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Il mondo secondo Clinton e Trump

Caffè Americano Nel 2016 sono stati molti i temi pressanti per gli Stati Uniti e la loro politica estera. In particolar modo lo sono stati la sicurezza e la difesa, la lotta contro l’Isis e le relazioni con Russia, Iran, Cina e Nord Corea

LOTTA ALL’ISIS – In questo frangente non si può dire che la Clinton non sia avvantaggiata: grazie alla sua esperienza, i suoi piani per sbarazzarsi del Califfato risultano più precisi e realizzabili. Innanzitutto, la Clinton ha sottolineato l’importanza della lotta informatica contro l’Isis, la cui propaganda è un problema molto serio e una priorità da affrontare. Inoltre, Hillary è convinta della necessità del dialogo con i musulmani mediorientali e con le comunità islamiche presenti negli Usa per implementare tolleranza e cooperazione, in modo di avere un alleato in più nella lotta contro Al-Baghdadi. Il dialogo con i musulmani non è invece contemplato dal candidato repubblicano, il quale ribadisce di avere un piano, ma del quale non ha ancora reso pubblici i dettagli. Quello che è noto è il desiderio di Trump di lavorare con la Russia, l’unica ad avere le possibilità e i mezzi per sconfiggere il Califfato. La strategia del magnate prevede lasciare campo libero a Putin e cooperare quando e se necessario.

Fig. 1 – Manifestazione contro l’Isis di fronte alla Casa Bianca nell’agosto del 2014

DIPLOMAZIA – Passiamo adesso alle pure relazioni internazionali con gli Stati chiave della politica estera statunitense. Cominciamo con l’Iran: sono ancora presenti tensioni e critiche per quanto riguarda l’accordo nucleare con Teheran e i due candidati stanno portando avanti due posizioni molto diverse. Trump non è un fan dell’accordo, in quanto sarebbe una concessione – a sua detta – esagerata a un nemico degli Stati Uniti e a uno sponsor del terrorismo. La Clinton è del parere completamente contrario, convinta che l’accordo sul nucleare sia un passo verso la normalizzazione delle relazioni con uno Stato così geopoliticamente decisivo come l’Iran. Questo però non esclude una risposta determinata (sanzioni e azioni militari) nel caso in cui l’accordo non venisse rispettato da parte iraniana. Anche riguardo alla Corea del Nord i due candidati si trovano in disaccordo. Il magnate ha dichiarato che gli Usa dovrebbero prestare molta più attenzione a Pyongyang, in quanto imprevedibile e in possesso di armi nucleari. La strategia di Trump comporterebbe fare in modo che la Cina e la Corea del Sud prendessero il “controllo totale” di Pyongyang e che il Giappone si armasse del nucleare per contribuire alla disfatta della Corea del Nord. Tutto questo dovrebbe poi essere accompagnato da un intervento militare degli Usa nel momento in cui la minaccia nordcoreana diventi imminente. La Clinton ha invece una visione più moderata: la ex First Lady è una forte sostenitrice delle sanzioni multilaterali per l’isolamento totale della Corea del Nord e di azioni in ambito Onu, mai unilaterali. Anche Hillary, però, è convinta che la Cina abbia un ruolo fondamentale nell’influenza e nel controllo di Pyongyang. Continuando a parlare della Repubblica Popolare Cinese, questa è vista da Trump sia come un asset in Asia, sia come un nemico economico la cui strategia è la svalutazione competitiva della moneta per prevalere nel commercio internazionale. Secondo le stime del magnate, entro il 2027 la Cina sarà la più grande potenza economica del mondo; per questo, secondo il tycoon, la diplomazia Usa dovrebbe essere più decisa nei confronti di Pechino, mantenendo però un buon equilibrio tra competizione e cooperazione, data l’ampia interdipendenza tra Usa e Cina. Anche la Clinton capisce l’importanza dell’equilibrio tra cooperazione e competizione con Pechino: Hillary si rende conto che le relazioni con la Repubblica Popolare sono necessarie ma complicate. Parliamo di due Stati con storie, culture e sistemi politici molto diversi, con obiettivi a volte comuni, a volte diametralmente opposti. Ma in quanto potenze economiche e protagonisti nelle vicende della comunità internazionale, i due Stati non possono permettersi un deterioramento delle loro relazioni bilaterali.
Un discorso a parte va invece fatto per la Russia, specie dopo le dichiarazioni controverse di Trump, decisamente pro-putiniane. Mentre la Clinton capisce l’importanza della cooperazione con Mosca nelle questioni internazionali – ma tenendo una certa distanza dalla Russia – il magnate di New York sembra molto più rilassato al riguardo, uno dei motivi per il quale la sua agenda di politica estera viene molto criticata. Entrambi i candidati si trovano invece d’accordo sulla normalizzazione delle relazioni con Cuba, un grande successo che ha fatto la storia e uno dei punti più alti dell’amministrazione Obama.

Fig. 2 – La bandiera cinese e quella statunitense di fronte ad un edificio commerciale a Pechino

DIFESA E SICUREZZA NAZIONALE – Per quanto riguarda la difesa, Trump lo scorso settembre ha reso noti i piani per migliorare la velocità di risposta e per ampliare le forze armate Usa, che necessiterebbero di un budget enorme che il magnate richiederà al Congresso subito dopo l’inaugurazione come nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America. Andando nei dettagli, Trump vorrebbe aumentare il numero dei soldati dell’esercito da 490mila a 540mila, i battaglioni dei marines da 23 a 36, incrementare il numero delle navi della Marina militare di 80 navi e di 100 gli aerei della Air Force. Inoltre, Trump ha in programma di migliorare il sistema dei missili balistici e della cyber security. Il tycoon non ha nascosto il suo supporto alle pratiche estreme di interrogatorio ai danni dei sospettati di terrorismo nel momento in cui la vita dei cittadini americani è in pericolo e si oppone fortemente alla volontà di Obama di chiudere per sempre il centro di detenzione di Guantanamo Bay. Spostandoci verso l’analisi dei progetti di Hillary, l’ex segretario di Stato mira a un incremento delle tattiche di cyber security e a un uso di intelligence massiccio per le azioni militari contro i terroristi. La Clinton, inoltre, sostiene decisamente la chiusura di Guantanamo dal 2007.

QUANTO CONTA LA POLITICA ESTERA PER VINCERE? – E’ doveroso precisare come la comunità internazionale sia vasta e come ogni regione e ogni Stato implichino un approccio diplomatico a parte. Non ci sorprende quindi che i piani riguardo la politica estera dei due candidati siano così ampi. Dobbiamo però sottolineare che in questa campagna elettorale la politica estera è stata affrontata in maniera marginale. I problemi a cui Hillary e Trump vogliono trovare soluzione sono prettamente interni, perché sanno che gli elettori, colpiti dalla crisi del 2008 e dall’ondata di populismo da cui anche l’Europa non è rimasta immune, hanno bisogno di risposte per la maggior parte sul fronte domestico. Mai come durante queste elezioni le relazioni internazionali sono state messe in un angolo.

Giulia Mizzon

Un chicco in più

Se volete andare più in profondità nell’analisi dei programmi di politica estera di Hillary Clinton e Donald Trump cliccate su questo link

Foto di copertina di Darron Birgenheier Rilasciata su Flickr con licenza Attribution-ShareAlike License

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