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Caffè Europeo 2012

16 paesi partecipanti, 16 nazioni, 16 squadre nazionali, 16 tasselli del vecchio continente, 16 modi diversi d’intendere “l’Europa”, 16 maglie per altrettanti sogni di gloria. Solo Il Caffè Geopolitico vi offre 16 schede, una per ogni nazione, per comprendere tutto ciò che ruota attorno alle speranze di vittoria, non solo sportiva, di tutti i partecipanti agli Europei di Calcio di Polonia e Ucraina .

giugno, 2012

  • 17 giugno

    Questi cechi sembrano italiani

    Caffè Europeo – Repubblica Ceca e Italia sono più vicine di quanto si possa immaginare. Il menu quotidiano al di qua dei Carpazi prevede problemi di corruzione, scontri sull’immunità parlamentare, immobilismo politico e una squadra di calcio che ai grandi appuntamenti rischia sempre di deludere. Unica a salvarsi è la tradizione. Proprio come da noi   SITUAZIONE POLITICA TURBOLENTA – La Repubblica Ceca vive un momento simile ad altri Paesi europei: continui cambi di governo (dal 2006 si sono succeduti ben tre primi ministri), crisi economica e problemi di maggioranza in parlamento – dove la coalizione di Centro destra, guidata da Petr Necas, svanito l’appoggio del centrista Affari Pubblici, non ha più i numeri necessari per approvare le manovre richieste dai mercati.   Intanto la piazza, fomentata dai sindacati, non semplifica l’agenda politica e con diverse manifestazioni – decisamente partecipate: ad aprile nella bellissima Piazza San Venceslao c’erano oltre 100mila persone a protestare – sta pressando per un voto anticipato, favorevole all’opposizione, forse possibile in autunno. il Pd ceco (i socialdemocratici del Cssd, accreditati dai sondaggi oltre al 35%) sono però simili alla creatura guidata da Bersani. Le condizioni di governabilità infatti dipendono da una alleanza o a sinistra (con il Partito Comunista, vicino al 20%) o – complicata ma potenzialmente più efficace – con formazioni più moderate (Top 09 o, addirittura, il lontanissimo Partito Democratico Civico del premier). Un’ultima annotazione, sempre per giochi di parallelismo con il Bel Paese, merita la proposta dei conservatori di accorpare elezioni presidenziali e parlamentari: si tratta di austerità o tattica elettorale per spartirsi il bottino?   In questi giorni – Infuria il caso di David Rath, ex Ministro della Salute e Governatore della Boemia Centrale, arrestato con l’accusa di aver intascato 7 milioni di corone ceche (280mila euro) trovate in una scatola di …

  • 17 giugno

    Fuori da Euro2012… ma ancora in Europa

    La nazionale irlandese allenata dal Trap non sta brillando nella rassegna continentale: le prime due sonore sconfitte patite contro Croazia e Spagna l’hanno già condannata all’eliminazione. In attesa del match decisivo per la nazionale azzurra, vediamo invece come l’Eire ha saputo reagire alla crisi economica che ne ha rallentato l’impetuoso sviluppo economico. Un cammino di risanamento e di nuovo improntato alla crescita   LA CRESCITA IRLANDESE AFFIDATA ALLE CURE ANGLO / AMERICANE – L’Irlanda affida la crescita dei suoi giocatori alle squadre inglesi (21 dei 23 giocatori irlandesi militano in squadre inglesi mentre il capitano Robbie Keane ha appena vinto il campionato americano con i Los Angeles Galaxy e Mc Geady gioca in Russia con lo Spartak Mosca). Un curioso parallelo che possiamo ritrovare per lo sviluppo economico dell’isola che più di guardare alle potenzialità interne confida sull’afflusso di capitali esteri soprattutto americani. È noto infatti come la sua bassa aliquota sui proventi aziendali (12,5%) ha attratto gli investimenti dei colossi americani (dalla Dell alla Apple dalla Johnson & Johnson fino a Google e Facebook) rivelandosi il segreto motore del ruggente sviluppo economico della tigre europea degli anni passati.   L’IRLANDA AGLI EUROPEI – Tornando al calcio giocato l’Irlanda non sta di certo brillando ma le due sconfitte consecutive appena incassate non devono indurre a giudizi troppo negativi. L’approdo della truppa di Trapattoni agli Europei non è cosa comune ed è già un bel successo. Difatti nella sua storia l’Irlanda era approdata soltanto 2 altre volte alla fase finale degli europei e solo in un caso nel lontano 1964 era riuscita nell’impresa di passare il primo turno. Di certo quella con la Spagna è stata una partita poco edificante nel risultato e nel gioco ma se l’Irlanda si è dovuta inginocchiare calcisticamente al colosso iberico nella partita della crisi europea i …

  • 16 giugno

    No agli Eurobond, sì agli eurogol

    Solida e orgogliosa. Multiculturale e patriottica. Proiettata nel futuro ma attenta al suo passato. Questa è la Germania di oggi, sia da un punto di vista politico-economico, sia da quello calcistico. Investimenti e programmazione nel lungo periodo: la Bundesliga ha seguito la stessa ricetta dell’economia ed ora è diventato un campionato più divertente e competitivo, tanto da soffiare all’Italia un posto in Champions League   FORZA SIDERURGICA – Grazie alla sua stabilità economica la Germania sta subendo meno degli altri stati europei la crisi economica internazionale ed anche per questo detiene da qualche anno la leadership politica dell’Unione Europea. Il popolo tedesco ha affrontato negli ultimi cento anni dittature, guerre, devastazione ed un muro. Eppure è riuscito a fare tesoro del proprio passato e, da un paio di decenni unito sotto la stessa bandiera, è proiettato solidamente verso il futuro. Ed il calcio nazionale tedesco sta andando a braccetto con le evoluzioni del paese: rappresentazione sportiva della congiuntura favorevole che vive il paese.   Vista da molti con diffidenza per le sue politiche poco solidali verso i paesi maggiormente in difficoltà, la Germania basa il suo successo su una ferrea programmazione economica e su politiche sociali rispondenti ai reali bisogni del paese. A questo aggiungiamo che si tratta dell’unico paese aderente all’Unione Europea avviato a raggiungere per il 2020 gli obiettivi stabiliti dal Protocollo di Kyoto e dove l’industria delle rinnovabili nel solo 2010 ha creato oltre 200mila posti di lavoro. I tedeschi si gratificano vedendo che il loro rigore porta a risultati concreti, ne sono orgogliosi, anche se all’estero vengono sempre più percepiti come spocchiosi.   ELDORADO? – A descriverla così la grande nazione europea sembra un Eldorado federale nel cuore del vecchio continente. Questa visione idilliaca sembra condivisa dagli immigrati che sempre in misura maggiore vanno in Germania …

  • 15 giugno

    God save our team

    Caffè Europeo – L’Inghilterra, si sa, è la patria del calcio. Perchè, allora, la formazione britannica ha vinto nella sua storia soltanto il Mondiale casalingo del 1966? Tra diatribe interne alla squadra e problemi con l’allenatore (Capello è stato sostituito da Roy Hodgson), gli inglesi si presentano all’Europeo in un clima di incertezza. Parallelamente alla situazione economica, non più così rosea neppure a Londra   MOLTO PIU’ DI UNO SPORT – Vita Sackville-West, poetessa ed intellettuale , scrisse che “l’uomo inglese si può vedere al suo meglio nel momento in cui un altro uomo comincia a tirargli una palla. Egli allora si mostra non sprezzante né vendicativo, non meschino, non lamentoso, né ansioso di lucrare scorrettamente  un vantaggio. Rispetta i regolamenti che lui stesso in genere ha creato e dà per scontato che l’avversario farà lo stesso”. Per i sudditi di Sua Maestà il futbawle- la parola risale al 1491, quando Re Giacomo IV di Scozia decise di bandire « football, golf e altri simili inutili sport» per timore di un attacco inglese- non è difficile capirlo, è molto più che uno sport. Ne è lampante dimostrazione la storia di Wilfred Nevill, comandante di compagnia dell’ottavo East Surrey. È il 1 luglio 1916 e la compagnia si sta preparando per la battaglia della Somme, che risulterà decisiva per le sorti del primo conflitto mondiale. Nevilll si presenta ai suoi quattro plotoni con un pallone su cui giace la scritta:«Finali della Grande Coppa Europea, East Surrey vs Bavaresi». Al primo plotone capace di dribblare e passare il pallone oltre la linea tedesca viene promesso un premio, premio che l’amante del pallone Nevill, morto nei primi momenti del combattimento, non riuscirà a consegnare.   L’HANNO INVENTATO LORO – Del resto lo hanno inventato loro, il calcio. E loro lo hanno regolamentato. Era il …

  • 14 giugno

    L’ora del ‘rescate’

    Caffè Europeo – Che però significa “salvataggio”: ovvero, quello offerto dall’Unione Europea alle banche spagnole sull’orlo del tracollo. Se Madrid è sempre più in crisi economico/finanziaria, con un tasso di disoccupazione alle stelle, qual è invece lo stato di salute del calcio nazionale? Le “Furie Rosse” di Del Bosque si presentano all’Europeo di Polonia e Ucraina come le super-favorite, ma il rischio di essere alla fine di un ciclo non è da sottovalutare   IL “RESCATE” – In questi giorni i termini più frequentemente accostati alla Spagna non sono stati “Furie Rosse” oppure il nome di qualche fuoriclasse rappresentativo della Nazionale di calcio impegnata agli Europei: la parola più utilizzata è invece “rescate”. Attenzione, però: si tratta di un “false friend”, come direbbero gli anglosassoni. Non va tradotta con “riscatto”, bensì con “salvataggio”: si tratta infatti del nome con cui viene descritta l’operazione di supporto finanziario garantita alle banche spagnole dall’Unione Europea dopo che Madrid si è decisa a chiedere aiuto a Bruxelles per evitare il tracollo del proprio sistema creditizio. Di riscatto, inteso come ripartenza, riscossa, voglia di uscire con slancio dalla crisi, non si può dunque parlare.   UN’ALTRA FALLA COPERTA – I trecento miliardi di Euro che l’UE ha offerto alla Spagna attraverso il suo meccanismo di European Financial Stability Fund serviranno a ridare ossigeno a Bankia e agli altri istituti di credito minacciati dal fallimento e ad arrestare la fuga di capitali dal Paese iberico e diretta verso la ben più sicura Germania? Molto probabilmente, si tratterà solo dell’ennesimo “tampone” posto da Bruxelles nel vano – almeno fino ad ora – tentativo di sconfiggere gli effetti della crisi che sta minando alla radice la sopravvivenza stessa della moneta unica. Il Governo di Mariano Rajoy ha delegato all’UE un’ulteriore porzione di sovranità nella speranza che questa operazione …

  • 12 giugno

    Il dittatore svedese

    Caffè Europeo – In un undici titolare privo di grandi promesse, solo il faro del centrattacco, ovvero Zlatan Ibrahimovic può far sperare i tifosi svedesi in qualche attacco d’ansia in un girone veramente duro. Ma il campione del Milan rischia di concentrare nei propri piedi fatati, non solo le speranze del popolo gialloblu ma anche le critiche di telecronisti e compagni, che gli rimproverano di colonizzare il gioco della nazionale. In una Svezia costruita sui principi della liberal-democrazia, ogni uomo al comando è visto con sospetto, anche quando sulla maglia ha scritto un nome da campione   EUROPA SI…EURO NO GRAZIE – La Svezia è uno stato membro dell’Unione Europea dal 1995, il successo economico del paese è dato dalla presenza di un sistema capitalista integrato da importanti interventi sul piano sociale ed economico da parte dello stato. Non è sempre stata rosea però la situazione della nazione scandinava, visto che in passato ha avuto importanti problemi di disoccupazione nel 1990, nel biennio 2000-02 e ancora in epoca recente nel 2009 in conseguenza della crisi economica mondiale. Quasi dieci anni dopo l’entrata nell’Unione Europea, la popolazione preoccupata per l’eventuale impatto sull’economia e sulla sovranità nazionale ha respinto l’introduzione dell’euro mediante un referendum nel 2003.   UNITI SI VINCE – Come in ogni paese statalizzato, il mercato del lavoro non è molto flessibile, fatta eccezione per le multinazionali che riescono a trovare un maggiore raggio di manovra. Grazie quindi ad un’economia solida il paese e i suoi abitanti godono di un tenore di vita mediamente invidiabile, con differenze sociali poco accentuate, livelli impressionanti d’istruzione, un elevato grado di integrazione culturale e un’ottima sanità. “Un dolore condiviso è un dolore dimezzato. Una gioia condivisa è una gioia raddoppiata”, in questo proverbio è racchiuso tutto lo spirito della popolazione svedese conosciuta nel mondo …

  • 11 giugno

    Soldi, potere e nemici

    Caffè Europeo – Sebbene il nostrano Roberto Rosetti, per anni arbitro dei più rilevanti scontri calcistici italiani ed europei ed ora strapagato responsabile arbitri della Federcalcio russa, ritenga che la nazionale del paese più vasto del mondo non abbia nulla da invidiare alle più blasonate rappresentative di Germania e Spagna, un rapido sguardo alla rosa della squadra che si presenterà ai campionati europei ed allo stato di salute (sul campo e non) del movimento calcistico russo lasciano presagire l’opposto, nonostante il successo all’esordio contro la Repubblica Ceca. Lontani dall’intento di “gufare”, tentiamo qui di spiegarvi i perché   IL PARADISO DEI POTENTI – Il calcio russo è popolato da oscuri personaggi legati a doppio filo ai più ramificati intrighi energetici e politici, intrighi che costituiscono le fondamenta dello stesso sistema-paese e che a questo garantiscono, in un nerissimo abisso di corruzione, clientelismo e rapporti personali di forza, fiducia e convenienza, la provvisoria sopravvivenza. Le facce del pallone post-sovietico sono quelle di Suleiman Karimov, di Leonid Fedun, dei fratelli Fursenko, di una moltitudine di comprimari e palafrenieri. Karimov, affettuosamente soprannominato il “Ramzan Kadyrov daghestano” (dal nome del governatore della Cecenia tanto nemico del suo popolo e tanto caro a Vladimir Putin), ricchissimo oligarca che tutti noi amanti del gossip conosciamo per aver distrutto, nel 2006, la sua Ferrari Enzo mentre scorrazzava con una giovanissima modella sulla Promenade des Anglais di Nizza, è in realtà un uomo potentissimo detenente notevoli partecipazioni azionarie in colossi pubblici dell’economia russa come Gazprom (prima nel mondo per quantità di gas estratto e distribuito), Sberbank (prima banca russa) e Polymetal (gigante dell’estrazione di oro e argento) e la poltrona di rappresentante del Daghestan nel Senato Federale russo. Ecco, mentre nella problematica Regione caucasica a nord dell’Azerbaigian la criminalità dilagava e la gente si impoveriva drammaticamente, Karimov, forse …

  • 10 giugno

    Nazional(im)popolare

    Caffè Europeo – Non ci credeva nessuno, nemmeno i più ottimisti, costretti a nascondere l’entusiasmo dopo la figuraccia ai mondiali del 2010. La semifinale con la Germania è invece arrivata, portandosi dietro tutto il carosello di parallelismi con le condizioni critiche della vecchia Europa, riunita oggi nel vertice decisivo. Il passaggio della fase ai gruppi ci ha tenuto tutti col fiato sospeso, ma ora viene il difficile, dato che la sfida con la Germania è un evergreen che si ripete da anni. Dopo la vittoria con l’Inghilterra, anche i più pessimisti iniziano ora a credere nello “spirito di Berlino”. Il “cucchiaio” di Pirlo, citato ieri sera da Sergio Ramos, sembra aver dato solo il primo assaggio per arrivare all’insperata “ciliegina” di Kiev   L’ITALIA DEL GATTOPARDO – Del doman non v’è certezza, scriveva Lorenzo de’ Medici 520 anni fa. Non si può dire che la frase non sia di estrema attualità, pensando alla nostra Italia, intesa sia come Paese sia a livello di Nazionale. Il concetto della Nazionale specchio del proprio Paese è uno stereotipo che non sempre corrisponde alla realtà. Eppure, così come nel 2010, possiamo dire che calza a pennello per il nostro caso. Potremmo andare a rileggere quanto scritto due anni fa, in occasione dei mondiali sudafricani, per dire che è cambiato tutto, a partire dalle guide (da Lippi e Berlusconi a Prandelli e Monti, nessuno come lui può essere definito commissario “tecnico” del Paese), ma in fondo le differenze sono assai pochine. Potremmo dire, continuando il paragone, che due anni fa in entrambi i casi eravamo assai vicini alla fine di un ciclo, e ora non vediamo ancora con certezza la nascita di un ciclo nuovo, ma siamo in una fase di passaggio, con pochi punti fermi e tante incognite, sia per il nostro Paese sia …

  • 7 giugno

    Indice dei contenuti

    16 paesi partecipanti, 16 nazioni, 16 squadre nazionali, 16 tasselli del vecchio continente, 16 modi diversi d’intendere “l’Europa”, 16 maglie per altrettanti sogni di gloria. Solo Il Caffè Geopolitico vi offre 16 schede, una per ogni nazione, per comprendere tutto ciò che ruota attorno alle speranze di vittoria, non solo sportiva, di tutti i partecipanti agli Europei di Calcio di Polonia e Ucraina   Venerdì 8 giugno partono gli Europei 2012 di Polonia e Ucraina, la competizione calcistica più attesa in Europa: da quel giorno milioni di tifosi penseranno al proprio paese in termini di colori e cori da stadio. 16 nazioni e altrettante squadre si affronteranno a colpi di calcio giocato e prestigio internazionale, in un campo che da sempre assottiglia le frontiere tra lo sport più amato nel mondo e la politica internazionale. Il Caffè Geopolitico vi accompagna attraverso i vari passaggi dal campo alla storia con una serie di schede dettagliate per scoprire tutti i segreti e gli assi che hanno in serbo le varie nazionali. Inoltre ci sarà spazio per approfondire tematiche geopolitiche ed internazionali, tra cui naturalmente le sorti dell’Europa, il tutto affrontato con uno spirito sportivo in modo da legare il rettangolo da gioco all’arena internazionale dove in fondo gioco di squadra e talento personale hanno lo stesso valore. E allora cosa aspettate a gettarvi fra le righe della geopolitica del pallone? Il Caffè Geopolitico con “Caffè Europeo” vi accompagna anche allo stadio!   Speciale Caffè Europeo Indice dei contenuti Ucraina Polonia Russia Repubblica Ceca Germania Svezia Spagna Irlanda Italia Danimarca Inghilterra Francia Olanda Grecia Portogallo Croazia L’indice verrà aggioranto durante il periodo di pubblicazione. Tutti gli articoli saranno anche accessibili alla pagina: Caffè Europeo

  • 5 giugno

    Le mine vaganti

    Caffè Europeo – La nazionale portoghese si presenta ai prossimi Campionati Europei di Polonia ed Ucraina con lo scomodo compito di affermarsi quale “sorpresa” del torneo continentale. Pur non rientrando nel gruppo delle favorite e senza alcun assillo di vittoria, la nazionale guidata in campo da Cristiano Ronaldo potrebbe essere una sorta di mina vagante del torneo. La nazionale lusitana tiene tanto alla manifestazione calcistica anche per dimenticare la dura crisi economica che ho colpito il Paese rendendolo particolarmente vulnerabile e a serio rischio di “crack” finanziario   SE ATENE PIANGE, LISBONA NON RIDE – Gli effetti della crisi mondiale dopo aver colpito Grecia e Irlanda hanno raggiunto rapidamente anche il Portogallo, provocando gravi conseguenze nel Paese sia a livello finanziario che a livello politico. Il contesto portoghese presenta gravi problemi strutturali che espongono il Paese ad un concreto rischio di bancarotta. Nonostante le elezioni anticipate del giugno 2011, in cui a vincere è stato il Partito Social Democratico (PSD) di Pedro Passos Coelho, la situazione interna al Paese è ancora fortemente instabile, tanto che nelle proiezioni della Commissione Europea, Lisbona risulta essere il più serio candidato a succedere alla Grecia nel “crack” dell’euro-zona. D’altronde la fragilità intrinseca della struttura economica lusitana è resa evidente dalla sua scarsa produttività, dall’elevato debito pubblico (alla fine del 2011 era stimato al 107,8% del PIL), dalla mancanza di competitività dell’economia portoghese, dall’alto tasso di disoccupazione che si aggira intorno al 12% – mentre quella giovanile concentrata maggiormente nelle regioni del Nord e del Sud del Paese si attesta al 20% – ed, infine, dal declassamento del rating nazionale da parte dell’agenzia statunitense Standard & Poor’s, la quale prevede una contrazione del 3% del PIL portoghese per il 2012. Ad aggravare una crisi già così radicata e diffusa si aggiunge, infine, il fatto che …