacifica. Tuttavia, l’escalation di violenze ai danni della maggioranza francofona del Paese si è progressivamente trasformata in una guerra civile che rischia di disgregare l’unità territoriale del Paese. Il Presidente Paul Biya ha minacciato una repressione durissima, escludendo l’ipotesi di intraprendere un dialogo con i dissidenti che potrebbe invece arginare le spinte secessioniste.
  • Sahel: Nonostante l’invio di contingenti internazionali, l’insurrezione jihadista cominciata sette anni fa nel nord del Mali non sembra dare segni di cedimento, anzi, continua a riverberarsi in tutta la regione. Il processo di radicalizzazione avviene con modalità diverse rispetto, per esempio, ai Paesi mediorientali. La religione non sembra essere il principale fattore di affiliazione. Sono invece la povertà, la disoccupazione, l’emarginazione sociale e il richiamo etnico-nazionalistico a spingere molti giovani ad unirsi alle milizie del Califfato.

Opportunità

Buone notizie dall’Etiopia, dove il primo ministro Abiy Ahmed  sta perseguendo il cambiamento a un ritmo impressionante, trainando una delle economie africane in più rapida ascesa. Da quando ha preso il potere l’anno scorso, Abiy ha cercato di ristabilire un sistema democratico e multipartitico in un Paese che per venticinque anni è stato guidato dal Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope.

Personaggio dell’anno

Abiy Ahmed. Eletto lo scorso aprile, durante i primi cento giorni di governo, il premier etiope ha stipulato uno storico accordo di pace con l’Eritrea, ha legalizzato le opposizioni politiche, ha liberato numerosi prigionieri politici e ha avviato una lotta alla corruzione all’interno della sua stessa coalizione politica. Il riavvicinamento con il Presidente eritreo Afewerki avrà conseguenze economiche e commerciali importanti, perché l’Etiopia avrà nuovamente accesso ai porti eritrei di Assab e Massaua e non sarà più costretta a dipendere da Gibuti per le esportazioni.

Eventi dell’anno

  • Gennaio, elezioni nella Repubblica Democratica del Congo
  • Febbraio, elezioni in Nigeria
  • Aprile, elezioni presidenziali in Algeria
  • Ottobre, elezioni in Tunisia (parlamentari e presidenziali)
  • Maggio, elezioni in Sud Africa
  • 4-6 settembre, World Economic Forum a Cape Town (Sudafrica)

Caterina Pucci

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Caterina Pucci

Nata nel 1990, il giornalismo è una vocazione che ho cominciato a coltivare sin dall’adolescenza. All’università, ho scelto di assecondare l’interesse per le lingue straniere, specializzandomi in inglese e arabo. Intanto, scrivevo per una rivista della mia città, Altamura. Nel 2013, il grande passo: mi sono trasferita a Milano per studiare Relazioni Internazionali. Sacrificando l’estate del 2014, ho trascorso un mese a Rabat per seguire un corso intensivo di lingua araba. L’ultimo semestre della mia vita accademica l’ho passato a Gent, in Belgio. Nel 2015, mi sono laureata con una tesi in Storia dell’Asia Islamica sul pensiero di Ali Shariati e la rivoluzione iraniana. Ho cominciato a lavorare come Assistente alla Comunicazione per l’Istituto di Cooperazione Economica Internazionale (ICEI) di Milano. In quel periodo, ho cominciato a scrivere per Il Caffè Geopolitico e ad ottobre 2016 sono diventata Responsabile del desk Africa. Continuo a occuparmene con passione da allora, mentre nella vita lavoro come redattrice. Continuando a perseguire il sogno di diventare una brava giornalista.