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Caffè Mondiale 2010

In occasione dei Mondiali di Calcio di Sud Africa 2010, il Caffè lancia una nuova rubrica dedicata a questo grande evento planetario.
Nei nostri articoli presentiamo ognuna delle 32 nazioni partecipanti con le loro squadre, ovviamente con lo stile che ci contraddistingue: non solo calcio, ma anche quello che ruota intorno al mondo del calcio e dello sport.

luglio, 2010

  • 5 luglio

    Il Caffè Mondiale – Indice

    In occasione dei Mondiali di Calcio di Sud Africa 2010, il Caffè lancia una nuova rubrica dedicata a questo grande evento planetario. Nei nostri articoli presentiamo ognuna delle 32 nazioni partecipanti con le loro squadre, ovviamente con lo stile che ci contraddistingue: non solo calcio, ma anche quello che ruota intorno al mondo del calcio e dello sport. In occasione dei Mondiali di Calcio di Sud Africa 2010, il Caffè lancia una nuova rubrica dedicata a questo grande evento planetario. Nei nostri articoli presentiamo ognuna delle 32 nazioni partecipanti con le loro squadre, ovviamente con lo stile che ci contraddistingue: non solo calcio, ma anche quello che ruota intorno al mondo del calcio e dello sport. Il Caffè Mondiale Indice delle schede AFC  Australia Giappone Corea del Nord  Corea del Sud  CAF Algeria Camerun Costa d'Avorio Ghana  Nigeria Sud Africa CONCACAF Honduras Messico Stati Uniti CONMEBOL Argentina Brasile Cile Paraguay Uruguay OFC Nuova Zelanda UEFA Danimarca Inghilterra Francia Germania Grecia Italia Olanda Portogallo Serbia Slovacchia Slovenia Spagna Svizzera Legenda AFC: Asian Football Confederation CAF: Confederation of African Football CONCACAF: Confederation of North and Central America and Caribbean Association Football CONMEBOL: Confederación sudamericana de Fútbol OFC: Oceania Football Confederation UEFA: Union of European Football Associations Altri contenuti correlati: Sud Africa: il Mondiale della sicurezza  

  • 3 luglio

    La sorpresa (mancata)

    Dopo aver eliminato Repubblica Ceca, Polonia e Russia, la piccola ma agguerrita compagine slovena si è avvicinata al mondiale sudafricano da vera e propria sorpresa. Una squadra giovane e con alcuni talenti interessanti che aveva iniziato il mondiale con una vittoria, seppur fortunosa, sull'Algeria. Poi prima gli Usa e poi l'Inghilterra di Fabio Capello hanno interrotto il sogno di una piccola nazionale che torna a casa con il rammarico di non aver superato un girone forse alla sua portata. IL PAESE Ventimila chilometri quadrati ed appena due milioni di abitanti. L'ex Repubblica Socialista di Slovenia, denominazione abolita nel 1992 in seguito allo scioglimento della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, si presenta nonostante le sue ridotte dimensioni come una delle più floride realtà dell'area. Entrata nella moneta unica nel 2006, la Slovenia ha aderito agli Accordi di Schengen l'anno successivo ricoprendo la la presidenza di turno dell'Unione Europea nel 2008. Il paese gode di un'invidiabile situazione economica che sembra essere in controtendenza rispetto alle più grandi realtà europee. I salari sono in costante aumento, le imprese locali richiedono sempre maggiore manodopera e conseguentemente il divario socio-economico coi 15 grandi d'Europa si attenua sempre più col passare dei mesi. Gli imprenditori investono con rinnovata fiducia nel paese tanto che all'interno della classifica della competitività stilata dal World Economic Forum, Lubiana si attesta al 37esimo posto nel mondo: ben undici posizioni davanti l'Italia. I dati dell'economia la rendono a tutta ragione uno degli stati più ricchi dell'area orientale dell'Europa e le stime di crescita portano a pensare che a breve il paese potrà competere anche con economie più sviluppate. CAFFE' IN PILLOLE Come tutti i paesi nati in seguito allo smembramento della Repubblica Jugoslavia, fin dalla sua nascita la Slovenia ha dovuto combattere dure battaglie politiche per il riconoscimento dei suoi confini. Da …

  • 3 luglio

    Riscossa slovacca

    Dal ruolo di “sorella minore” della Repubblica Ceca a quello di rivelazione ai Mondiali sudafricani, il passo compiuto dalla nazionale slovacca è stato abbastanza rapido. Un'ascesa non soltanto calcistica, ma anche economica, dal momento che Bratislava ha compiuto nell'ultimo decennio importanti progressi che le hanno consentito di entrare nella zona Euro. IL PAESE Era il 1 gennaio 1993 quando cadeva uno degli ultimi residui della cortina di ferro: Praga e Bratislava si separavano, la Cecoslovacchia si scindeva in due Stati indipendenti sulla base del rispetto delle due nazionalità prevalenti, appunto quella ceca e quella slovacca. La Repubblica Ceca, che anche in epoca sovietica era stato comunque l'elemento più forte della coppia, impiegò meno tempo a dare slancio alla propria economia, sull'onda di privatizzazioni e liberalizzazioni compiute con maggiore oculatezza rispetto agli scempi che stavano avendo luogo nel resto dell'Europa orientale, Russia e Ucraina in primis. La Slovacchia, invece, rimase nell'ombra per tutti gli anni Novanta. Poi il vento iniziò a cambiare: le politiche adottate dalle istituzioni slovacche riuscirono ad invertire la rotta e a consentire al piccolo Paese mitteleuropeo una crescita economica rapida e sostenuta. La ricetta? Non molto originale, a dire il vero: tassazione bassissima sugli investimenti e liberalizzazione del mercato del lavoro, al fine di attrarre capitali stranieri. La Slovacchia, dunque, un po'come l'Irlanda ad Ovest e la Romania ad Est, è stata in grado di attirare investimenti e di compiere un vero e proprio boom economico. Conti pubblici in ordine e politiche macroeconomiche rigorose hanno poi permesso a Bratislava di entrare nell'Unione Europea nel 2004 e addirittura nell'Euro nel 2009. Quest'ultimo è un dato interessante, se si pensa che la Repubblica Ceca, più sviluppata, adotta ancora le corone e passerà alla moneta unica solo nel 2012, a causa dei pesanti deficit di bilancio registrati negli ultimi anni. …

  • 1 luglio

    Taeguk e innovazione

    La formazione sud coreana ha chiuso il proprio cammino nel Mondiale africano, agli ottavi di finale, confermando comunque una crescita che non è certo solo calcistica. Dopo aver ospitato, insieme al Giappone, i Mondiali del 2002 lo sport continua ad essere un volano per la visibilità di un Paese che negli ultimi anni si è proposto come un intermediario affidabile tra gli interessi delle grandi potenze e le economie emergenti nel nord Asia. IL PAESE – La Corea del Sud si separa dal Nord nel 1950 e per tre anni viene combattuta una guerra che provoca oltre 2 milioni di morti e mette in ginocchio sia il Nord che il Sud. Dopo decenni travagliati, negli anni '80 il motore dell'economia e della politica sudcoreana si rimette in moto ed il Paese, di fatto, risorge. Oggi l'economia sudcoreana, classificabile tra quelle “emergenti”, è ai primi posti tra quelle asiatiche ed ha già un altissimo livello di diffusione ed investimenti nelle tecnologie. L'attuale Presidente, Lee Myung-bak (detto il Bulldozzer), in carica dal 2008, punta tutto sull'ulteriore sviluppo delle capacità produttive del Paese, che ha però molto sofferto la recente crisi del credito. Nell'ultimo decennio Seul ha cercato sempre più di ritagliarsi un ruolo di intermediazione tra gli interessi economici e politici di Cina, Stati Uniti e Giappone nell'Asia dell'est, ed ha cercato di rafforzare la propria posizione nei consessi internazionali. Ban Ki Moon, ex Ministro degli esteri, è l'attuale Segretario Generale delle Nazioni Unite; truppe sudcoreane hanno preso parte alle missioni militari in Iraq ed Afghanistan. Dulcis in fundo, Seul presiederà il G20 del novembre 2010, dove dovrà dimostrare la propria capacità di porsi come interlocutore bilanciato tra le istanze delle grandi economie e quelle, a lei più vicine, delle economie emergenti. Rimane insoluto il nodo delle relazioni, sempre tesissime, con il …

giugno, 2010

  • 29 giugno

    Canguri col pallone

    L'Australia è uscita di scena dai Mondiali sudafricani senza riuscire a ripetere la piccola impresa compiuta nel 2006, quando raggiunse gli ottavi di finale dove fu sconfitta da un'Italia ben diversa da quella vista quest'anno. Un Paese sconfinato e scarsamente popolato, spesso ai margini delle grandi vicende geopolitiche, ma non per questo meno affascinante. IL PAESE Troppo grande per essere un'isola: l'Australia è considerata come un vero e proprio continente. Del resto l'Oceania, oltre all'immenso blocco australe, è poco altro: la Nuova Zelanda, schiacciata agli antipodi del pianeta, e i minuscoli arcipelaghi dispersi nell'Oceano Indiano. E' innegabile dunque che l'Australia rappresenti un vero e proprio “magnete geopoltico”, ovvero un attore che esercita un'attrazione e un'influenza pressochè esclusiva nell'area. Un'influenza che però è quasi esclusivamente regionale, dal momento che gli interessi in gioco non sono abbastanza ingenti da mettere in gioco gli interessi delle grandi potenze globali. Con una popolazione di appena ventun milioni di abitanti concentrati quasi per intero sulle coste, l'Australia ha agito nella prima metà del XX secolo come grande richiamo per gli emigranti in cerca di fortuna dall'Europa, un po'come gli Stati Uniti e l'Argentina. E tanti sono coloro che hanno fatto fortuna: oggi l'ex colonia britannica (fa ancora parte del Commonwealth) è una delle nazioni più sviluppate al mondo. La ricchezza del Paese si basa su una discreta dotazione di materie prime (carbone, oro, gas naturale, uranio), oltre che su una struttura produttiva molto moderna che si basa al giorno d'oggi sulla fornitura di servizi. Nonostante la relativa lontananza dal resto del mondo, però, Canberra non è riuscita ad evitare gli effetti della crisi globale. A differenza dell'Europa, che continua a rimanere impantanata nella stagnazione, tuttavia il governo laburista di Kevin Rudd ha saputo far fronte alla congiuntura sfavorevole abbassando i tassi di interesse e spingendo …

  • 28 giugno

    Il sogno celeste

    Già due volte campioni del mondo, gli uruguagi sognano un'incredibile tripleta. Sebbene i pronostici siano tutti contro, si tratta di una delle rivelazioni del torneo. In patria, un Paese sviluppato e economicamente e politicamente in salute, nonostante i problemi legati alla crisi economica mondiale. L'Uruguay resta una delle realtà più virtuose del subcontinente americano e il calcio sembra attualmente calcare le orme della situazione politico-economica. IL PAESE Secondo Paese per grandezza in tutto il sub-continente americano, secondo solo al Suriname, il piccolissimo Stato (circa 3 milioni e mezzo di abitanti) rappresenta una delle realtà più floride e sviluppate dell’America Latina. Dal 2004 è al potere per la prima volta il Fronte Ampio, grande coalizione di centro-sinistra che raggruppa tutte le forze della sinistra, dai comunisti, ai socialisti, agli ex guerriglieri rivoluzionari dei Tupamaros. L’economia dell’Uruguay è una delle più virtuose del Sudamerica, così come, a livello politico, la situazione sembra essere molto stabile, dopo la fine della dittatura militare, durata per più di dieci anni tra gli anni ’70 e ’80. Per alcuni aspetti, verrebbe da dire, ancora “ultimo tra i primi”, se si considera il rapporto dell’Economist Intelligence Unit secondo cui l’Uruguay è il meno democratico delle 28 maggiori democrazie al mondo, il Paese vanta comunque una posizione di avanguardia in tema di libertà e diritti civili, se rapportata al resto dell’America Latina. La qualità della vita è una delle migliori nell’area, come dimostrato dall’aspettativa di vita tra le più alte e i tassi di mortalità tra i più bassi nella regione. Allo stesso modo, l’Uruguay vanta il più basso indice di corruzione percepita di tutto il Sudamerica, dopo il Cile e, dopo l’Argentina, il più alto indice di sviluppo umano. Una delle sfide cui deve far fronte attualmente, complice la contingenza economica mondiale, riguarda la diminuzione della disoccupazione …

  • 24 giugno

    Italia, che delusione

    Ieri mattina il titolo era: ore 16, l'Italia si desta? La risposta purtroppo è stata evidente, eppure il Caffè ci credeva. Ecco la scheda geopolitico-pallonara (scritta prima del disastro Slovacchia) del nostro Paese e della nostra Nazionale, che tra loro hanno diverse commistioni e moltissimi punti in comune. Sembra essere nel nostro DNA: diamo il meglio nella difficoltà e nell'emergenza. Non ieri, purtroppo IL PAESE Raccontare il proprio Paese in poche righe è assai più complicato che farlo per tutti gli altri Paesi…proviamoci. Come sta la nostra Italia? Si potrebbe dire che la nostra Nazionale è attualmente lo specchio del Paese reale (considerazione estendibile a tanti altri Paesi). Si arranca e si fatica, in mezzo alle polemiche. Una crisi economica che non dà tregua, anzi. Una manovra da approvare, tra tante considerazioni e una certezza comune: è necessario tagliare e fare sacrifici, certo, il momento è particolare. Basta non lo si chieda a me e alla mia categoria. Una maggioranza e un governo caratterizzati da divisioni e lotte. Una opposizione troppo spesso non pervenuta. Un controverso referendum su Pomigliano, che ancora non è chiaro se rivoluzionerà il mercato del lavoro o se lascerà tutto com’è. Uno scandalo alla settimana, che non può avvenire che trascorra qualche giorno senza che questo o quel potente di turno, beccato con le mani nella marmellata, passi dalle stelle alle stalle in un amen. Una legge sulle intercettazioni che, tra utilizzo delle stesse nelle inchieste giudiziarie, libertà di informazione e diritto alla privacy, promette di essere una delle questioni più controverse della Seconda Repubblica. Un federalismo che chissà se si potrà attuare, tra spinte di decentramento (legittime) e venticelli di divisione (un po’ meno). Un sistema di riforme che arriverà assieme a Godot, se non dopo. Una precarietà sul lavoro sempre più pesante. Un… Stop. …

  • 23 giugno

    Le volpi sono tornate

    L’Algeria torna ai Mondiali di calcio dopo un’assenza durata 24 anni. A permettere agli algerini di staccare il biglietto per il Sudafrica è stato l’eterno scontro con l’Egitto, rivale sulla carta più forte, ma sconfitta in uno spareggio drammatico. Il Paese, in cerca di stabilizzazione dopo il terremoto della guerra civile nel decennio scorso, gioca le sue carte a livello internazionale e regionale sulle immense risorse di gas naturale di cui dispone, ma è anche sulla strada di una difficile riconversione e diversificazione dell’economia, che possa portare all’Algeria maggiore sviluppo e benessere sociale. IL PAESE Uscita da una sanguinosissima guerra civile solo 10 anni fa, l’Algeria continua ad essere, seppur ai margini delle cronache occidentali, un Paese che a stento cerca di uscire dalla spirale di instabilità e violenza che ha caratterizzato tutti gli anni ’90. Ancora teatro di frequenti scontri tra le Forze di sicurezza e i gruppi di matrice islamista, adesso riuniti sotto la sigla di AQAM (Al-Qaeda nel Maghreb), l’Algeria si muove nel panorama internazionale attuale tra molte contraddizioni, in parte tipiche di un Paese in via di sviluppo e ricco di risorse naturali. Si tratta infatti del maggior produttore di gas naturale della regione del Maghreb, uno dei primi al mondo, e il maggior fornitore di tale risorsa ai Paesi europei, Italia in primis. Allo stesso tempo, la natura di stampo semi-autoritario del regime del Presidente Bouteflika, mascherata da un apparente sistema istituzionale democratico e repubblicano, alimenta le tensioni all’interno dell’Algeria, affetta da un’ineguaglianza della redistribuzione delle risorse che lascia molte persone in una situazione di povertà: Tutto ciò, nonostante gli apparenti tentativi di riforma economica e sociale portati avanti dal governo centrale. La presenza di una forte minoranza berbera, soprattutto cabila, unita alla permanenza di gruppi legati al radicalismo islamista, non aiuta a normalizzare del …

  • 21 giugno

    Stars and Stripes

    Stelle e strisce anche nel logo della nazionale, gli Stati Uniti sono pronti a partecipare al Mondiale 2010 per cercare di entrare nella storia. Non certo la storia del calcio, una vittoria sembra assai improbabile, ma cercheranno di certo un piazzamento migliore di quelli ottenuti finora. Arrivati ai quarti di finale nel 2002, gli statunitensi non hanno superato nel 2006 il girone eliminatorio. Una sfida importante per gli uomini del c.t. Bradley, chiamati a dare ancora maggiore visibilità ad un movimento calcistico giovane ma in costante ascesa. Il soccer non è certo lo sport nazionale e far bene ai prossimi mondiali potrebbe voler dire lanciare la sfida a sport molto più popolari, come il basket o il baseball.   IL PAESE Superpotenza uscita vincitrice dalla Guerra Fredda, gli Stati Uniti si trovano a dover fronteggiare una delle crisi più profonde della loro storia. Crisi economica e politica, la prima nata dalla mancanza di regole che ha portato il sistema finanziario ad affondare l’economia reale. La seconda dovuta ad un unilateralismo a volte arrogante, che ha fatto dell’ex presidente George W. Bush uno dei leader più contestati del pianeta. Il paese si trova ora a dover lottare per dimostrare di poter essere ancora quel faro della libertà e della prosperità che ha attirato milioni di emigranti nel corso del secolo scorso. La variegata composizione etnica-religiosa statunitense è ben rappresentata nella nazionale, in cui militano almeno otto afro-americani e c’è una nutrita rappresentanza di giocatori di origine messicana. Con una particolarità: come ha fatto notare il difensore Jonathan Bornstein gli Stati Uniti sono l’unica squadra che può permettersi di schierare un messicano ebreo facendolo giocare per la propria bandiera. La prima Coppa del Mondo africana coincide con la prima presidenza afro-americana della storia, un connubio importante, come un ideale ritorno alle origini. …

  • 19 giugno

    I Leoni di Sua Maesta’

    I tre leoni inglesi introdotti nello stemma da re Riccardo I nel 1190, le rose rosse simbolo della dinastia Tudor: le maglie della nazionale inglese sono marchiate dalla storia. Una storia gloriosa, un nazionalismo che riecheggia ancora nei centri del potere britannico. L’Union Jack ha sventolato per secoli sui mari e nei più remoti angoli del globo, i ritratti dei regnanti e la sterlina sono arrivati dall’Oceano Indiano a quello Atlantico e l’impero inglese ha dominato il mondo prima di passare il testimone a quegli Stati Uniti che null’altro erano se non una colonia. Gli stessi USA che sono nel girone degli Inlgesi. I leoni cercano la vittoria dopo 44 anni, ma l'inizio del mondiale di Capello è un vero incubo IL PAESE Il Regno Unito si trova ad un bivio importante, scegliere entrare a far parte di un club esclusivo come quello dell’euro o mantenere vivi uno dei simboli nazionali, come lo è la sterlina, mantenendo il ruolo di collante che ha finora avuto tra il Vecchio ed il Nuovo mondo. I segnali degli ultimi giorni lasciano pensare che sarà proprio l’ultimo scenario quello più probabile. Il nuovo Ministro degli Esteri britannico ha fatto sapere che intende promuovere un atlantismo “vecchia maniera” e la sua prima visita ufficiale sarà proprio a Washington. Il neo-premier David Cameron ha rassicurato gli elettori Tory, sottolineando che nella prossima legislatura il Regno Unito si terrà ben lontano da quell’Europa economico-finanziaria che ha rischiato il tracollo ed è ancora preda di una crisi profonda. Senza contare che ogni ulteriore passaggio di sovranità verso l’Unione Europea dovrà essere approvato tramite referendum. I tre leoni, e il nuovo governo, proteggeranno quindi il Regno Unito da una deriva europeista invisa a molti, come abbiamo detto poco sopra: il nazionalismo riecheggia ancora nei centri del potere britannico e, …