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Brexit: parola a Westminster

In 3 sorsi – La sentenza dell’High Court of Justice ha dato ragione a Gina Miller, rimettendo nelle mani del Parlamento britannico il potere decisionale in campo Brexit. Questo, almeno teoricamente, potrebbe fortemente influenzare le modalità del processo di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea

1. IL VERDETTO – Lo scorso 3 novembre l’Alta Corte di Giustizia britannica (High Court of Justice) ha emesso una sentenza che potrebbe ribaltare le sorti della permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea. Il verdetto dei giudici ha di fatto dato ragione a Gina Miller, donna d’affari britannica che ha portato in tribunale la questione delle “competenze decisionali” riguardanti la Brexit. Nata in Guyana ma cresciuta in Inghilterra, Miller è a capo della SCM Private, azienda di investimenti fondata insieme al marito Alan Miller. La donna d’affari ha intrapreso, e vinto, la causa giudiziaria riguardante la competenza decisionale relativa alla Brexit. I giudici dell’Alta Corte hanno, difatti, decretato che è il Parlamento, e non il Governo, ad avere il potere di intraprendere il processo di uscita del Paese dall’Unione Europea.

Fig.1 – Gina Miller tiene una conferenza stampa di fronte all’Alta Corte di Giustizia poco dopo il pronunciamento della Corte riguardo il caso Brexit, Londra 3 novembre 2016

Questa sentenza ha portato grande scompiglio politico, poiché non sarà più il solo Governo May ad attivare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona e a condurre i negoziati, ma sarà tutto Westminster a doversene occupare.
Questo significa che il Parlamento dovrà pronunciarsi in primo luogo sull’attivazione del fantomatico articolo 50 – che ricordiamo, prevede il meccanismo di recesso volontario ed unilaterale dall’Unione – e, nel caso in cui il processo di uscita venisse portato avanti, avrà voce in capitolo su ogni aspetto delle trattative.
Le motivazioni di questa decisione, portate da Miller ed avvalorate dagli stessi giudici, risiedono nel fatto che la sovranità del Parlamento è il pilastro portante della democrazia britannica. L’Alta Corte ha semplicemente supportato l’istanza che il Governo May, ovvero il potere esecutivo, non possa sostituirsi al Parlamento, organo del potere legislativo, poiché rappresenterebbe un atto antidemocratico.
Tanto i leader politici, quanto l’opinione pubblica, non sono rimasti indifferenti a tale esito.

2. LE REAZIONI – La sentenza ha fatto non poco scalpore, poiché sembrerebbe annullare, come affermato da alcuni, la volontà del popolo britannico, che lo scorso 23 giugno ha decretato l’uscita del Paese dall’UE. L’ex leader dell’UKIP, Nigel Farage, ha affermato che il “tradimento” del Parlamento verso i sudditi della Regina potrebbe essere dietro l’angolo. Se ciò avvenisse, ha aggiunto lo stesso Farage, il livello di “rabbia” scatenata sarebbe “inimmaginabile”. Lo stesso Governo di Theresa May, si è detto colpito della decisione dei giudici, ed ha affermato che farà ricorso alla Corte Suprema. In ogni caso, «il Governo è determinato a rispettare il risultato del referendum», ha affermato il segretario del commercio internazionale Liam Fox. Anche i maggiori partiti di opposizione hanno espresso la loro volontà a rispettare le scelte referendarie del popolo britannico. Il leader labourista Jeremy Corbyn ha affermato che il suo partito rispetterà le decisioni dei cittadini sull’uscita dall’UE, ma sarà necessaria trasparenza e responsabilità da parte dell’intero Parlamento in materia di Brexit. Similmente si è espresso il leader dei Liberali, Tim Farron, il quale ha affermato che l’uscita non verrà messa in discussione, ma la decisione di ridare al Parlamento il potere decisionale in materia Brexit sarà fondamentale per l’esito della stessa.

Fig.2 – Lord Chief Justice for England and Wales John Thomas, uno dei tre giudici che ha emesso la sentenza riguardo alla competenza decisionale in campo Brexit

Le polemiche maggiori hanno di sicuro riguardato la “sovranità popolare”, in quanto la sentenza sembra dare spazio ad un possibile annullamento della Brexit stessa. Difatti, i membri del Parlamento non sono tenuti a supportare il volere popolare, e potrebbero quindi decidere di ribaltare in toto il risultato referendario. Tuttavia questo scenario sembra essere tutt’altro che probabile.

3. SCONGIURATA LA BREXIT? – Sebbene molti abbiano lamentato il fatto che la sentenza “scavalcherebbe” la volontà popolare, la non uscita del Regno Unito dall’Unione sembra essere una eventualità del tutto irrealistica.
La paura di chi grida all’annullamento del volere dei cittadini deriva dal fatto che la maggioranza dei membri del Parlamento aveva precedentemente espresso il proprio sostegno al remain. Alcuni temono, dunque, che per questo motivo il Parlamento non terrà conto della decisione presa attraverso il referendum. Questo scenario, tuttavia, è del tutto improbabile, poiché nessun partito metterebbe in discussione la propria “immagine democratica”. Se votassero contro la decisione “popolare” di uscire dall’Unione, non solo diventerebbero facile bersaglio dei partiti di destra estrema promotori del leave, ma apparirebbero “antidemocratici” anche agli occhi dell’opinione pubblica, fatto che decreterebbe un grandissimo sfavore a livello di supporto elettorale. Per questa ragione molti analisti hanno predetto che la Brexit non verrà messa in discussione da questa sentenza. Quello che, invece, è più probabile che avvenga è che il Parlamento interverrà direttamente nei negoziati, avendo così l’ultima parola sul tipo di Brexit che verrà attuata.

Fig.3 – Il Palazzo di Westminster, dove si riunisce il Parlamento britannico

Per ora non vi è nulla di assolutamente certo, ma di sicuro la decisione dei giudici dell’Alta Corte è stato un boccone amaro da digerire per i promotori del leave. Difatti il loro cavallo di battaglia era il fatto che la sovranità parlamentare risiedesse non a Bruxelles, ma a Westminster. Ed è proprio quello che i giudici hanno confermato: Westminster è e sarà l’arbitro ultimo nella vita politica del Paese.

Valentina Nerino

Un chicco in più

Il Governo May ha da poco presentato ricorso alla Corte Suprema britannica, la quale si pronuncerà sulla sentenza dell’Alta Corte il 7 o l’8 dicembre prossimi. Nel frattempo ha fatto scalpore la notizia che la stessa Primo Ministro che ha difeso i giornali pro-Brexit, i quali avevano definito i giudici dell’Alta Corte come i “nemici del popolo”, sostenendo di ritenere importante tanto il valore della magistratura quanto la libertà di stampa. Chi fosse interessato a leggere la sentenza per intero, trova qui il documento.

Foto di copertina di mazz_5 Rilasciata su Flickr con licenza Attribution-ShareAlike License

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