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Visa Ban: un Muro tra Trump e l’Iran

In 3 sorsi Dopo una sola settimana dal suo insediamento Donald Trump, attraverso un ordine esecutivo con effetto immediato, ha decretato il blocco temporaneo degli ingressi negli Stati Uniti per i profughi e per i cittadini provenienti da sette Paesi a prevalenza musulmana, tra cui l’Iran. Migliaia di Iraniani in viaggio al momento dell’attuazione del bando sono stati bloccati per ore negli aeroporti di arrivo e ad altri è stato impedito di partire. Durissima la reazione dei media e del Governo iraniano, che risponde applicando il principio di reciprocità

1. IL BANDO SULL’IMMIGRAZIONE – Il 27 gennaio, a una settimana dal suo insediamento, Donald Trump ha emanato un ordine esecutivo che impedisce l’ingresso negli Stati Uniti ai rifugiati siriani e che blocca l’entrata, per quattro mesi, ai rifugiati di qualsiasi provenienza e, per tre mesi, ai cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana considerati a rischio terrorismo (Iran, Iraq, Libia, Siria, Somalia, Sudan e Yemen). Immediata la reazione della comunità internazionale, stupita dalla messa in atto del bando sull’immigrazione in quanto nessun cittadino proveniente dai Paesi elencati è stato responsabile di atti di terrorismo nell’ultimo ventennio – compresi gli attentati dell’11 settembre 2001 – e poiché gli Stati in questione non risultano essere tra i maggiori esportatori di foreign fighters; l’Iran inoltre è tra le nazioni che stanno combattendo l’Isis nel Siraq. Diversi analisti ritengono che l’attuazione immediata del decreto sia stata volutamente pensata per non dare la possibilità, a chi al momento si trovava fuori dagli USA, di avere il tempo di rientrare. Il Procuratore generale degli Stati Uniti Sally Yates, che aveva ordinato agli avvocati del Dipartimento di Giustizia di non imporre l’ordine esecutivo mettendone in discussione la legittimità, è stata sollevata delle sue funzioni il 31 gennaio con l’accusa di “aver tradito il Dipartimento di Giustizia rifiutando di far rispettare un ordine giuridico progettato per proteggere i cittadini degli Stati Uniti”. Trump ha immediatamente sostituito Sally Yates con Dana Boente, Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Orientale della Virginia, che si è dichiarato “onorato di servire il Presidente Trump” e si è immediatamente adoperato per ripristinare l’ordine esecutivo.

Fig. 1 – Sally Yates, Procuratore generale degli Stati Uniti nominato da Barack Obama, prima di essere allontanata dal Dipartimento di Giustizia il 31 gennaio 2017

2. LA REAZIONE DEL GOVERNO IRANIANO – Come risposta al Visa Ban il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif il 29 gennaio ha dichiarato che, pur nel rispetto degli americani e distinguendoli dalle azioni politiche del loro Paese, l’Iran applicherà il principio di reciprocità chiudendo le frontiere ai cittadini statunitensi. A differenza dell’ordine esecutivo firmato da Trump, però, tale decisione non sarà retroattiva e non riguarderà tutti coloro a cui il visto è già stato concesso. Zarif, inoltre, sostiene che il bando sull’immigrazione rischia di essere ricordato come un regalo agli estremisti e ai loro sostenitori. E’ infatti molto probabile che la mossa di Trump contribuirà a mettere in discussione la politica estera di Rouhani e, in primo luogo, il raggiungimento dell’accordo sul nucleare (JCPOA). Gli estremisti etichettano infatti il bando sull’immigrazione come risultato della debolezza del team negoziale sul nucleare e frutto della fiducia data alle false promesse degli Stati Uniti. La linea moderata insiste invece sulla prudenza e mette in guardia il Governo dal cedere alle provocazioni dato che qualsiasi reazione impulsiva potrebbe portare ad una violazione del JCPOA. Rouhani, la cui politica si basa sull’apertura all’Occidente e sul miglioramento delle condizioni economiche dell’Iran, il 28 gennaio ha dichiarato che la rottura dei patti commerciali non contribuisce all’economia e allo sviluppo globale. Il Presidente in carica, come conseguenza diretta del Visa Ban, potrebbe perdere molti consensi rischiando di non vincere le elezioni previste per il prossimo maggio.

Fig. 2 – Il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif durante una conferenza stampa a Tehran, 31 gennaio 2017

3. GLI IRANIANI NEGLI STATI UNITI – Gli Iraniani, che in generale hanno la tendenza a considerarsi più simili agli occidentali e a rifiutare di essere etichettati come musulmani, si sentono profondamente feriti nell’orgoglio per essere stati inclusi nel bando sull’immigrazione. Si chiedono il motivo di tale accanimento, non rivolto tanto all’Iran ma piuttosto ai cittadini che proprio da quel Paese si sono allontanati, o che vorrebbero allontanarsi, con la speranza di un futuro migliore. In molti dichiarano di sentirsi oggi in difficoltà negli Stati Uniti come quaranta anni fa prima dello scoppio della Rivoluzione islamica in Iran. Negli USA risiedono oggi oltre un milione di Iraniani e una buona parte di loro ricopre posizioni lavorative importanti: moltissimi sono ingegneri, professori universitari, medici, artisti, intellettuali, titolari di società. Quelli che, con cittadinanza americana, hanno votato Trump alle ultime elezioni si dichiarano estremamente delusi dalla politica del neoeletto Presidente. Altri, titolari di green card o visto, sostengono di sentirsi intrappolati non potendo uscire dagli Stati Uniti perché altrimenti rischierebbero di non potervi rientrare, perdendo quindi tutto ciò che lì hanno costruito. I residenti che il 27 gennaio stavano facendo ritorno negli USA e gli Iraniani che erano in viaggio verso gli Stati Uniti per svariate ragioni (familiari, lavorative, di studio, turistiche) sono stati fatti scendere dagli aerei in partenza o sono stati bloccati per diverse ore all’arrivo creando problemi alle compagnie aeree che non erano sicure se far imbarcare o meno i titolari di passaporto iraniano, gettando nel caos gli aeroporti internazionali e mobilitando centinaia di persone che hanno manifestato negli aeroporti statunitensi di arrivo.

Fig. 3 – Manifestanti protestano contro il bando sull’immigrazione all’ingresso dell’aeroporto internazionale John F. Kennedy di New York, 28 gennaio 2017 

Alice Miggiano

Un chicco in più

Già durante la campagna elettorale Trump aveva proposto di prorogare per dieci anni le sanzioni internazionali contro Tehran annullando l’accordo firmato a Vienna il 14 luglio 2015 tra l’Iran e i 5+1 (Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti e Germania). Il testo di legge, proposto dopo l’elezione del nuovo Presidente ma prima del suo effettivo insediamento, era stato approvato da Camera e Senato statunitensi, nonostante Obama avesse rifiutato di siglarlo.
Il regista iraniano Asghar Farhadi ha annunciato che non parteciperà alla premiazione degli Oscar (in concorso nella categoria “Miglior Film Straniero” con The Salesman, in questi giorni nelle sale italiane con il titolo Il Cliente) nonostante sia stata prevista una deroga per permettergli di presenziare all’evento.

Foto di copertina di kamshots rilasciata con licenza Attribution License

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