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Ecuador, pericoli e sfide per il “nuovo socialismo”

“Utilizzavamo varie tecniche, ma la più comune era di recarsi in un paese dotato di risorse ambite, come il petrolio, e ci accordavamo per un prestito enorme da parte della Banca Mondiale o una delle sue consorelle”. Così scrive John Perkins, economista statunitense, nel suo best-seller “Confessioni di un sicario dell’economia”. Questa frase sembra proprio fare al caso dell’Ecuador 

ECUADOR, ECONOMIA E SVILUPPO – Il suo lavoro consisteva nell’agevolare concessioni di grandi prestiti verso nazioni in via di sviluppo, così da finanziare multinazionali statunitensi del petrolio, e la realizzazione di grandi opere pubbliche. Il fine di tale politica, tuttavia, era solo apparentemente lo sviluppo dei paesi, quanto piuttosto il controllo politico di essi attraverso il peso spropositato del debito pubblico, sfruttando risorse-chiave per l’economia statunitense. Per comprendere lo stato attuale delle cose in Ecuador, non si può non pensare ad alcuni avvenimenti: innanzitutto nel 2000 questo paese si è trovato costretto a cambiare valuta (dollaro) per bloccare l’inflazione, che toccava livelli di crescita prossimi al 100% annuo, inoltre dagli anni ’70 in poi il debito pubblico e i relativi interessi sono cresciuti fino a strozzare completamente l’economia. Nel Dicembre 2006, quindi, in un momento di forte crisi politico-sociale, è stato eletto un presidente che avrebbe da lì in poi dominato la politica dell’Ecuador per dieci anni: Rafael Correa.

IL PRESIDENTE CORREA E LA POLITICA DELLA  BUENA VIDA – Economista ed ex ministro delle finanze, è stato eletto presidente in forza delle sue grandi promesse di cambiamento. Esponente del cosiddetto “socialismo del ventunesimo secolo” e forte sostenitore della sovranità nazionale, Rafael Correa ha scelto di non pagare una parte consistente del debito pubblico, in quanto ritenuto “immorale e odioso”. Dietro questa decisione c’erano la rivendicata illegittimità di vari governi “fantocci”, la poca percentuale di debito contratto in favore dello sviluppo e degli investimenti e altre pratiche ritenute deprecabili. È iniziato così un nuovo ciclo politico dell’Ecuador, caratterizzato anche dalla stesura di una nuova costituzione, che proponeva un nuovo tipo d’idea politica e di nazione: un Ecuador slegato dalle pressioni internazionali del Fondo Monetario Internazionale e da altri tipi d’ingerenze esterne, che potesse rilanciare l’economia attraverso investimenti pubblici e politiche di stampo socialista. Attraverso l’accesso ad altri tipi di finanziamenti (vedi l’appoggio finanziario della Cina per esempio) e una molto favorevole congiuntura economica, l’Ecuador ha iniziato un periodo di forte crescita. Grazie alla nazionalizzazione di gran parte delle attività legate al petrolio, risorsa-chiave del paese, il PIL passa da venti a cento miliardi dal 2000 al 2014, com’è accaduto anche in altri paesi del continente latino-americano. Tutto ciò ha permesso a Correa di porre in atto politiche d’ingente spesa pubblica e redistribuzione sociale: programmi sociali per i poveri, investimenti in sanità e istruzione, maggiori diritti per i lavoratori e salario minimo aumentato. Tutto ciò attraverso scelte politiche eloquenti; imposizione di tassazione a imprese, patrimoniali e una contestata tassa sull’eredità. Tale strategia ha permesso al paese non solo di crescere e svilupparsi, ma anche di ergersi a baluardo di battaglie come la lotta alla povertà e il diritto d’istruzione.

Fig. 1 – Il presidente Correa con un’altra protagonista del cd “socialismo sudamericano”, Michelle Bachelet presidente del Cile 

ECUADOR, SPESA PUBBLICA E CRISI DEL PETROLIO – Dopo anni di Governo e tante vicissitudini, come il tentato colpo di stato militare ai suoi danni, Rafael Correa si trova ora al tramonto del suo cammino politico (non si candiderà alle elezioni del 2017) a fronteggiare problemi enormi, che possono minare non solo il suo progetto politico, ma anche la stabilità del paese. Partiamo per ordine: il petrolio è sceso dal valore di 100 dollari al barile nel 2014 al valore di 32 dollari a inizio 2016. Per un paese come l’Ecuador, che estrae petrolio a un costo di 39 dollari circa e le cui risorse statali sono cosi tanto dipendenti da ciò, questo può significare un disastro. Nonostante le recenti leggere riprese del prezzo (ora il prezzo al barile si attesta sui 50 dollari) e l’accordo OPEC del taglio della produzione (caldeggiato da Correa stesso, che continua a imputare questa crisi a uno scontro geopolitico tra grandi produttori, piuttosto che a una causa di tipo economico), la situazione sta pesantemente minando le risorse del paese, che si vede costretto a compiere scelte impopolari e contrarie ai principi socialisti su cui il paese si regge (va ricordato che recentemente sono stati presi nuovamente accordi di prestiti con l’FMI). Senza il sussidio di una propria politica monetaria e la creazione di un fondo di stabilizzazione per far fronte a questo tipo di congetture, Correa ha quindi deciso di tassare i patrimoni delle classi più abbienti, applicando imposte sui profitti aziendali e un aumento di due punti percentuali sull’IVA. Tali provvedimenti sembrano non bastare, osservando le performance economiche degli ultimi due anni. Se a tutto ciò aggiungiamo un terremoto di 7,8 gradi, che ha causato più di seicento morti, ottantamila senza tetto e una quantità innumerevole di danni strutturali ed economici, oltre a una realtà politica complessa, la situazione appare molto difficile.

Fig. 2 – Immagini del terribile terremoto in Ecuador

Il terremoto, infatti, causerà, secondo stime, circa tre miliardi e mezzo di dollari di danno, che saranno coperti per i due terzi dal settore pubblico, il quale è stato impegnato attraverso leggi speciali a trovare risorse già scarse. Per quanto riguarda la situazione politica, infine, Correa si ritrova, secondo un sondaggio del gruppo Cedatos-Gallup di maggio 2016, con sempre minor consenso (la credibilità di Correa è scesa al 29% a livello nazionale). Ciò è anche dovuto al particolare rapporto con i media e le opposizioni politiche (il paese è classificato al centonovesimo posto mondiale a livello di libertà di stampa). Anche i gruppi indigeni ed ecologisti, in principio tutelati dalla costituzione del 2008, avendo visto ignorati i propri interessi in favore di una politica di urbanizzazione, sono in fermento. I sondaggi elettorali danno in ampio vantaggio il candidato successore di Correa, Lenin Moreno, ex vice-presidente della repubblica, esponente politico sicuramente più pacato e liberale del primo, ma che rischia di perdere la fervente investitura popolare ricevuta dal secondo. In vista di un possibile ballottaggio con il centrodestra liberale, rappresentato dal Movimento CREO, il risultato è quindi tutt’altro che scontato.

fig. 3 – Il presidente Correa ad un comizio popolare 

SOCIALISMO DEL VENTUNESIMO SECOLO, NECESSARIO UN CAMBIAMENTO  L’insieme di eventi sopra citati rappresenta a questo punto un momento di svolta per il progetto politico comune a molti paesi del Sud-America, dalla Bolivia di Evo Morales al Venezuela orfano di Chavez. Posto in questo sistema di crisi l’Ecuador può andare incontro a due diversi scenari di cambiamento: mutare direzione politica e invertire la rotta del progetto di spesa pubblica e intervento governativo nel sociale, riordinando i conti e cercando di sfruttare una modernizzazione in senso privatistico, oppure affermarsi con forza in questo panorama e porsi alla guida politica di una visione più sociale di Sud-America, ridando vigore e sostegno anche agli altri paesi alleati. Per avverare il secondo scenario, tuttavia, il paese ha sicuramente bisogno di modernizzarsi rendendosi meno dipendente dai ricavi petroliferi.

Mario Janiri

Un chicco in più

È importante l’annuncio recente del progetto della costruzione di 8 centrali idroelettriche da undici miliardi di euro, le quali garantiranno per il 2020 un ampio 80% di produzione di elettricità nel paese, in confronto al quasi 50%. La prima delle 8 è in costruzione tra il 2015 e il 2016.

Foto di copertina di Abode of Chaos Rilasciata su Flickr con licenza Attribution License

1 comments
luciano tanto
luciano tanto

teoría ridicola, quella dei soldi offerti... a chi li accetta; e divide abbondantemente in "mazzette". la colpa é dell'occidente avaro che approffitta dei poveri "caudillos sudamericanos". storiella, diciamo, sinistra.