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Il Consiglio Italo-Russo: siamo ancora amici dei russi?

Il 5 ottobre si è aperta alla Farnesina la XIV sessione del Consiglio Italo-Russo per la cooperazione economica, industriale e finanziaria. L’ultima sessione si era tenuta a Mosca nel 2012, prima dell’avvento delle sanzioni imposte dall’UE. Un occasione interessante per fare il punto sullo stato di salute delle relazioni che intercorrono tra Roma e Mosca

LA RIPRESA DEI LAVORI  Il 5 ottobre, presso la Farnesina, il Ministro degli Esteri Italiano Paolo Gentiloni e il Vice-Premier russo Arkadij Dvorkovich hanno dato il via alla XIV sessione del Consiglio Italo-Russo. Dopo una pausa lunga quattro anni, dovuta anche al regime di sanzioni imposte dalla UE e adottate dall’Italia, i due Paesi si sono nuovamente seduti al tavolo dei negoziati per implementare e accrescere la loro collaborazione economica. Investimenti russi in Italia, condivisione del know how italiano e nuovi incentivi per il commercio del made in italy in Russia. Individuare, come dichiarato da Dvorkovich, i settori più promettenti e che meritano le maggiori attenzioni per una collaborazione tra i due Paesi. Telecomunicazioni, energia, areonautica e agricoltura. L’Italia, almeno a livello commerciale, vuole tornare a essere Paese assai caro alla Russia. Prima delle sanzioni il Bel Paese era il secondo partner commerciale con la Russia nell’UE e quarto nel mondo. Dall’avvento delle sanzioni siamo stati superati in Europa dalla Bielorussia – importante tassello tedesco per aggirare il regime sanzionatorio – e dagli Stati Uniti nel mondo.

Fig. 1 – Renzi e Putin assistono alla firma di importanti accordi commerciali tra il CEO della Saipem Stefano Cao e il CEO della Novatek Leonad Mikhelson, San Pietroburgo, 17 giugno 2016

Vettore di questo nuovo feeling sembra essere la rinata intesa tra i due Paesi in chiave energetica. Nonostante il nostro colosso energetico Eni continui a cercare fonti di energia alternative a quelle russe, sembra infatti che la Saipem otterrà parte delle commesse in ballo per il progetto nuovo di zecca Turkish StreamProgetto fortemente voluto da Putin e Erdogan che ricalca al 60% il tracciato di quello che era il sogno nel cassetto del binomio Putin-Berlusconi: South Stream. Inoltre Saipem ha ottenuto parte delle commesse per la costruzione del gasdotto North Stream 2, ideato dalla Gazprom come sostituto del defunto progetto South Stream. A questo si aggiunge il coinvolgimento, probabile, italiano nella costruzione dell’autostrada San Pietroburgo-Novgorod e di una nostra forte collaborazione nella realizzazione di nuove linee metropolitane in Russia. Sembra che Italia e Russia, commercialmente parlando, abbiano ripreso, con una nuova energia, il discorso.

RITROVARSI NELL’ISOLAMENTO  Il nostro riavvicinamento alla Russia, di cui la riapertura del Consiglio è prova ultima, è determinato si da una serie di fattori storici e culturali, ma è anche figlio di una serie di congetture geopolitiche che ci hanno portato a condividere con la Russia un destino simile: l’isolamento. Formale quello italiano. Ultimi della classe, ma pur sempre in classe. Sostanziale quello russo, tipico delle nazioni che provano ad ergersi a potenza globale, ma che potenza globale non sono. Noi schiacciati dall’Europa vigorosa, fiscalmente austera e a trazione tedesca. Loro orfani di quello che sarebbe dovuto essere il loro più grande (e unito) mercato dove esportare le loro materie prime. Noi vittime di seriali intrusioni atlantiche in seno alla nostra politica, sia interna che esterna. Loro uno dei bersagli della politica estera a stelle e strisce. Perché se alla Casa Bianca sono convinti del nuovo Pivot to Asia, al Congresso qualche nostalgico è rimasto. In uno scenario che molti media descrivono come prossimo ad assumere i connotati di una guerra fredda 2.0, colpevolmente incoscienti del fatto che ” la storia è la scienza delle cose che non si ripetono “, la domanda che noi dobbiamo porci è : Chi sono i nostri amici?

Fig. 2 – Incontro tra Lavrov e Gentiloni, Ministri degli Esteri di Russia e Italia, a margine dell’ultima Assemblea Generale dell’ONU a New York

All’interno dell’UE abbiamo, usando un termine forte, più nemici che amici. La Germania ci chiude la porta della flessibilità finanziaria, vitale per un Paese come il nostro che prova a rimettersi in sesto economicamente. La Francia, che dovrebbe supportarci e costituire con noi un fronte comune in questo scontro politico, ci volta le spalle. Non solo. Insieme alla stragrande maggioranza dei Paesi europei ci lascia soli – insieme alla Grecia – nella gestione della crisi migratoria che sta colpendo il Vecchio Continente. Oggi più vecchio che mai. Nel tentativo che abbiamo intrapreso per far rimuovere le sanzioni contro la Russia, ci siamo, anche lì, ritrovati soli. Forse abbiamo peccato di presunzione, quando abbiamo provato a ricucire lo strappo tra Russia e Europa, oggi che soffia così forte, nuovamente, il vento russofoboVento che spira dai Paesi Baltici e che ha restituito nuovo impulso alla NATO, di cui noi facciamo parte. È bene non scordarlo. La Russia, potenza regionale eurasiatica, può contare su vari satelliti ben felici, per ora, di sottostare nella sua orbita. Ma chi sono gli amici dei russi? La Cina? Troppo ambiziose le mire di Pechino per far si che si instauri una sincera amicizia tra i due. Uniti al momento da circostanze strategiche e economiche, Xi Jinping e Putin possono comprendersi, ma non amarsi. La Germania con il blocco europeo sulle sue spalle? Forse, se un giorno Berlino dovesse rendersi conto del ruolo da leader che deve assumere in Europa. Stati Uniti permettendo, chiaramente.

SI SMARCHI CHI PUÒ  Parlando di politica estera, negli anni di Renzi, l’Italia sta provando un approccio differente al passato. Consci che il contesto internazionale in cui ci muoviamo richiede attenzione ma anche audacia, stiamo provando a battere piste non convenzionali e a consultare interpreti che fino a poco tempo fa ci erano sconosciuti. L’Unione Europea sembra ferma al palo, stordita dalla Brexit e dal rinvigorirsi dei nazionalismi. Francia e Germania giocano un gioco a sé, a cui non sembriamo essere invitati. Così ci rivolgiamo altrove. Russia per esempio, ma non solo. Primi ad essere visitati dall‘Iran degli Ayatollah, dopo la loro reintroduzione nella comunità internazionale post-nuclear deal. Attivi nel Nord Africa. Qui abbiamo perso quella che era il nostro maggior referente, Gheddafi, grazie ad una manovra congiunta anglo-francese sotto il placet americano. Ma grazie all’Eni, paragonabile al Ministero degli Esteri italiano in Nord Africa, abbiamo trovato in Al Sisi un nuovo referente. Con tutti i pro e i contro del caso. Ma con Il Cairo, nonostante le divergenze sul futuro libico, concordiamo sul disegno di un Nord Africa pacificato e prospero.

Fig. 3 – Renzi e Rouhani durante il loro incontro a Roma nel gennaio 2016

Con questi due attori condividiamo l’amicizia con Mosca. Coloro che dal secondo dopoguerra scrutano sempre con molta attenzione le nostre mosse sullo scacchiere internazionale hanno notato questo nostro muoverci più audace e spensierato. In Africa guardiamo con sempre maggiore attenzione, e questo ci mette in rotta di collisione con l’asse anglo-francese. Per il momento, in cambio ci è stato chiesto poco e nulla. Aderire alle sanzioni contro la Russia, l’invio di qualche contingente in Libia e a Mosul. Sulla Siria, autentica arena del conflitto internazionale che vede coinvolte ormai tutte le maggiori nazioni del mondo, ci permettiamo il lusso di non intervenire. Ma se lo scenario internazionale dovesse continuare a peggiorare in questo modo, fino a quando ci sarà concesso questo smarcamento?

Valerio Mazzoni

Un chicco in più

Non è tutto oro quel che brilla tra Russia e Italia. Sulla Libia, per esempio, Mosca sponsorizza la fazione guidata dal Generale Haftar, mentre noi siamo seduti dalla parte del Governo di Unità Nazionale capeggiato da Al Sarraj. Inoltre si è sfiorato a giugno l’incidente diplomatico tra i due Paesi quando a Roma è stata arrestato un membro dell’intelligence russa intento ad acquisire da un informatore portoghese segreti militari riguardanti le infrastrutture NATO. 

Foto di copertina di Davide “Dodo” Oliva Rilasciata su Flickr con licenza Attribution-ShareAlike License

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