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Mosca-Tokyo: il nuovo asse asiatico?

In 3 sorsi  – I rapporti tra Russia e Giappone sono sempre stati scivolosi: senza neppure un trattato di pace conclusivo della Seconda Guerra Mondiale, e la contesa delle Isole Curili ancora aperta, ogni reale tentativo di riavvicinamento tra i due Paesi è stato finora vano. Tensioni e distensioni si sono succedute nel tempo senza riuscire a trovare un equilibrio stabile. Ma gli ultimi mesi forse rappresentano il prologo di un periodo d’oro nelle relazioni reciproche tra le due nazioni.

1. LA LUNGA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE – La disputa sulle Isole Curili è complessa e fatta di molti capitoli. Le isole, in mano ai russi, vennero scambiate nel 1857 con i giapponesi per la vicina Sakhalin, più strategicamente importante allora per Mosca. Tuttavia, durante la Seconda Guerra Mondiale, e circa un mese prima della resa incondizionata del Giappone, l’Armata Rossa invase le quattro isole rivendicandone la sovranità. Si aprì una lunga disputa, perché Tokyo non sentì ragioni nel voler abbandonare le isole che considera propri territori settentrionali in mano ai russi. Il trattato di pace tra Tokyo e Mosca proprio per questo motivo non venne mai redatto e i rapporti non si regolarizzarono del tutto, nonostante la dichiarazione congiunta firmata nel 1956 da Unione Sovietica e Giappone. Dal 1945 in poi, per altro, l’ingerenza statunitense nella politica giapponese sfavorì qualsiasi mezzo di risoluzione della controversia e contribuì a peggiorare le relazioni.
Il processo di distensione fra i due Paesi è stato più volte avviato, ma mai completato e il tentativo di stabilire una maggiore cooperazione fra le due nazioni in Asia orientale (cominciato nel 2013) è stato bruscamente interrotto dall’espulsione di Mosca dal G8, approvata da Tokyo, a seguito della crisi ucraina.

Fig. 1 – Discorso del Primo Ministro giapponese Shinzo Abe sulla questione delle Isole Curili, febbraio 2015

2. UN NUOVO APPROCCIO – I fallimenti precedenti non hanno però dissuaso Shinzo Abe e Vladimir Putin, i principali fautori delle aspirazioni di riavvicinamento: a maggio Abe è infatti volato a Sochi per incontrare Putin e aprire una nuova fare di disgelo con Mosca. Il “nuovo approccio” nelle reciproche relazioni, terminologia usata da Abe anche se mai chiarita, dovrebbe consistere nella soluzione dei conflitti in corso e nella pianificazione di robusti rapporti futuri sia in ambito politico che economico. Il meeting di maggio ha portato anche ad un invito, rivolto ad Abe da parte di Putin, a partecipare all’Eastern Economic Forum che si è tenuto il 2 settembre a Vladivostok. Qui, i due leader hanno stilato un piano di cooperazione in otto punti: energia, trasporti, agricoltura, tecnologia, salute, infrastrutture, cultura, piccole e medie aziende. La cooperazione in ambito energetico è già ben avviata e il Giappone sembra pronto ad effettuare un investimento a lungo termine di quasi 10 miliardi di dollari nella maggior compagnia petrolifera russa, quasi interamente di proprietà statale, ossia la Rosneft. Ai colloqui bilaterali, sono seguite delle iniziative interne che mostrano la buona volontà di Tokyo nel migliorare i rapporti con Mosca. In tal senso, ad agosto, tre passi importanti sono stati fatti dal Giappone: è stato creato un Ministero dedicato alla cooperazione con la Russia; il fratello di Abe, Nobuo Kishi, uomo politico di spicco in Giappone, è stato incaricato della gestione speciale dei rapporti economici con Mosca; una campagna mediatica è stata avviata per migliorare la percezione dei russi da parte della popolazione giapponese, purtroppo ancorata alla disputa per le Isole Curili.

Fig. 2 – Stretta di mano tra Putin e Abe all’Eastern Economic Forum di Vladivostok, settembre 2016

3. ALLA RICERCA DI ALLEATI – I motivi che spingono la Russia e il Giappone l’uno verso l’altro sono molteplici. Molti sono di natura economica: l’economia russa ha infatti un disperato bisogno di investimenti, mentre quella giapponese è invece alla ricerca di nuovi mercati. Altri sono di natura principalmente politica, come la contesa delle Isole Curili che deve necessariamente essere risolta affinché i rapporti si normalizzino, anche se nessuna delle due parti sembra ancora disposta a fare concessioni sui territori contesi. Un altro motivo fondamentale del riavvicinamento è che entrambi i Paesi hanno bisogno di nuovi alleati in ambito asiatico e internazionale.
Il Giappone teme moltissimo l’asse Pechino-Mosca. Le situazioni di tensione fra Cina e Giappone sono molte: vi è la contesa per le isole Senkaku/Diaoyu, gli attriti politici dovuti agli strascichi della Seconda Guerra Mondiale, le accuse relative allo sfruttamento di particolari zone economiche di pertinenza dell’uno o dell’altro Stato, per non parlare delle opinioni pubbliche nazionali nettamente ostili a qualsiasi riappacificazione.

Il rafforzamento dei rapporti fra Russia e Cina, più economici che politici, ha fatto credere a Mosca di avere in Pechino un valido alleato nella regione dell’Estremo Oriente. Ma l’asse sino-russo ha diversi problemi, e Tokyo sta quindi facendo di tutto per dimostrare a Putin che il Giappone può non soltanto essere un partner economico chiave ma anche un prezioso alleato politico per Mosca nell’area.

Fig. 3 – Nobuo Kishi, fratello di Shinzo Abe e neo-responsabile della diplomazia economica giapponese verso Mosca

Allo stesso tempo il Giappone, negli ultimi anni, ha dimostrato di volersi svincolare un po’ dalla sua tradizionale politica filo-americana; tuttavia i contrasti innegabili fra Pechino e Tokyo spingono Abe a cercare di assicurarsi un nuovo alleato in territorio asiatico, considerata anche l’imponente crescita militare cinese, elemento di disagio anche per Mosca.

Ilenia Maria Calafiore

Un chicco in più

Nel triangolo Russia-Giappone-Cina vi è senza dubbio l’ombra statunitense. Pare che Obama abbia tentato di dissuadere Abe dal partecipare al meeting di Sochi: la telefonata del Presidente americano ha avuto una tiepida accoglienza a Tokyo, e l’avvertimento è caduto nel vuoto.

Il “nuovo approccio” giapponese verso Mosca crea un certo disagio a Washington, che senza dubbio, se non ha intenzione di impegnarsi militarmente in nuovi scenari, non ha intenzione di abbandonare facilmente quelli tradizionali. Il Giappone ha aderito al diktat statunitense ed ha appoggiato le sanzioni economiche verso la Russia dopo l’annessione della Crimea, ma dal 2014 molto è cambiato e la strategia dell’isolamento scelta per Mosca da Washington non sembra stare funzionando, né tra i nemici né tra gli alleati degli USA.

 

Foto di copertina di theglobalpanorama Rilasciata su Flickr con licenza Attribution-ShareAlike License

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