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L’austerità alla brasiliana ai tempi di Trump

Economia brasiliana fiaccata da recessione, debito pubblico e deficit fiscale e in una fase di austerità. Il Brasile sta affrontando la peggiore crisi economica della sua storia; ciò ha prodotto una disoccupazione superiore all’11% con la conseguente perdita di 2.7 milioni di posti di lavoro nel settore informale, che con quello dei precari costituisce la maggioranza occupazionale del Paese

ECONOMIA ED AUSTERITÀ – Il recupero della stabilità politica e l’implementazione di riforme strutturali in materia fiscale ed economica secondo la relazione annuale dell’FMI sul gigante sudamericano, saranno le chiavi di una futura rinascita economica. I dati e gli indici economici sono l’immagine di un Paese che ha bisogno di una cura da cavallo: gli ultimi studi della Banca Central do Brasil (BCB) prevedono una definitiva contrazione del PIL per l’anno attuale del 3.2% che si aggiunge a quella dell’anno scorso del 3.8%, un tonfo di sette punti percentuali in due anni. Poi ci sono i problemi legati all’erario: un disavanzo primario (al netto degli interessi sui titoli di Stato) previsto al 2,7% sul PIL per il 2016 mentre la differenza tra il totale di tutte le entrate ed il totale di tutte le spese, sia correnti che in conto capitale, il cosiddetto indebitamento netto,  è previsto al 10% per l’anno attuale. Ma le proiezioni del FMI sono ottimiste per l’anno venturo, con una crescita del prodotto interno lordo allo 0,5%, mentre secondo il Governo sarà del 1.23% (dati BCB).  Poi c’è l’annoso e storico problema dell’inflazione che ad ottobre è finalmente scesa sotto l’8%. La Banca Centrale ha preso subito la palla al balzo per abbassare, per la prima volta dopo quattro anni, il tasso di interesse di riferimento SELIC, dal 14,25% al 14%. Iniziativa che suggerisce altre riduzioni moderate e graduali al fine di stimolo degli investimenti ma solo se i dati sulla crescita e l’inflazione continueranno a migliorare; ecco perché l’austerità è la medicina (amara) del momento.

La vulgata economica economica è d’accordo nell’individuare le cause dell’attuale fase recessiva all’incontrollata e non sempre ottimale spesa pubblica dei decenni precedenti, quelli delle vacche grasse e dei sogni di potenza geopolitica. Come analizzato dal think thank italiano ISPI, è sempre stata finanziata con due opzioni oramai non più disponibili: aumento della pressione fiscale ed emissione monetaria con conseguente inflazione. Dunque quali soluzioni suggerisce il FMI, e quali sentieri riformistici ha intrapreso il governo del liberal-centrista Temer?

Fig. 1 – Manifestazioni a San Paolo contro le riforme proposte da Temer

AUSTERITÀ E PEC 241 – Il provvedimento più dibattuto, già approvato dalla camera bassa del Parlamento è la cosiddetta Proposta de Emenda Constitucional 241 meglio conosciuta come PEC 241, attualmente al Senato come PEC 55. Praticamente un tetto alla spesa pubblica per vent’anni, la quale annualmente potrà eguagliare quella dell’anno precedente però corretta rispetto ai valori dell’inflazione. Questa misura è considerata necessaria per ridurre il buco nei conti dell’Unione sia a livello federale che statale, oltre che il debito pubblico brasiliano oramai al 66% del PIL e classificato dalle maggiori agenzie di rating come spazzatura.
Le principali preoccupazioni legate a tale riforma riguardano il rischio di compromettere una netta diminuzione dei fondi destinati alle politiche socialinonché la prospettiva di tagli all’istruzione e e la sanità, il cui finanziamento è sancito dalla Costituzione e sottoposto ad un sistema di aumento automatico. Preoccupazione fondata ma legata ad una variabile ben definita: dove e come sarà applicata la spending review verdeoro. Il testo presentato al parlamento prevede che il tetto per educação e saúde sarà applicato a partire dal 2018, permettendo così un anno di collaudo della regola.

IL NODO DELLE PENSIONI – I paventati tagli sono legati ad un’altra grande riforma dell’amministrazione Temer: quella previdenziale. È proprio il sistema pensionistico a rimanere escluso dal provvedimento di congelamento della spesa e di austerità, nonostante il settore pesi per più del 40% della spesa pubblica. Come  ha fatto notare l’ex funzionario del Ministero dell’Economia Marcio Holland ad El Pais Brasil, “se non si approvassero dei cambiamenti alla Previdenza, che rappresenta una spesa che aumenta nonostante l’inflazione, –(dato anche anche il trend demografico aggiungiamo ndr)- si dovranno fare tagli ad altri settori quali Sanità ed Istruzione’’. Senza questa riforma, stando ai dati forni al Financial Times  dall’analista Raul Velloso, il peso delle pensioni sul PIL salirebbe dal 9 al 19% nel 2040. Il sistema che la PEC 241 metterebbe in pieni prevede la possibilità di essere rivisto solo dopo dieci anni e prevede otto sanzioni che possono essere applicate nel caso in cui il tetto fosse sforato, tra le quali il congelamento del salario minimo.

IL CICLONE TRUMP  L’elezione di Trump ha provocato i suoi primi effetti anche in Brasile. I piani di stimolo all’economia del neoeletto presidente statunitense  potrebbero costringere la Federal Reserve ad aumentare i tassi più del previsto scatenando così una fuga di capitali da Brasile e da altri mercati emergenti verso i titoli del Tesoro USA. Gli indici di borsa degli ultimi giorni hanno già previsto i sintomi di una volatilità di questo tipo – l’indice BM&F Bovespa ha perso il 5.1% dopo essere salito del 50% tra gennaio e ottobre proprio anche per via del dollaro debole data la politica della Fed- ma che si spera possa essere di breve durata, poiché ostacolerebbe le speranze per una politica di taglio dei tassi di interesse più aggressiva che farebbe da stimolo alla più grande economia dell’America Latina e alla sue carenze infrastrutturali. Gli Usa sono il secondo partner commerciale del Brasile, questo rassicura in qualche modo il Presidente Temer che ha dichiarato “[Trump] potrebbe ridimensionare le relazioni con il Messico e quando guarderà all’America Latina è molto probabile che rafforzerà le relazioni con il Brasile“.

Fig. 2 – Supporter di Trump manifestano per le strade di San Paolo

SEI MESI DI TEMER  Sono passati sei mesi dall’insediamento del nuovo esecutivo, prima ad interim ora definitivo dopo l’impeachment alla Rousseff. Con un indice di approvazione in leggera crescita al 30% (dati Bbc Brasil) il presidente Temer ha numerose partite aperte. Innanzi tutto il paese è ancora dilaniato da un alto livello di scontro politico che si riverbera nelle proteste sia di destra che di sinistra. Semplificando la situazione possiamo dire che le prime prendono di mira soprattutto la corruzione della classe politica e hanno nel giudice della tangentopoli nazionale Sergio Moro il proprio paladino; le seconde, che vedono la partecipazione delle sinistre e dei movimenti sociali, hanno nell’opposizione al governo e alle sue misure di austerità, il principale motivo delle manifestazioni, non ultime le occupazioni universitarie specialmente nel Paranà per la riforma dell’Istruzione.
Il Ministero della Pubblica Istruzione ha presentato un decreto per riformare le scuole pubbliche in Brasile. Il progetto prevede un cambiamento graduale per la formazione a tempo pieno, dando agli studenti il potere di scegliere le materie che preferiscono. A ciò si aggiungono i provvedimenti che saranno le basi affinché la PEC 241 possa funzionare: la Riforma del Lavoro e la già citata Riforma Previdenziale. Infine c’è il problema dei megadebiti degli Stati, specie quello di Rio, dove i dipendenti pubblici  alternano scioperi e proteste, date le misure di austerità consistenti in tagli salariali e al budget.

Emiliano Caliendo

Un chicco in più

Il Fondo Monetario Internazionale raccomanda le seguenti azioni politiche per abbassare il costo del fare impresa, migliorare l’efficienza, e rafforzare la crescita a medio termine:

  • Rendere i programmi di concessioni di infrastrutture attraenti per stimolare gli investimenti e la competitività.
  • Ridurre il costo di fare business semplificando la regolamentazione fiscale.
  • Ridurre le tariffe e le barriere commerciali non tariffarie, rivedendo i requisiti di contenuto nazionale, e proseguire i negoziati di libero scambio al di fuori del Mercosur.
  • Migliorare l’allocazione del risparmio, rivedendo le regole di assegnazione degli stanziamenti di credito e altre distorsioni.
  • Facilitare l’occupazione produttiva e ridurre gli incentivi per informalità al fine di promuovere la creazione di posti di lavoro, gli investimenti e la crescita.

Foto di copertina di Michel Temer – Fotos livres, com o crédito. Rilasciata su Flickr con licenza Attribution License

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