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Bolivia, la Pachamama violata

La Bolivia sta attraversando la peggiore siccità degli ultimi 25 anni, causata da riscaldamento globale, fenomeni climatici e attività umane

L’UOMO ALLA RADICE DEL PROBLEMA IN BOLIVIAGli scienziati hanno dichiarato che la siccità che sta gravemente colpendo la Bolivia è riconducibile a diverse cause. Tra queste, il fenomeno “El Niño” ha contribuito a ridurre il livello delle dighe al di sotto del 10% rispetto a quello regolare. Ad ogni modo, il riscaldamento globale è sicuramente il fattore principale. Gli alti tassi di CO2 nell’atmosfera, dovuti all’inquinamento prodotto dalle attività umane, provocano infatti un notevole aumento delle temperature con conseguenze disastrose per l’ambiente.

Inoltre, l’amazzonia boliviana è vittima di enormi incendi che non solo condizionano l’aumento delle emissioni di CO2 e la diminuzione delle precipitazioni, ma lasciano a spazio a piantagioni di canna da zucchero, soia e cotone le quali richiedono un alto consumo di acqua. Lo stesso vale per le miniere sotterranee boliviane, che per di più rilasciano l’acqua contaminata e perciò impossibile da riusare.

BOLIVIA, L’ACQUA È VITA – Un rapporto del 2013 dello Stockholm Environment Institute segnalò un aumento delle temperature di 0.5 °C tra il 1976-2006 nella zona della Cordigliera delle Ande boliviane e descrisse le gravi conseguenze per i ghiacciai e per i boliviani stessi. Infatti, i ghiacciai della Cordigliera delle Ande, fonte principale di acqua per i villaggi e le grandi città boliviane, si stanno riducendo notevolmente, se non addirittura scomparendo. I due ghiacciai Tuni-Condoriri, che danno acqua a El Alto e La Paz, sono diminuiti del 39% e il ghiacciaio Chacaltaya, che separa La Paz dalla zona Amazzonica e che una volta ospitava la stazione sciistica più alta del mondo, è completamente scomparso nel 2009.

L’innalzamento delle temperature e il disboscamento hanno anche influenzato la frequenza delle precipitazioni: negli ultimi anni in Bolivia la stagione delle piogge non è arrivata. Questo significa terreni aridi, fiumi secchi, coltivazioni perdute e morte del bestiame. Bisogna sottolineare quanto siano importanti per l’economia boliviana l’allevamento dei lama e la produzione di quinoa, venduta principalmente sui mercati internazionali a 20€ al kg. Inoltre, per mancanza di pioggia, il lago Poopò, il secondo più grande del Paese e importante risorsa per la pesca, all’inizio del 2016 si prosciugò del tutto (anche se è notizia degli ultimi giorni che ha recuperato il 45% della sua superficie).

 

Fig. 1 – La diga Ajuankota fornisce acqua a La Paz all’1% della sua capacità.

MIGRANTI CLIMATICI – La mancanza di acqua mette a rischio non solo le attività umane ma anche la vita stessa dell’uomo. Ed è per questo che moltissimi dei villaggi boliviani si sono spopolati e si è verificato un vero e proprio esodo dalle zone rurali alle grandi città. Tra il 2001 e il 2012, la popolazione di La Paz è aumentata del 30% e si prevede che entro il 2050 raddoppierà raggiungendo quasi i 2 milioni di abitanti. I pescatori del lago Poopò sono stati costretti a migrare verso sud per lavorare nelle miniere di carbone o verso le fabbriche del Salar de Uyuni. È importante notare che l’aumento delle temperature ha anche provocato il ritorno di gravi malattie (tra cui la dengue, la febbre chikungunya e il virus zika). Se prima la malaria si verificava a 2500 metri di altitudine, oggi compare anche a 3600 metri, a causa di un aumento delle temperature di 1°C.

 

Fig. 2 – Un gruppo di indigeni nel rituale quechua Jallupacha per far tarnare la pioggia.

I CONFLITTI PER L’ACQUA – A fronte delle scarsissime risorse idriche, a inizio novembre il governo ha dovuto rispondere con il razionamento dell’acqua nelle aree limitrofe a La Paz. Ciò ha subito creato forti ondate di proteste e a El Alto sono stati presi in ostaggio i funzionari responsabili dell’approvvigionamento dell’acqua. Il presidente Evo Morales, dopo averli sollevati dall’incarico e promesso il trivellamento dei pozzi, il 21 novembre ha dichiarato lo stato di emergenza e annunciato la chiusura anticipata delle scuole in tre regioni. Nelle ultime settimane il governo ha approvato due decreti per garantire gli investimenti necessari per la realizzazione di progetti che dovrebbero mitigare la crisi dell’acqua, facendo comunque appello ad un aiuto internazionale. Inoltre, il governo ha annunciato il prolungamento dell’accesso all’acqua a 12 ore al giorno nella zona di La Paz.

COLLABORAZIONE INTERNAZIONALE – In ogni  dibattito e incontro internazionale sul clima, la Bolivia ha sempre posto attenzione sul concetto di Pachamama, che in lingua quechua significa Madre terra. La Bolivia condanna ripetutamente la distruzione della Madre terra da parte dell’uomo e sollecita una presa di responsabilità e un’azione internazionale per fare fronte ai cambiamenti climatici. Considerando che la Bolivia è responsabile di solo lo 0,04% delle emissioni di CO2 globali e che però è tra i Paesi che più soffrono le conseguenze dell’inquinamento atmosferico, tutti gli Stati dovrebbero impegnarsi concretamente e subito per far fronte ad un problema che, alla fine, è globale.

Viola Graldi

Un chicco in più

El Niño è un fenomeno climatico causato dall’aumento delle temperature delle acque dell’oceano Pacifico. Avviene ogni 5 anni tra dicembre e gennaio e provoca inondazioni nelle aree vicine e siccità in quelle lontane. Per saperne di più clicca qui.

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