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Sub Saharan Africa Power Summit: le sfide del settore energetico

A fine ottobre si è tenuto a Città del Capo il Sub Saharan Africa Power Summit: miglioramenti infrastrutturali, aumento della produzione energetica e energie rinnovabili sono i principali temi affrontati

Il SUMMIT – Lo scorso mese alcuni dei più importanti decision maker dell’Africa subsahariana si sono incontrati a Città del Capo per condividere le buone pratiche in campo energetico dei propri Paesi proponendo strategie innovative per risolvere la crisi energetica che sta vivendo l’area. In un contesto dove l’intera capacità energetica dei 48 Paesi sub-sahariani è pari a quella della sola Spagna e quasi un quarto di questa produzione viene persa per il malfunzionamento degli impianti, il Sub Saharan Africa Power Summit, organizzato dal Vale Media Group, ha fornito una piattaforma di discussione dove leader politici, produttori di energia indipendenti (IPP’s) e rappresentanti di partnership pubblico-private (PPP) si sono confrontati sulle imminenti sfide che stanno vivendo questi Paesi. I dati da cui partono le riflessioni presentate al Summit mostrano come, escludendo il Sudafrica, nei Paesi interessati solo una persona su cinque ha attualmente accesso all’elettricità e, se questo trend dovesse continuare, solo il 40% dei Paesi africani riuscirà a raggiungere l’accesso universale all’elettricità entro il 2050.

Fig. 1 – Linee elettriche della Eskom Duvha Power Station, 15 km a est da Witbank, in uno dei giacimenti di carbone del Sudafrica. Eskom, principale fornitore di energia elettrica in Sudafrica, ha in passato subito numerosi problemi tecnici a causa del sovraccarico delle linee e dell’ingente fabbisogno

I TEMI – Durante i tre giorni di dibattito, dal 26 al 28 ottobre, si è discusso di come ampliare l’offerta energetica creando nuove infrastrutture e ponendo un freno al deterioramento di quelle preesistenti. Su questo ultimo punto è stato portato l’esempio del progetto di miglioramento ed espansione della rete idroelettrica in AngolaIl progetto, parte di un più ampio programma governativo volto ad aumentare la capacità di generazione energetica dell’Angola da 1500 megawatt a oltre 5000 megawatt, prevede la costruzione di una seconda stazione sul fiume Kwanza in modo da incrementare la produzione di 7000 MW.

Fig. 2 – Tecnici ispezionano una turbina idroelettrica alla Voith GmbH factory, in Germania, prima della spedizione all’impianto di Cambambe, uno dei due più imponenti impianti idroelettrici in Angola

Grande spazio hanno avuto le fonti rinnovabili, viste da molti Paesi come una possibile via di uscita dalla crisi. L’intervento del delegato dello Zambia si è soffermato su questo argomento e sull’esperienza del suo Paese che sta cercando di rispondere a una crisi energetica dovuta alla siccità, e quindi all’impossibilità di sfruttare gli impianti idrici, con una diversificazione delle fonti energetiche che li ha portati a diversi investimenti nell’energia rinnovabile e, in particolare, in quella solareSi è inoltre parlato di gas naturali, fonte energetica più economica e meno inquinante di petrolio e carbone. La Xaris Energy, azienda specializzata nella gestione e lo sviluppo delle infrastrutture, ha presentato l’ambizioso progetto portato avanti in Namibia dove sta contribuendo alla realizzazione dell’impianto della Walvis Bay che produrrà fino a 250 MW di energia usando gas naturali.

INVESTIRE NELL’ENERGIA – L’interessante sottotitolo del summit ci porta a riflettere su quanto sia importante per i Paesi dell’area subsahariana investire nell’energia. L’attuale crisi energetica del Sudafrica sta spingendo gli Stati africani a cercare nuovi modi per rispondere alla crescente domanda interna di elettricità. Attualmente il Sudafrica produce più di metà del totale dell’energia generata in tutta l’area subsahariana: se escludiamo il Sudafrica, infatti, la capacità energetica totale della zona passa da 68 GW a 28 GW. Gli Stati dell’Africa meridionale, inoltre, dipendono quasi interamente del potente vicino per la soddisfazione del proprio fabbisogno energetico.

Fig. 3 – Pannelli fotovoltaici in funzione al parco solare di Sishen, di proprietà di Acciona SA, in Kathu, Capo Nord, Sudafrica. Il Sudafrica ha attivato un programma per sfruttare nuove fonti di energia rinnovabili e incoraggiare le aziende a costruire impianti sostenibili

La crisi, quindi, mette in pericolo l’intera area e può avere conseguenze anche sugli altri Paesi subsahariani ma, allo stesso tempo, apre spazio per nuovi equilibri regionali. Migliorando le proprie infrastrutture e investendo in tecnologie innovative soprattutto nelle energie rinnovabili gli Stati africani potranno rispondere alla domanda interna di energia e inserirsi sul mercato regionale e ciò potrebbe aprire a uno scenario dove saranno possibili relazioni più equilibrate tra i diversi Paesi.

Marcella Esposito

Un chicco in più

Qui il sito ufficiale del Summit dove è possibile trovare alcuni materiali per approfondire. 

Foto di copertina di Renate Dodell Rilasciata su Flickr con licenza Attribution-NoDerivs License

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