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I partiti USA nella storia, una lunga evoluzione di ideali

Nel corso della loro storia, le posizioni dei due principali partiti politici statunitensi sono evolute in modo sostanziale. Riassumiamo quindi quali sono stati i più importanti cambiamenti, con un’attenzione speciale alla questione dei diritti delle minoranze

GLI INIZI – I due principali partiti del panorama politico americano, il Partito Democratico e il Partito Repubblicano, sono oggi identificati per il loro sostegno a posizioni politiche precise e contrapposte. Il Partito Democratico combatte per i principi di “uguaglianza economica e di giustizia sociale“, raggiungibili, secondo la “piattaforma” ufficiale del partito, anche grazie a un ruolo importante del governo federale nella vita economica del paese. I repubblicani, dall’altra parte, oltre a opporsi fortemente a un espansione del ruolo di Washington e dando priorità quindi al ruolo degli Stati, sono schierati su posizioni culturalmente conservatrici. Queste sono però il risultato di una lunga evoluzione nel corso degli ultimi due secoli. In principio, i “padri fondatori” americani erano fortemente contrari alla formazione di un sistema partitico. La costituzione statunitense non fa infatti riferimento al ruolo dei partiti nel governo. Ciononostante, dopo la morte del primo presidente statunitense George Washington si formarono due partiti: i Federalisti, guidati dal fondatore Alexander Hamilton, e i Democratici-Repubblicani di Thomas Jefferson, il terzo presidente Usa. I federalisti persero forza già dal 1800, mentre il partito di Jefferson divenne la forza dominante del paese per tre decenni. Nel 1829, infine, lo stesso partito si divise, formando il Partito Democratico e il Partito Whig.

1828 – 1900–  Il Partito Democratico nacque come movimento politico in supporto alla candidatura del candidato alla presidenza Andrew Jackson contro l’allora Capo di Stato John Quincy Adams. La posizione storica del Partito sulla questione razziale può essere facilmente identificata sin dall’inizio della presidenza di Jackson. Con l’Indian Removal Act del 1830, approvato dal primo presidente “democratico”, i nativi americani che si trovavano a est del Mississippi furono infatti raggruppati e deportati a ovest. A partire dal 1840, inoltre, la dottrina del “destino manifesto divenne parte ufficiale del programma democratico. Secondo tale dottrina, gli Stati Uniti erano “divinamente autorizzati” a dominare il continente nord-americano (a discapito delle popolazioni native). Questa politica portò all’annessione massiva dei territori occidentali nel corso della presidenza di James Polk. Con l’annessione di nuovi territori, la questione della schiavitù divenne prominente nella politica americana. Ci si chiedeva infatti se i nuovi Stati potessero permettere o meno la possibilità di avere schiavi. I democratici, il cui sostegno era più forte negli Stati del sud nei quali la schiavitù era legge, si schierarono in modo compatto a favore di essa. Nel Partito Whig, invece, si creò un forte dibattito interno portando a una divisione ufficiale sulla questione e dando così vita  all’odierno Partito Repubblicano, caratterizzato da posizioni nettamente anti-schiaviste. La forza elettorale del nuovo partito nel nord del paese si rivelò sufficiente a permettere la vittoria di Lincoln nel 1860. Nonostante la nuova amministrazione avesse promesso di non interferire con le leggi in vigore negli Stati del sud, il nuovo presidente venne comunque ritenuto troppo “anti-schiavista”. Una confederazione di 11 Stati decise quindi di iniziare formalmente un processo di secessione dall’Unione, provocando l’inizio della guerra civile. In seguito alla sconfitta del sud, l’amministrazione repubblicana abolì la schiavitù a livello federale e promulgò, nel 1866, il Civil Rights Act. Il Partito Democratico, a questo punto, promise di limitare il ruolo del governo federale negli Stati del sud, in pratica interferendo sull’applicazione del Civil Rights Act. Grazie a questa politica, fatta anche di intimidazione e soppressione nei confronti dei cittadini afro-americani, il partito democratico divenne, di fatto, l’unico partito politico nel sud del paese. Il maltrattamento delle minoranze nel sud fu facilitato anche da un’evoluzione interna al Partito Repubblicano, che aveva visto grandi banchieri e imprenditori prendere il controllo interno del partito. Questi si disinteressarono prontamente alla questione razziale, concentrandosi invece sul ruolo del governo federale nell’economia.

Fig. 1 – Bandiera degli Stati Confederati d’America, entità formatasi in seguito al conflitto sulla questione della schiavitù.

DAL 1900 AD OGGI – L’identità del partito repubblicano come partito “pro-business” continuò anche nel corso del ventesimo secolo e rimane un’identità che tuttora caratterizza il partito. Nonostante l’influenza del movimento progressista (contrario alla forza delle grandi imprese) fosse forte in entrambi i partiti, furono infatti i democratici a portare alla vittoria Woodrow Wilson nel 1912, e Franklin Delano Roosevelt vent’anni dopo. Le politiche economiche del “New Deal” dell’amministrazione Roosevelt portarono a una decisa espansione del ruolo del governo federale nell’economia. Da quel momento, il Partito Democratico ha continuato a fare riferimento a queste posizioni in ambito economico. Sulla questione razziale, invece, il partito rimase fortemente diviso. Durante il dibattito sul Civil Rights Act nel 1964, nonostante la misura fosse sponsorizzata da un Presidente democratico del sud, Lyndon Johnson, gran parte dei democratici della regione continuò infatti a sostenere misure segregazioniste. L’identità dei partiti sulla questione razziale venne definitivamente capovolta durante le elezioni presidenziali del 1964. Il partito democratico di Johnson si schierò allora per i diritti delle minoranze, mentre il Partito Repubblicano di Barry Goldwater risultò favorevole a misure segregazioniste attraverso la retorica dei “diritti degli stati“. Gli elettori del sud, in parte a causa della questione dei diritti civili e in parte sul ruolo del governo federale, divennero gradualmente disillusi rispetto al Partito Democratico. Questo cambiamento venne immediatamente colto come un’opportunità dal Partito Repubblicano, e così, dopo il 1964, si verificò un capovolgimento: l’elettorato afro-americano divenne nella sua quasi totalità democratico, mentre il sud in generale divenne un feudo elettorale del partito repubblicano. Nei decenni successivi, la nuova forza elettorale repubblicana nel sud rese molto difficile una vittoria democratica a livello presidenziale. Tra il 1969 e il 1993, i democratici vinsero infatti le elezioni presidenziali in una sola occasione. In questo periodo, l’immagine del partito repubblicano come partito pro-business fu ulteriormente rinforzata grazie alla vittoria di Ronald Reagan. Solo grazie a cambiamenti demografici, in particolare grazie alla crescente popolazione latina, i democratici, ora diventati il “partito delle minoranze” e dell’uguaglianza economica, riuscirono a portare alla vittoria Barack Obama nel 2008.

Fig. 2 – Franklin Delano Roosevelt, presidente dal 1933 al 1945 le cui politiche economiche sono rimaste il riferimento principale del Partito Democratico

CONCLUSIONE – L’immagine dei due partiti è cambiata fortemente nel corso della storia e sulla questione dei diritti delle minoranze è stata completamente capovolta a partire dagli anni sessanta. Le ultime elezioni potrebbero aver portato ad un ulteriore cambiamento: le posizioni protezioniste di Trump sembrano infatti essere, almeno in parte, in contraddizione con la dottrina economica ufficiale del Partito Repubblicano.

Michele Boaretto

Un chicco in più

  • L’unica vittoria del Partito Democratico tra il 1969 e il 1993 fu ottenuta grazie alla candidatura di Jimmy Carter, e solo grazie alla sua provenienza geografica (proveniva dalla Georgia, e quindi dal sud) e alla sua fede evangelica, che ricordavano all’elettorato del sud le posizioni “classiche” del Partito Democratico.
  • Il nome “democratico” fu adottato in origine dai sostenitori di Jackson, che si ritenevano fautori dei diritti del popolo contro i privilegi dell’élite.
  • Uno dei principali esponenti del movimento progressista all’interno del Partito Repubblicano fu il presidente Theodore Roosevelt, le cui divergenze con il resto del partito lo portarono anche a candidarsi contro il candidato ufficiale, William Howard Taft, nel 1912.

Foto di copertina di Karsun Designs Photography rilasciata con licenza Attribution-NoDerivs License

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