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In breve

  • Il 2018 non è stato un anno facile per l’Asia: le tensioni politiche e economiche tra Cina e USA hanno scosso seriamente gli equilibri regionali, come testimoniato dalla crescente instabilità dei mercati finanziari locali e dal fallimento del vertice APEC di Port Moresby (Nuova Guinea). Inoltre si è assistito a un pesante arretramento della democrazia, specialmente nel Sud-est asiatico, e a un indebolimento di strutture multilaterali come l’ASEAN, vittime delle pressioni contrastanti di Washington e Pechino.
  • Impegnata in un duro confronto con l’amministrazione Trump, la Cina di Xi Jinping resta il perno principale attorno a cui si muoverà l’attualità asiatica nell’anno appena iniziato. Tutti i Paesi della regione si posizioneranno infatti in base alle decisioni di Pechino, appoggiandole o ostacolandole a seconda dei propri interessi.  
  • L’ambizioso progetto della Belt and Road Initiative (BRI) rimane cruciale per Pechino, anche se incontra difficoltà sempre maggiori a causa della diffidenza dei Paesi coinvolti e del rallentamento economico del gigante cinese.
  • Il fronte avverso alla Cina (USA, Giappone, India) rimane privo di alternative valide alla BRI per attirare gli Stati scontenti dell’assertività cinese, specialmente nel Sud-est asiatico. Nonostante alcuni progressi, come il Dialogo 2+2 tra India e USA, manca ancora una strategia concertata per sfidare efficacemente la politica di potenza cinese.  

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Fig. 1 – Discorso di Xi Jinping per commemorare il quarantesimo anniversario delle riforme economiche di Deng Xiaoping, 18 dicembre 2018

Aree di crisi

  • Guerra commerciale Cina-USA: nonostante la tregua annunciata al G20 di Buenos Aires, restano forti dubbi su una reale ricomposizione delle tensioni economiche sino-americane, alimentate anche dal caso Huawei e da un confronto sempre più duro nel settore tecnologico.
  • Taiwan: fulcro delle tensioni sino-americane in Asia orientale, deve fare i conti con una Presidente indebolita (Tsai Ing-wen) e le minacciose richieste di riunificazione avanzate da Pechino negli ultimi mesi.
  • Corea del Nord: una crisi che rimane estremamente pericolosa, a dispetto della recente distensione diplomatica intercoreana e del dialogo tra Kim e Trump. Finora Pyongyang ha infatti concesso pochissimo in termini di denuclearizzazione e minaccia anche di fare marcia indietro senza un sostanziale alleggerimento delle sanzioni.
  • Mar Cinese Meridionale: dispute territoriali e contese marittime irrisolte, a dispetto del dialogo Cina-ASEAN. USA sempre più assertivi nell’area in funzione anti-Pechino.
  • Myanmar: conflitti etnici nel Rakhine e nello Shan, rimpatrio dei profughi Rohingya dal Bangladesh.
  • Afghanistan: protagonista di un difficile processo di pace, tra attacchi terroristici e possibile ritiro degli USA.
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Fig. 2 – I leader delle due Coree, Moon Jae-in e Kim Jong-un, durante il loro ultimo summit dello scorso settembre

Opportunità

  • Spazi di manovra politica e economica: uno scenario così frammentario e volatile sta aprendo interessanti possibilità per diverse medie potenze, interessate a sfruttare lo scontro Cina-USA a proprio vantaggio. Si veda, ad esempio, il ruolo sempre più importante di Singapore e Corea del Sud nel Sud-est asiatico. Anche Francia e Gran Bretagna mirano a ritagliarsi uno spazio diplomatico e economico di rilievo nella regione, non necessariamente allineato con gli USA. Da questo punto di vista l’Italia appare pericolosamente inadeguata, anche a causa di una profonda ignoranza della regione e dei suoi equilibri interni. Un’inadeguatezza che, se non corretta in tempo, rischia di diventare sempre più pesante col passare degli anni. 
  • Tentativi di ripresa democratica: nonostante un generale declino regionale, le tendenze democratiche restano forti in Asia e vengono alimentate da movimenti dal basso sempre più intraprendenti, specialmente nei Paesi del subcontinente indiano. Il ritorno della Thailandia alla politica attiva, con le prime elezioni dopo il golpe militare del 2014, potrebbe poi aprire spiragli interessanti anche nel Sud-est asiatico, soprattutto se verranno adeguatamente supportati dalla comunità internazionale.  

Personaggio dell’anno

Xi Jinping. Il Presidente cinese deve affrontare le prime grandi sfide della sua leadership, riconfermata in pompa magna dal XIX Congresso del Partito Comunista nel 2017. Dallo scontro commerciale con Trump alle tensioni con Taiwan, dal rallentamento dell’economia alla crisi nordcoreana, Xi si ritrova infatti a gestire una situazione sempre più complessa e delicata che potrebbe compromettere le ambizioni globali di Pechino. Per uscire dall’impasse il Presidente e i suoi collaboratori dovranno elaborare una strategia flessibile e di lungo periodo per rintuzzare le pressioni statunitensi e rassicurare i propri vicini regionali, sempre più innervositi dalle manovre economiche e militari cinesi. Anche il progetto della BRI avrà bisogno di una nuova impostazione per superare l’ostilità occidentale e lo scetticismo degli altri paesi asiatici.     

Eventi dell’anno

  • Negoziati commerciali Cina-USA (gennaio-febbraio)
  • Secondo summit Kim-Trump (febbraio)
  • Elezioni parlamentari in Thailandia (tarda primavera)
  • Elezioni presidenziali in Indonesia (17 aprile)
  • Elezioni parlamentari in India (aprile-maggio)
  • Elezioni federali in Australia (maggio)
  • Vertice ASEAN a Bangkok (22-23 giugno)
  • Elezioni per la Camera alta giapponese (luglio)
  • Settantesimo anniversario della RPC (1 ottobre)
  • Vertice APEC in Cile (16-17 novembre)

Simone Pelizza

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