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Chi sono gli Iraniani in Italia? (II)

La comunità iraniana in Italia presenta alcune caratteristiche sociologiche simili a quelle che si riscontrano tra gli Iraniani residenti in altre nazioni occidentali accanto ad elementi peculiari che, intrecciati alla politica migratoria italiana e al pregiudizio dell’opinione pubblica, portano gli Iraniani a considerare l’Italia tendenzialmente come residenza temporanea

CARATTERISTICHE SOCIOECONOMICHE – Se risulta impossibile catalogare gli Iraniani della diaspora in quanto estremamente eterogenei da un punto di vista religioso, etnico, politico e anagrafico si può sostenere che la maggior parte di loro possieda un alto livello culturale, viva secondo un elevato status sociale e senta con particolare intensità il legame con le proprie radici culturali. Una percentuale consistente degli Iraniani in Italia, così come di quelli che si sono stabiliti negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali, è infatti caratterizzata da un titolo di studio elevato, proviene dalla classe media o medio-alta e ha raggiunto, nel Paese di adozione, una buona posizione sociale e lavorativa. Gli Iraniani residenti in Italia sono in gran parte medici, artisti, giornalisti, scrittori, intellettuali e ricercatori in diversi campi specialistici.

Fig. 1 – Presentazione dell’ultimo romanzo di Bijan Zarmandili, giornalista iraniano residente in Italia dal 1960 e autore di sei romanzi in italiano, Libreria Assaggi (Roma), 1 febbraio 2017 || Foto: Alice Miggiano

Le caratteristiche peculiari che riguardano la vita sociale della comunità iraniana sono la poco sviluppata organizzazione religiosa – che differenzia gli immigrati di origine persiana da quelli di credo musulmano-sunnita provenienti dai Paesi arabi -, la tendenza alla riservatezza e all’isolamento – ad esclusione di piccoli gruppi costituiti per lo più da legami familiari o altre affinità etniche e sociali – e la scarsa diffusione di forme associative. Pur essendo generalmente ridotta la porzione di cittadini che si riuniscono in associazioni, si può osservare un eccesso di autorappresentatività: esistono cioè molti piccoli gruppi che rappresentano una ristretta fetta della popolazione residente; ci sono ad esempio diverse associazioni studentesche, ognuna riferita a un singolo ateneo universitario o a una singola città di residenza.

IMMIGRATI NON-IMMIGRATI, MUSULMANI NON-MUSULMANI – I cittadini iraniani, per la maggior parte, rifiutano di essere etichettati come “immigrati” nel senso che questo termine ha assunto nel linguaggio comune italiano e che rimanda essenzialmente ad una immigrazione di basso livello socio-culturale. Preferiscono piuttosto considerarsi “migranti temporanei” o “residenti temporanei” cioè persone di cultura che, per loro scelta, decidono di vivere, lavorare e studiare in un’altra nazione per un determinato periodo di tempo. A questo atteggiamento corrisponde la tendenza a scegliere l’Italia come destinazione temporanea, in particolare per la facilità di ottenere il visto rispetto ad altre nazioni, per poi optare per il trasferimento in un altro Paese occidentale, o eventualmente tornare in Iran.

Fig. 2 – Il Nouruz (il capodanno persiano che corrisponde all’inizio della primavera) è la tradizione non religiosa maggiormente festeggiata dagli Iraniani, in patria e all’estero. Nella foto, una ballerina si esibisce durante la celebrazione del Nouruz ospitata dalla First Lady Michelle Obama alla Casa Bianca nel marzo 2015

Gli Iraniani inoltre, per la maggior parte rifiutano di venire genericamente etichettati come “musulmani”. Secondo quanto evidenziato dalla sociologa Chantal Saint-Blancat nel volume Nazione e religione fra gli Iraniani in Italia (1988) la principale differenza tra gli Iraniani e le altre popolazioni immigrate di religione musulmana consiste ne fatto che queste ultime, tendenzialmente, vivono la religione come fattore di coesione e mantenimento del gruppo mentre tra gli Iraniani tale pratica è quasi completamente assente poiché vi è la forte tendenza a collegare la dimensione religiosa con l’identificazione nazionale. Tra tutte le comunità musulmane, secondo la studiosa, il gruppo iraniano sciita può essere considerato un campione particolarmente significativo poiché, nella memoria storica iraniana, sciismo e fatto nazionale sono sempre stati strettamente correlati. Con l’avvento della Repubblica islamica il binomio identità religiosa-identità nazionale è stato rinforzato utilizzando la religione come mediatrice dell’identificazione nazionale e facendola divenire un elemento fondamentale di differenziazione sociale nei confronti dell’occidentalizzazione.

POLITICA MIGRATORIA ITALIANA, ISLAMOFOBIA E RIPERCUSSIONI SULLA COMUNITÀ IRANIANAIn Italia non esiste un modello univoco di integrazione adottato dal governo e la stessa integrazione (così come la promozione delle culture straniere e la creazione di gruppi di minoranze etniche) non viene affatto favorita per mezzo di finanziamenti o di altre forme di supporto. Si riscontra piuttosto la tendenza a lasciare una certa forma di libertà, facendo comunque attenzione al mantenimento dell’ordine pubblico. Inoltre, con l’incremento degli arrivi di profughi negli ultimi anni, l’attenzione e lo stanziamento di fondi si sono concentrati in particolare su questa emergenza prestando quindi ancora minor attenzione alle comunità straniere rispetto al passato. In generale le politiche migratorie italiane non sono discriminanti verso le comunità immigrate: il loro limite è legato al ritardo, di natura storico-culturale, che ha impedito la maturazione di un approccio di carattere strutturale, piuttosto che emergenziale, alla gestione del fenomeno delle migrazioni odierne.

Fig. 3 – Immigrati, rifugiati e richiedenti asilo protestano in Piazza del Pantheon a Roma contro le politiche migratorie del Governo italiano, 25 gennaio 2017

Il pregiudizio dell’opinione pubblica italiana nei confronti degli immigrati, e in particolare dei musulmani, è aumentato in seguito agli attentati terroristici in Europa e alla crisi dei profughi che hanno dominato la scena politica negli ultimi due anni. Tra le altre cose si osserva la tendenza, nel pensiero comune, a considerare l’Italia in qualche modo “invasa” dai musulmani anche se questo si scontra con i dati statistici che indicano, ad esempio, che nel 2010 in Italia risiedevano 2.220.000 musulmani, con una incidenza sulla popolazione totale di appena il 3,7 per cento [Fonte: Centro Studi e Ricerche IDOS 2016].  Il fenomeno dell’islamofobia è in crescita in tutte le nazioni europee: nel 2015 in Italia ne sono stati riscontrati diversi casi in ambito lavorativo (in particolare nelle situazioni in cui le donne indossavano il velo), dell’educazione scolastica, in quello politico e per quanto riguarda la veicolazione di messaggi di odio contro i musulmani (hate speech) nei media e sui social network [Fonte: European Islamophobia Report 2015]. In questo contesto gli Iraniani, che per la maggior parte non vogliono essere etichettati né come immigrati né come musulmani, soffrono estremamente qualora subiscano un qualsiasi tipo di discriminazione, rispondendo con la tendenza ad isolarsi, a rifugiarsi nel “mito del ritorno” o ad utilizzare il soggiorno in Italia come momento transitorio per potersi trasferire prima possibile in un altro Paese occidentale.

RAPPORTI TRA ITALIA E IRAN E LIVELLO DI INTEGRAZIONE– L’Italia, tra i Paesi con maggiori interessi economici in Iran, è il secondo partner commerciale europeo della Repubblica islamica dopo la Germania. Per quanto riguarda il legame commerciale nell’epoca del post sanzioni è da ritenere significativo il fatto che il presidente iraniano Hassan Rouhani, nel suo primo viaggio in Europa dopo la firma dell’accordo dei “5+1”, abbia scelto l’Italia come primo Paese europeo da visitare. La relazione che lega l’Italia all’Iran però non è solo commerciale: i due Paesi hanno infatti una lunghissima tradizione di scambi culturali e diplomatici, mai interrotta nonostante gli avvenimenti della storia contemporanea e le sanzioni dovute all’embargo. Il recente incremento dei voli di collegamento tra Italia e Iran è uno dei molti esempi dell’impegno nel sostenere le attività imprenditoriali e favorire il turismo.

Fig. 4 – Il Presidente iraniano Hassan Rouhani accolto dal Presidente italiano Sergio Mattarella al suo arrivo al Quirinale durante il primo viaggio in Europa dopo la fine delle sanzioni, 25 gennaio 2016

Alla volontà di incrementare i legami tra i due Paesi non corrisponde però un altrettanto elevato livello di familiarità con l’Iran da parte degli Italiani. La difficoltà nel definire quale sia il livello di integrazione degli Iraniani e se questi siano o meno sottoposti a pregiudizi razziali dipende direttamente dalla scarsa conoscenza, per l’Italiano medio, di dove l’Iran sia situato geograficamente (confondendolo spesso con l’Iraq) e la conseguente incapacità di distinguere la cultura e le tradizioni persiane da quelle più propriamente arabe, tendendo a confondere gli Iraniani con i gruppi di emigrati di origine nordafricana o afghana, comunemente etichettati come “arabi” o “musulmani”. Episodi come la copertura delle statue raffiguranti corpi nudi o seminudi in occasione della visita del Presidente iraniano Rouhani ai musei di Roma nel gennaio 2016, associata dall’opinione pubblica ad una specifica richiesta da parte del Governo iraniano – peraltro smentita dalle autorità di Tehran – hanno contribuito, nel corso degli anni, a far fraintendere l’idea che si ha in Italia dell’Iran, del popolo iraniano e della cultura persiana. Atteggiamenti di questo genere necessariamente rinforzano la tendenza degli Iraniani all’isolamento e al rifiuto di considerarsi immigrati.

Alice Miggiano

Un chicco in più

Il concetto di islamofobia non risulta avere ancora una definizione univoca. Una possibile definizione viene fornita nell’European Islamophobia Report 2015: “When talking about Islamophobia, we mean anti-Muslim racism […] Criticism of Muslims or of the Islamic religion is not necessarily Islamophobic. Islamophobia is about a dominant group of people aiming at seizing, stabilising and widening their power by means of defining scapegoat – real or invented – and excluding this scapegoat from the resources/rights/definition of a constructed ʽwe’. Islamophobia operates by constructing a static ʽMuslim’ identity, which is attributed in negative terms and generalised for all Muslims.”

Per approfondire la questione dell’islamofobia in Italia si veda il capitolo “Islamophobia in Italy. National Report 2015” contenuto nell’European Islamophobia Report 2015 (SETA, 2016).

Foto di copertina di Identity Photogr@phy rilasciata con licenza Attribution License

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