contatore visite gratuito
Home - Aree geografiche - America Latina - Elezioni in Nicaragua, il potere resta alla famiglia Ortega
66683940_ea075e285b_b_Nicaragua

Elezioni in Nicaragua, il potere resta alla famiglia Ortega

Elezioni trionfanti per Daniel Ortega, presidente del Nicaragua al terzo mandato consecutivo. Ma nonostante l’ottenimento del 72% dei voti, non mancano le denunce per corruzione e manipolazione delle elezioni, che vanno ad aggiungersi alla pericola concentrazione di poteri nelle mani della coppia presidenziale 

ORTEGA, POTERE E NUMEROSE CRITICHE – Secondo i dati ufficiali diffusi dal Consiglio Supremo Elettorale (Cse), Daniel Ortega ha ottenuto il 72,1% dei voti, staccando di oltre 55 punti di distanza il secondo candidato più votato, Maximino Rodriguez (del Partito Liberale Costituzionalista). La contestazione però nasce attorno all’affluenza alle urne che secondo il CSE è stata circa del 65,85 mentre per il partito di opposizione si è verificata un’astensione di quasi il 70%. Numeri, quindi, contrastanti tra loro. Non solo l’opposizione si mostra scettica davanti a questa vittoria ma si possono riscontrare numerose divisioni anche all’interno del partito Sandinista stesso. Primo fra tutti i motivi di critica, l’elezione della moglie di Ortega, Rosario Murillo, come vicepresidente. Essendo Ortega notoriamente afflitto da una malattia, questa mossa é stata vista da molti come un tentativo (neanche troppo velato) di fare rimanere il potere in famiglia. A ciò infatti, si aggiunge la decisione, presa lo scorso anno dalla Corte Suprema, di imporre all’opposizione un leader non riconosciuto dai suoi elettori, arrivando ad espellere dal Parlamento chiunque non accetti tale decisione. Cosi anche coloro che per anni hanno sostenuto il Partito Sandinista si ritrovano ora senza speranza e sfiduciati dal futuro.

Fig. 1 – Una foto recente del Presidente Ortega

UNO SGUARDO AL PASSATOOrtega iniziò la sua carriera nel 1979 quando venne eletto coordinatore della Giunta del Governo di Ricostruzione Nazionale, carica che ricoprì fino al 1985 quando partecipò alle elezioni presidenziali. Come Presidente restò al potere fino al 1990, perdendo le successive elezioni a favore della candidata Violeta Barrios de Chamorro. Ritornato in carica nel 2006, dopo aver sconfitto il liberale Eduardo Montealegre, fu rieletto nuovamente nel 2011 anno in cui promosse la riforma costituzionale che permetteva la rielezione indefinita del Presidente. Con questa nuova elezione, Ortega legittima ulteriormente la sua posizione e dimostra il buon funzionamento della sua leadership basata sull’alleanza con la classe imprenditoriale, l’esclusione dell’opposizione, e un controllo totale sulle istituzioni statali.

UNA LANCIA A FAVORE DI ORTEGA – In realtà manipolazioni elettorali sono ormai all’ordine del giorno in molti Paesi, democratici e non. La vittoria di Ortega era comunque vista molto probabile, innanzitutto per la mancanza di un’opposizione salda e unita. In secondo luogo perché perché sul piano economico, nonostante la forte crisi, il Paese rivela un alto tasso di crescita. Infine il Nicaragua è uno dei pochi Paesi sudamericani con un bassissimo tasso di violenza. Niente narcotraffico o omicidi brutali. Sono numerosi invece i programmi assistenziali varati dal governo nei confronti delle fasce più povere della popolazione.

Fig. 2 – Il presidente Ortega con sua moglie Rosario Murillo, vice presidente del Nicaragua

UNA DIFFICILE SITUAZIONE POLITICA, ECONOMICA E SOCIALE – É comunque una situazione che potrebbe funzionare a medio termine ma non a lungo. Nonostante da un punto di vista macroeconomico il Paese sia situato in una buona posizione, non si può dire lo stesso sul piano microeconomico. Il Nicaragua ricco e quello povero sembrano ormai distanti anni luce e la concentrazione del potere nelle mani della famiglia Ortega sta iniziando ad allarmare anche quegli investitori capitalisti che avevano appoggiato a lungo il Presidente. Inoltre, la vicina crisi venezuelana sta creando problemi anche all’economia nicaraguense a causa degli ingenti investimenti fatti da Ortega sul petrolio venezuelano. Tutti gli occhi sono ora puntati verso Washington, dal momento che il Congresso ha in programma di approvare una serie di sanzioni contro il Nicaragua con quello che é stato chiamato il Nicaragua Investment Conditionality Act. Secondo questa nuova legge, gli Stati Uniti potranno proibire i prestiti elargiti al Paese da parte della Banca Mondiale, prestiti che al momento si aggirano intorno ai 250 milioni di dollari e servirebbero a finanziare le infrastrutture del Paese.

Claudia Patricolo

Un chicco in più 

I vicini Venezuela, Ecuador, e Bolivia, seguiti da Cuba, El Salvador e Messico, si sono congratulati con Ortega per la recente elezione. La Casa Bianca si è invece dichiarata contraria, dopo il rilascio di un comunicato stampa nel quale accusa il Nicaragua di aver violato la democrazia e aver condotto elezioni “viziate”.

Foto di copertina di Alex Barth Rilasciata su Flickr con licenza Attribution License

0 comments