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Lomé: la “nuova” Carta per la Strategia Integrata Marittima Africana del 2050

In 3 sorsi – L’Unione Africana ha approvato durante un Summit a Lomé, in Togo, la Carta di Lomé, un documento importante per la salvaguardia, la sicurezza e lo sviluppo dei mari, che sarà inserito all’interno della Strategia Integrata Marittima per l’Africa per il 2050

1. GLI ARGOMENTI – Il Summit straordinario dell’Unione Africana, tenutosi nella capitale del Togo, a Lomé, era previsto per novembre 2015, ma vari problemi logistici lo hanno posticipato alla fine del 2016. Durante l’acceso incontro diplomatico, i capi di Stato e di Governo di circa 38 Paesi Africani costieri su 54 hanno preso atto delle crescenti minacce che pesano sullo spazio marittimo africano e hanno approvato la Carta di Lomé.
La Carta è un “prezioso” documento per la sicurezza, la salvaguardia e lo sviluppo delle coste e dei mari del continente africano. Sarà inserita nella Strategia Integrata Marittima Africana del 2050.
L’argomento centrale del Summit è stata la sicurezza marittima ed in particolare il tema più preoccupante su cui si è discusso è stata la pirateria: dopo il Golfo di Aden, negli ultimi anni il fenomeno ha colpito seriamente la fascia di mare antistante il Golfo di Guinea, su cui viaggiano molte navi cargo e mercantili con merci varie provenienti da ogni parte del mondo.
Tra gli altri temi del vertice si è discusso dei traffici illeciti di armi e droga che transitano sulle rotte della Guinea, della Mauritania e del Senegal, e della necessità di contrastare la pesca illegale.

Fig. 1 – Discorso del Presidente del Togo Faure Gnassingbé durante il summit di Lomé, 15 ottobre 2016

La Carta di Lomé prevede azioni di coordinamento tra i Paesi africani per combattere la pirateria, il traffico di armi, di droga e di essere umani, la pesca illegale, lungo le coste del continente africano, per favorire e rendere solide le attività economiche, le industrie ittiche e il turismo.
Il Presidente dell’Unione Africana, Idriss Deby Itno, ha dichiarato:” la Carta di Lomè è uno straordinario strumento cooperativo che integrerà e completerà le esistenti cornici legali in ogni Stato, e permetterà ai Paesi di cooperare in modo congiunto nella gestione di tutte le strategie dell’acqua, dalla sicurezza al commercio”
Gli Stati africani firmatari hanno approvato con questa Carta anche una postilla di tutela che permette la condivisione delle informazioni di intelligence, che ciascuno di loro può scegliere di non condividere se considerate un pericolo per la propria sicurezza nazionale.
La Carta di Lomé entrerà in vigore dopo la ratifica di almeno 15 Paesi che l’hanno adottata. Su 153 delegazioni presenti, 31 l’hanno ufficialmente adottata e tra i 22 Paesi rinunciatari troviamo Algeria, Egitto, Mozambico, Mauritius, Senegal e Camerun.
La rinuncia del Camerun nell’adottare il documento ha un significato rilevante, perché è il Paese che dà il maggior contributo in termini di sicurezza in mare per la lotta alla pirateria attiva nel golfo di Guinea e in Africa occidentale.

2. I RISULTATI – La Carta di Lomé non ha messo completamente d’accordo i Paesi africani partecipanti sulle dispute riguardanti la sovranità marittima, né tantomeno la creazione di un fondo finanziario comune per la sicurezza marittima che potrebbe servire per finanziare alcune iniziative per risollevare anche le economie locali. Non si è parlato della Libia e non si è parlato della questione dei migranti e dei richiedenti asilo via mare, nonostante le molteplici vittime.
La Carta africana sulla sicurezza, la salvaguardia e lo sviluppo del mare è un risultato parziale perché la speranza è che i Paesi firmatari la adottino in tempi brevi, affinché entri in vigore e sia effettivamente valida. Chissà se il Camerun impegnato nella lotta alla pirateria deciderà di aderire per dare un suo maggiore contributo per la sicurezza marittima del continente africano.

Fig. 2 – La Presidente liberiana Ellen Johnson Sirleaf partecipa ai lavori del summit di Lomé, 15 ottobre 2016

Sino ad oggi, nessun Paese africano “da solo” è riuscito a garantire la sicurezza marittima. Ognuno di loro dovrebbe considerare la Carta di Lomé come lo “strumento” idoneo a salvaguardare 15 milioni di km quadrati di zone economiche marittime.
Le merci mondiali, dal petrolio alle stoffe, viaggiano su queste autostrade del mare, dove l’insicurezza marittima, negli ultimi anni, ha avuto un impatto devastante non solo sullo sviluppo economico africano ma su tutta l’economia internazionale.
Con la Carta si intende rendere concreto l’impegno dell’Africa per una gestione efficiente ed effettiva degli oceani, dei mari e dei corsi d’acqua che circondano il continente, per garantire uno sfruttamento sostenibile, equo e benefico delle risorse marittime e non solo. Si spera inoltre che le tematiche discusse possano essere analizzate ulteriormente dalle Agenzie di cooperazione degli Stati europei.

3. I PIRATI DELL’AFRICA OCCIDENTALE – La Carta di Lomé si rivela un documento concreto ed attuale visto l’ultimo rapporto sulla pirateria dell’International Maritime Bureau (IMB), che richiama l’attenzione sul crescente numero di attacchi di pirateria e di armed robbery (rapina a mano armata) nelle acque del Golfo di Guinea. Lungo queste rotte i pirati puntano al greggio delle petroliere che in quelle acque vi transitano. Il fenomeno è in aumento in Costa D’Avorio e in Togo. I pirati controllano anche importanti zone petrolifere in Angola, a sud del Golfo di Guinea.
Il “modus operandi” dei pirati dell’Africa occidentale non è molto diverso da quello dei pirati somali: usano navi madre” (di solito rimorchiatori) per spostarsi fino a mille miglia dalla costa, da dove supportano gli skiff (barchini) con meno di dieci pirati armati di kalashnikov che abbordano le petroliere contenenti il greggio, poi trasferito su piccole navi cisterna. Raramente sequestrano gli uomini dell’equipaggio per chiedere un riscatto. Non a caso i pirati del Golfo di Guinea non partono da porti di Stati “falliti” e non hanno “tortughe” dove portare eventuali prigionieri o navi sequestrate.

Fig. 3 – Esercitazione anti-pirateria della Marina ivoriana, giugno 2014

Anche le Marine dei Paesi africani occidentali non riescono a garantire un controllo degli Stati costieri che si affacciano su un’area marittima molto estesa ,che va dalla Costa d’Avorio all’Angola. L’Associazione degli armatori europei (ECSA, European Community Shipowners Associations) ha invitato la UE e gli Stati membri ad un’azione concreta in quell’area dove c’è un crescente numero di attacchi di pirateria: 191 nel 2016 compresi gli armed robbery, 245 invece nel 2015 e 62 i mercantili rapiti per una richiesta di riscatto. In Nigeria, gli attacchi pirateschi sono stati 35 contro i 26 del 2015. La maggior parte dei pirati dell’Africa occidentale sono nigeriani.
Nelle acque dell’Oceano Indiano gli attacchi di pirateria sono notevolmente diminuiti, solo 2 nel 2016: qui sono schierate tre task force tra cui quelle a guida Nato e una a guida europea, la Eunavfor Somalia. Durante l’Operazione Atalanta, la missione antipirateria europea, le unità navali dei Paesi membri della UE, proteggono i mercantili di tutto il mondo che viaggiano lungo un corridoio di traffico, l’IRTC (International Recommended Transit Corridor) che si estende tra il Corno d’Africa e il Golfo di Aden. La pirateria somala esiste ancora, ma è stata resa inoffensiva dalla presenza delle unità navali militari internazionali che, con le Risoluzioni ONU 1814 e 1851, hanno potuto operare e “pattugliare” anche nelle acque territoriali somale.
La nuova Carta di Lomé, approvata nella capitale del Togo, ha sicuramente segnato una svolta decisiva, ma non definitiva, da parte dei Paesi africani occidentali ad impegnarsi nella lotta alla pirateria che inizia progressivamente a compromettere la sicurezza marittima e i traffici marittimi internazionali da e verso il Golfo di Guinea.

Lia Pasqualina Stani

Un chicco in più

La prima Carta di Lomè e stata stipulata nel 1975, le successive nel 1979 e nel 1984 con validità di 5 anni. Quella del 1990 con validità 10 anni.
La Carta di Lomé è un accordo di associazione, conclusa a Lomé, capitale del Togo, tra la Comunità e i paesi ACP (cioè dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico). Alla base vige una politica di tipo globale che si realizza su una cooperazione multilaterale: attuare sia la cooperazione commerciale, che prevede per i Paesi in via di sviluppo agevolazioni tariffarie, sia la cooperazione finanziaria per stabilizzare i proventi delle esportazioni di prodotti primari come ferro o minerali non ferrosi, e finanziare progetti e programmi di sviluppo economico, tecnico e sociale attraverso il Fondo Europeo di Sviluppo.
I precedenti della Carta di Lomé sono le due Convenzioni di Yaoundè (Camerun): la prima Convenzione del 1964 e la seconda Convenzione del 1970, firmate tra la CE e diverse ex colonie africane di alcuni Paesi europei. Queste Convenzioni offrivano una serie di vantaggi commerciali e aiuti finanziari per lo sviluppo economico delle ex colonie africane indipendenti. Nel 2000 è stata approvata la Convenzione di Cotonou, per sostituire l’ultima Carta di Lomé: le norme stabilite non erano in grado di risolvere i problemi della povertà e del sottosviluppo, lasciando i Paesi dell’ACP in uno stato di dipendenza. La Convenzione di Cotonou è un accordo bilaterale tra l’Unione Europea e i Paesi dell’ACP. Valida per 20 anni, revisionata ogni 5 anni. I suoi 100 articoli prevedono aiuto allo sviluppo, al commercio, investimenti internazionali, garanzie per i diritti umani e un buon governo. L’aspetto più importante è la creazione di aree regionali di libero scambio con i Paesi dell’UE.

Foto di copertina di CNE CNA C6F rilasciata con licenza Attribution-NoDerivs License

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