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Nucleare nordcoreano: il ruolo diplomatico della Cina

In 3 sorsiDi fronte all’incessante minaccia nucleare della Corea del Nord, i dissapori diplomatici tra gli Stati coinvolti nella questione sembrano ridursi, grazie anche alla nuova presa di posizione della Cina.

1.LA RISOLUZIONE ONU – Il 30 novembre 2016 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità la Risoluzione n. 2321 sulle sanzioni contro la Corea del Nord in merito alle esercitazioni nucleari. La risoluzione, infatti, è arrivata a seguito del quinto test nucleare nordcoreano effettuato lo scorso 9 settembre. Le sanzioni prevedono una riduzione delle esportazioni di carbone, ferro, nichel, argento, zinco e rame, fissando dei limiti necessari alla sopravvivenza della popolazione. Tali decisioni sono l’ennesimo tentativo della comunità internazionale di convincere Kim Jong-un ad avviare un processo di denuclearizzazione, nella speranza di replicare il successo ottenuto con l’Iran nel 2015. Nello scontro diplomatico tra la Corea del Nord e la comunità internazionale, la Repubblica Popolare Cinese (RPC) ha da sempre avuto un ruolo centrale, sfoggiando un atteggiamento piuttosto equilibrato che si è particolarmente inasprito negli ultimi mesi, suggellato dall’appoggio alla risoluzione ONU.

Fig. 1 – Ban Ki-moon, ex Segretario Generale delle Nazioni Unite, tiene una conferenza stampa prima del Consiglio di Sicurezza sulla questione del nucleare nordcoreano tenutosi nel gennaio del 2016

2.IL DIALOGO PYONGYANG- PECHINO – Storicamente la Cina è sempre stata vicina alla Corea del Nord: lo è stata durante la guerra coreana (1950-1953), lo è ideologicamente (nel passato i due Stati si sono avvicinati ispirati dai valori comunisti), diplomaticamente (sancito dall’accordo di amicizia, cooperazione e mutua assistenza), economicamente (precisamente la Cina è il suo unico partner economico) e lo è diventata sempre di più nell’ultimo ventennio con la politica di apertura a livello internazionale. La Repubblica Popolare cinese, infatti, è riuscita a conquistarsi un ruolo preminente sulla scena internazionale grazie anche al suo impegno di mediatore con la Corea del Nord. Considerato che Pyongyang dialoga solo con Pechino, la comunità internazionale ha riconosciuto la necessità assoluta della partecipazione cinese nella questione sul nucleare, e la Cina, dal canto suo, sfrutta in pieno questa sua potenzialità per fare sentire la propria voce. Questo non ha implicato un allineamento di posizioni tra Stati Uniti, Cina, Russia, Corea del Sud e Giappone in merito al programma nucleare. La Cina, sostenuta dalla Russia, ha sempre adottato un approccio progressivo nei confronti della Corea del Nord, contro quello più diretto e repentino voluto da Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud. Il fulcro della posizione cinese è favorire un processo di denuclearizzazione progressiva, garantendo un aiuto economico come “ricompensa” ogni qualvolta venga conclusa una fase di disarmo. Su questa linea, la Cina si è fatta promotrice dei Six Party Talks, riunioni alle quali partecipava direttamente anche la Corea del Nord, lanciate nel 2003 e interrotte nel 2009, con la brusca uscita di Pyongyang che ha dato di nuovo avvio al suo programma nucleare.

Fig. 2 – Il “ponte dell’amicizia” che collega Cina e Corea del Nord. Si trova nella città cinese di Dandong, al confine, che costituisce l’hub delle rotte commerciali tra i due Paesi

3.VERSO UNA MAGGIORE STABILITA’ – La posizione progressiva cinese va compresa alla luce dei suoi interessi economici. Ci sono infatti aziende cinesi che hanno investito nel territorio nordcoreano e una rete ferroviaria e marittima collega le due repubbliche. A questo si aggiunge il timore di un ingente flusso di rifugiati diretti verso la Cina in caso di collasso del regime nordcoreano, auspicato a volte in Occidente come alternativa alla denuclearizzazione. Per queste ragioni la Repubblica Popolare Cinese ha finora mantenuto un atteggiamento ambiguo verso le precedenti decisioni ONU: generalmente Pechino ha infatti continuato a fare i propri interessi economici con Pyongyang nonostante le sanzioni ONU approvate formalmente dal suo stesso Governo. L’atteggiamento di Kim Jong-un, tuttavia, che parla sempre di più con le esercitazioni nucleari e non con la diplomazia, ha condotto la Cina verso un cambiamento di strategia nei suoi confronti, non solo in merito alla denuclearizzazione, ma anche a livello commerciale. La RPC ha ridotto il flusso commerciale e ha approvato la Risoluzione ONU 2321, opponendosi apertamente al programma nucleare e favorendo le sanzioni, ma le sue scelte vanno anche calate nel contesto regionale. Come emerge dall’ultimo documento sulla politica estera cinese per il 2017, gli obiettivi previsti sono la sicurezza, la stabilità, il mantenimento della pace e degli equilibri nella regione asiatica, favorendo il rispetto, la fiducia e la cooperazione reciproca tra tutti gli Stati coinvolti. Non ha tardato ad arrivare, infatti, la condanna di Pechino al THAAD – il sistema missilistico di difesa istituito tra Seul e Washington nella penisola coreana -, visto come una minaccia all’equilibrio strategico regionale, accompagnata dalla richiesta di una ripresa dei Six Party Talks. Probabilmente, la comunità internazionale dimentica che la Repubblica Popolare Cinese persegue una politica estera che mira alla crescita della propria influenza e alla difesa dei propri interessi nazionali; mantenere gli equilibri nell’area coreana significa ridurre l’influenza americana nella regione asiatica ed evitare un possibile flusso massiccio di rifugiati. Sicuramente la minaccia nucleare spaventa la Cina e un atteggiamento più severo andava preso, ma riuscirà a fare a meno dei suoi interessi economici che diminuiranno sempre di più dopo le sanzioni ONU e a tollerare gli accordi militari tra Corea del Sud e Stati Uniti, a discapito della propria influenza nell’area coreana e, più estesamente, nella regione Asia-Pacifico?

Fig. 3 – Stretta di mano tra i rappresentanti dei Paesi coinvolti nei Six Party Talks, dicembre 2006

Roberta Maddalena

Un chicco in più 

I Six Party talks sono stati degli incontri tra Cina, Stati Uniti, Corea del Nord, Corea del Sud, Russia e Giappone per favorire una negoziazione multilaterale sul programma nucleare nordcoreano. Si tratta di riunioni avviate nel 2003 dalla Cina (e tenutesi a Pechino) per cercare di trovare un accordo che favorisse il processo di denuclearizzazione della Corea del Nord, con l’utilizzo dell’energia nucleare solo per scopi pacifici e l’invio di osservatori internazionali nel Paese. I colloqui sono stati caratterizzati da numerosi bracci di ferro tra tutti partecipanti e la Corea del Nord, perché quest’ultima disattendeva i suoi impegni sull’avvio di un programma di denuclearizzazione militare, ma anche da contrasti tra gli altri Stati circa le strategie da adottare. L’ultima riunione regolare si è tenuta nel 2009, dopodiché ci sono stati continui tentativi di ripresa (2012 e 2013) e  il costante invito cinese a riavviarli.

Foto di copertina di Roman Harak rilasciata con licenza Attribution-ShareAlike License

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