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Hillary vs. Donald: it’s the economy, stupid!

Caffè Americano  A pochi giorni dalle elezioni presidenziali è necessario fare chiarezza sulle strategie economiche dei due candidati. Mai come in questa campagna elettorale l’economia è stato il tema principale e gli elettori sono ansiosi di sapere come Hillary e Trump faranno la differenza nella crescita economica del Paese

TASSE E INVESTIMENTI – In ogni elezione, in qualsiasi Paese, le tasse sono l’argomento più dibattuto. La candidata democratica ha promesso, se eletta, di mantenere più o meno invariata la somma che i cittadini pagano allo Stato, con eccezione di coloro che guadagnano più di 5 milioni di dollari all’anno. Trump, dal canto suo, ha intenzione di ridurre le tasse dal 33% al 15% per l’intera popolazione (oltre ad abolire completamente quelle sugli immobili), concentrandosi in maniera particolare sulla classe più abbiente la quale, secondo il candidato del GOP, aiuta a far girare l’economia spendendo e assumendo. Inoltre, Trump vuole creare più posti di lavoro investendo in particolar modo nella manifattura, nella difesa e nelle infrastrutture. In particolare, il repubblicano ha promesso un programma da un trilione di dollari destinato alla costruzione e all’ammodernamento di strade, aeroporti, ponti e dighe. I soldi per il piano verranno ricavati, tra le altre cose, dall’abolizione dell’ObamaCare e da una semplificazione della burocrazia, che oggi costa 1.9 trilioni all’anno. Hillary ha invece optato per un programma incentrato sulle infrastrutture da 275 miliardi di dollari, per lasciare ingenti risorse destinate al campo dell’educazione, dell’energia pulita e della formazione professionale.

Fig. 1 – Donald Trump discute durante un rally dell’abolizione delle tasse e sulla crescita del settore dell’occupazione

SALARIO MINIMO – La questione del salario minimo ha subito qualche variazione in ambito democratico. All’inizio della campagna elettorale, Hillary ha dichiarato di volerlo aumentare fino a 12 dollari all’ora, dai 7.25$ di adesso, ma nelle ultime settimane ha affermato di volerlo portare a 15 dollari. Trump invece ha adottato un approccio più federale: ogni Stato può decidere quale salario minimo garantire, senza però scendere sotto ai 10$/h.

COMMERCIO INTERNAZIONALE – Il 2016 è stato l’anno in cui di più si è parlato dei trattati commerciali internazionali, dato il fallimento del TTIP e del recente CETA. Stranamente, i due candidati si trovano d’accordo sulla questione, dichiarandosi contrari a questo tipo di trattati, che, secondo loro, non avvantaggiano i cittadini statunitensi. La Clinton però è più moderata: l’ex First Lady si oppone alla negoziazione di nuovi trattati di libero scambio che non favoriscono completamente gli elettori, ma non intende smantellare quelli già in atto; la democratica guarda la globalizzazione con sospetto ma si rende conto che il protezionismo non sarebbe la strada giusta per rilanciare l’economia del Paese. Trump invece è più estremo: la sua intera campagna elettorale si è incentrata sull’abolizione dei trattati commerciali internazionali come il NAFTA e sull’applicazione di tariffe commerciali ingenti: 35% sui prodotti messicani e 45% su quelli cinesi.

Fig. 2 – Cartello che indica Wall Street, vicino alla New York Stock Exchange

ENERGIA, WALL STREET E DEBITO– Per quanto riguarda il settore energetico, Hillary è decisa a seguire le orme di Obama, sviluppando un piano che, in 10 anni, prevede l’utilizzo di sola energia rinnovabile nelle case. Trump invece ha intenzione di riportare in auge il settore dei combustibili fossili e di uscire dal Climate Action Plan, così tanto faticosamente negoziato da Obama per ridurre l’inquinamento e combattere il riscaldamento globale. Parlando di Wall Street, invece, Hillary ha dichiarato di supportare la legge Dodd-Frank (firmata da Obama e che, tra le altre cose, mira a proteggere i consumatori e a garantire la trasparenza nel settore finanziario), di voler rafforzare le regulations per le istituzioni finanziarie e di ridurre i compensi agli executives della finanza. Trump, al contrario, mira a smantellare la Dodd-Frank e ha annunciato un piano per riassorbire il debito Usa (che ammonta a 19 trilioni di dollari) nel giro di 8 anni.

STRATEGIE EFFICACI? – Ovviamente questa non è la sede per descrivere ancora più nel dettaglio i piani economici dei candidati, in quanto troppo lunghi e tortuosi per essere riportati in un mero articolo. E non possiamo nemmeno analizzare in ogni singola parte quale proposta sia la migliore e quale porterà vantaggi economici agli Usa nel medio-lungo periodo, un lavoro che lasciamo agli economisti. Quello che possiamo fare è trarre qualche conclusione. Per prima cosa, è evidente come la Clinton cerchi di rimanere relativamente moderata nelle sue proposte (nonostante si sia sempre di più spostata a sinistra per attrarre i sostenitori del socialista Bernie Sanders), cercando di essere innovativa ma allo stesso tempo di seguire le linee guida tracciate da Obama. Trump è invece molto più estremo, ma questa non è necessariamente un approccio positivo. Alcuni economisti Usa hanno paura che la strategia economica di Trump porti la nazione verso uno shock da non sottovalutare, specie a causa delle grandi barriere e tariffe commerciali che il magnate intende erigere e alla ingente diminuzione delle tasse che, a detta di alcuni, nel medio periodo porterà a uno stimolo dell’economia ma che, nel lungo periodo, porterà alla recessione. L’8 novembre sapremo cosa hanno scelto i cittadini per sé stessi e per il loro Paese, tenendo a mente che le conseguenze delle strategie economiche non sono mai immediate.

Giulia Mizzon

Un chicco in più

E’ curioso notare come né la Clinton né Donald Trump abbiano stilato un programma per le pensioni, tema completamente ignorato durante la campagna elettorale.

Se volete sapere qualcosa di più sulla legge Dodd-Frank, cliccate su questo link.

Foto di copertina di ThatMattWade Rilasciata su Flickr con licenza Attribution-ShareAlike License

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