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Marocco, tra instabilità latente e bisogno di nuove alleanze

Si chiamava Mouhcine Fikri il giovane pescivendolo morto in Marocco la scorsa settimana. La sua morte ha qualcosa in comune con quella di Mohamed Bouazizi, il venditore di strada tunisino il cui suicidio in protesta contro gli abusi della polizia locale dette origine alle cosiddette primavere arabe nel gennaio del 2011

IL MAROCCO DI OGGI E QUELLO DI IERI – A differenza di Bouazizi, il marocchino Fikri non si è suicidato, ma è morto lo stesso per disperazione in seguito ad abusi da parte della polizia locale. Lo scorso venerdì, infatti, la polizia di Hoceima – città settentrionale del Marocco situata nella regione settentrionale del Rif –  ha sequestrato a Mouhcine Fikri tutto il suo pesce, gettandolo nel camion dell’immondizia. Disperato, Mouhcine si è gettato all’interno del camion dell’immondizia ed è morto schiacciato dalla pressa per lo smaltimento dei rifiuti appena attivata. Le immagini del corpo senza vita di Mouhcine, in poche ore, sono state diffuse sulla Rete, provocando la rabbia di migliaia di marocchini. La regione del Rif, quindi, è stata praticamente bloccata da manifestazioni di massa. La folla ha espresso la sua rabbia e la sua insoddisfazione verso l’atteggiamento delle forze di polizia, considerato ancora oppressivo come ai tempi dei cosiddetti “anni di piombo” marocchini. Gli anni di piombo del Marocco rimandano agli anni ’60 quando, durante il Regno di Hassan II, il Marocco fu scosso da importanti tensioni all’interno e all’esterno del Paese. All’interno, ci furono importanti manifestazioni sociali contro la monarchia, represse dal Re in maniera durissima. La repressione portò Hassan II ad accentrare l’intero potere su di sé, alla modifica della Costituzione e all’imposizione dello stato di emergenza (rimasto in vigore sino al 1970). Diversi leader dell’opposizione marocchina furono incarcerati o uccisi, tra loro Mehdi Ben Barka, leader socialista. All’esterno, invece, in quegli anni il Re impresse una forte politica estera nazionalista, allo scopo di acquistare popolarità: una politica che determinò un conflitto con l’Algeria – cosiddetta guerra delle sabbie – e l’acuirsi della crisi per il controllo del Sahara Occidentale. Alcuni cambiamenti ci furono durante gli anni ’80 – ’90. In quel periodo infatti, si giunse alla firma di un cessate il fuoco con il Fronte Polisario che combatteva per la causa Saharawi, mediato dalle Nazioni Unite (settembre 1991) e il re Hassan II permise la liberazione di numerosi detenuti politici. A livello costituzionale, una importante modifica venne approvata nel 1996, con la concessione di maggiori poteri al Parlamento marocchino (le elezioni del 1997 vennero quindi vinte dai socialisti dell’USP, a cui fu affidato l’incarico di formare un governo). Nonostante le riforme, però, questi anni furono anche un periodo di crisi sociale interna del Marocco, provocata dalla siccità’ (il 40% dell’economia marocchina dipende, ancora oggi, dal settore primario) e dalle riforme economiche avviate dal Governo su richiesta del Fondo Monetario Internazionale. Tra le riforme che causarono le proteste di quegli anni, l’aumento dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità. Anche in questo caso, le proteste di Casablanca e Marrakesh furono duramente represse.

Fig . 1 – Re Muhammad VI durante una visita alle province del sud

RE MUHAMMAD VI E LE RIFORME  Un vero rinnovamento è avvenuto solamente con l’arrivo al potere del nuovo monarca marocchino, Re Muhammad VI. Con lui, infatti, il Marocco si è avviato ad una stagione politica più liberale. Il Re fece liberare migliaia di prigionieri politici; creò una speciale Commissione per la “Verità e la Riconciliazione”, al fine di risarcire le vittime delle repressioni degli anni passati; creò l’Istituto Reale per la Cultura Berbera, riconoscendo la lingua berbera come lingua ufficiale del Paese, assieme all’arabo e al francese. Con lo scoppio delle Primavere Arabe, quindi, Muhammad VI promise una nuova riforma costituzionale, concedendo più poteri al Primo Ministro e al Parlamento. Le elezioni del novembre 2011 portarono cosi al potere il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (PJD o PGS), direttamente ispirato all’AKP turco, e guidato da Abdelillah Ben Kirane. A lui fu dato il compito di formare il Governo, in seguito alla vittoria elettorale. Chiaramente, la monarchia non è affatto sparita dalla scena politica. Al contrario, Muhammad VI è stato molto abile a sfruttare la crisi governativa del 2013. Pur concedendo al leader del PGS la possibilità di formare nuovamente un Governo, il Monarca ha abilmente inserito nell’esecutivo esponenti del partito dell’Indipendenza (Istiqlal o UNI), inserendoli in Ministeri chiave quali quello delle Finanze, dell’Interno e degli Esteri. L’aver dato le Finanze ad un esponente dell’UNI, ha garantito alla monarchia la continuazione di quelle riforme di austerity, necessarie a Casablanca per poter ottenere il sostegno del FMI. Le recenti elezioni dell’Ottobre 2016, quindi, hanno visto nuovamente la vittoria del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, con la conquista di 125 seggi su 395. Nonostante la vittoria e l’incarico di formare il nuovo Governo, Abdelillah Ben Kirane dovrà per forza cercare un nuovo accordo con il Partito d’Indipendenza – terza forza del Paese con 46 seggi – e soprattutto con PAM, capace di conquistare 102 seggi nel Parlamento. Il PAM – Partito per l’Autenticità e la Modernità – è stato creato nel 2008 da Fouad Ali El Himma, già Ministro dell’Interno e Consigliere del Re.

Fig. 2 – Alcune proteste popolari in Marocco

MAROCCO, PERCHE’ RIMANE UN’INSTABILITA’ LATENTE?  I motivi sono diversi: in primis, a dispetto dei cambiamenti ideologici, la Regione berbera del Rif resta sostanzialmente ai margini. Come suddetto, quasi la metà dell’economia marocchina si regge sul settore primario, un settore che, negli ultimi anni, ha registrato un’importante flessione, derivata anche dalla siccità che ha colpito il Paese. I berberi dell’area del Rif vivono principalmente di attività quali la pesca, l’agricoltura, piccoli commerci e allevamento di sussistenza. Chiaramente, hanno direttamente risentito della crisi economica. Si tratta di almeno 5 milioni di individui, molti dei quali vivono al di sotto della soglia di povertà. Sempre a livello economico, bisogna ricordare che l’economia marocchina è profondamente integrata con quella dell’UE e quella USA. Basti qui ricordare che, nel 2004, è stato sottoscritto un accordo di libero scambio tra Casablanca e Bruxelles. Proprio per questo, Casablanca ha profondamente risentito della crisi finanziaria che ha colpito Stati Uniti e Unione Europea nel 2007/2008 (e il conseguente deprezzamento del costo del petrolio). C’è quindi l’aspetto politico: nonostante l’integrazione del PGS all’interno del sistema politico, la convivenza degli islamisti con la società e l’establishment marocchino non è semplice. La società civile, ovvero molti dei quali hanno creduto nel PGS è rimasta delusa dalle politiche di austerità del Governo Ben Kirane (come i tagli ai sussidi energetici). L’establishment marocchino, fedele al monarca, considera invece i membri del PGS come privi di esperienza e di responsabilità. Infine permane la questione della sicurezza del Marocco. Dopo l’attentato del 2003 a Casablanca, il Marocco è divenuto un asse centrale della strategia anti-jihadista degli USA. A dispetto della strategia anti-terrorismo, il Marocco è uno dei Paesi che maggiormente ha visto suoi giovani divenire foreign fighters per la jihad in Siria (almeno 1500 su 5000 partiti dal Nord Africa). Sinora, l’intelligence marocchina è stata capace di garantire la sicurezza del Paese. Solamente nel luglio del 2016, le forze di sicurezza marocchine hanno arrestato 52 persone, accusate di pianificare attentati in nome di Isis. Ovviamente, con la perdita di terreno da parte del Califfato, Casablanca rischia di trovarsi direttamente preda di un pericoloso jihadismo di ritorno.

MAROCCO, ALLA RICERCA DI SOSTEGNO ECONOMICO  Il Marocco ha profondamente integrato la sua politica estera con quella del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), in sostegno alle posizioni dell’Arabia Saudita. Il Marocco è anche parte della coalizione filo-saudita impegnata attualmente in Yemen. Un sostegno ricambiato sia diplomaticamente – il GCC sostiene le posizioni del Marocco sulla questione, ancora irrisolta, del Sahara Occidentale – sia economicamente (Riyadh, ad esempio, ha donato 22 miliardi di dollari alle forze armate marocchine, allo scopo di sostenerne lo sviluppo industriale). Nell’aprile del 2016, quindi, l’Arabia Saudita si è impegnata a sostenere l’economia marocchina con un finanziamento di 230 milioni di dollari, nei prossimi cinque anni. Anche qui, però, con lo stallo della guerra in Yemen e il calo del prezzo del barile – strategia promossa dalla stessa Arabia Saudita – bisognerà vedere quanta parte di questi finanziamenti concretamente arriverà a Casablanca. La stabilità futura del Marocco, quindi, dipende da fattori endogeni ed esogeni. A livello endogeno, il Regno dovrà affrontare la doppia sfida di attuare importanti riforme del settore pubblico, tagliare sussidi economici, cercando però mantenere una stabilità governativa ed integrare le aree emarginate dei Paese, in primis la Regione del Rif. Sarà quindi necessario anche affrontare la questione dei diritti umani e della (altissima) corruzione interna. Per quanto concerne i diritti umani, a dispetto delle riforme attuate, infatti, ONG come Human Rights Watch sottolineano come gli abusi e le repressioni da parte delle forze di sicurezza permangano.

Fig. 3  – Immagini della primavera araba

A livello esogeno, Casablanca dovrà riuscire a: far fronte ai pericoli del jihadismo proveniente dal Califfato – il leader dello “Stato Islamico nel Sahara”, Abu Wahlid al Sarawhi, ha gia’ minacciato il Marocco – e da Qaeda nel Maghreb Islamico; le instabilità’ della vicina Libia; la permanente crisi del Sahara Occidentale, ancora inconclusa a dispetto del cessate il fuoco e con una crescente insoddisfazione dei giovani Sahrawi rispetto sia alla monarchia marocchina, che alla dirigenza del Fronte Polisario (una questione ormai di lunga data, ma che ancora influisce sulle relazioni esterne del Marocco, particolarmente nei rapporti con l’UE). In questo contesto, a favore della stabilità futura del Marocco giocano due fattori: l’esito, sinora disastroso, delle Primavere Arabe. Un risultato che, di certo, non incoraggia la piazza a portare lo scontro con il potere centrale sino alle estreme conseguenze; il prestigio della Casa Reale marocchina – dinastia Alawide – discendente direttamente dalla famiglia del Profeta Maometto.

Redazione

Un chicco in più

Per un approfondimento sul fronte del Polisario ti rimandiamo ad un nostro precedente articolo qui.

 

Foto di copertina di jakuza Rilasciata su Flickr con licenza Attribution-ShareAlike License

2 comments
Ilhame Hafidi
Ilhame Hafidi

Chahrazad Jyc un'analisi chiara e generale (molto) ps. Non capisco se ogni volta che scrivono Casablanca la intendono come capitale, cioè casa supertop ma... ahhahah

Chahrazad Jyc
Chahrazad Jyc

Articolo interessante...se si tralasciano certi aspetti, comunque Casablanca=capitale=Marocco insomma sono sinonimi \U0001f602