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Islamabad e la lotta al terrorismo nelle FATA

Miscela Strategica – Viaggio nelle FATA per comprendere le peculiarità geografiche, politiche, economiche e sociali della regione; il ruolo ritagliatosi dal terrorismo jihadista; e le risposte di Islamabad a questo insieme complesso di problematiche interconnesse e interdipendenti

LE AREE TRIBALI DEL NORD-EST – Le FATA (Federally Administered Tribal Areas) sono una regione semi-autonoma del Pakistan nord-occidentale, che confina a est e sud con le province pakistane del Khyber Pakhtunkhwa e del Balochistan e a nord ed ovest con l’Afghanistan. Geograficamente, le FATA sono attraversate dalla catena montuosa dell’Hindu Kush. Questa, che ha in Pakistan alcune delle sue vette più alte, è caratterizzata da montagne impervie fatte di grotte di difficile accesso e di passi poco agevoli ma nondimeno cruciali, che sono spesso l’unica via di collegamento per gli abitanti della regione che si troverebbero altrimenti isolati.
Sul piano demografico, le FATA hanno una popolazione di circa 4.5 milioni di persone, la maggior parte dei quali si qualifica sul piano etnico come Pashtun (che è del resto il gruppo etnico prevalente nell’area a cavallo tra Afghanistan e Pakistan) e sul piano religioso come mussulmana sunnita.
La quasi totalità della popolazione delle FATA risiede in zone rurali, dove è stato possibile il mantenimento di uno stile di vita tribale secolare e di legami clanici storici. Tuttavia, questo ancoramento rurale ha ostacolato lo sviluppo urbano e industriale delle FATA che, ancora largamente dipendenti per lo più dalla pastorizia, si sono trovate ad essere la regione più povera e arretrata del Pakistan.
A livello politico-amministrativo, le FATA sono suddivise in 7 distretti (Tribal Agencies) e 6 regioni di frontiera (Frontier Regions) ancora oggi amministrate dal governo federale pakistano sulla base di leggi del 1901 note come Frontier Crimes Regulation (FCR). Queste leggi furono all’epoca introdotte dal regime coloniale britannico allo scopo di rendere le FATA una sorta di “cuscinetto” lungo il confine con l’Afghanistan, in modo da proteggere l’India britannica dalle minacce dell’espansionismo russo. Da allora, le FCR hanno posto un non irrilevante grado di potere e di autonomia nelle mani dei leader tribali e religiosi locali, ed essendo state mantenute in vigore anche dopo il 1947 continuano oggi a rendere le Aree Tribali un caso unico di governo semi-autonomo all’interno del sistema politico pakistano. In base alla Costituzione pakistana del 1973, infatti, la giurisdizione della Corte Suprema e dell’Alta Corte pakistane non è applicabile alle FATA. Come le altre regioni, poi, anche le Aree Tribali eleggono i propri rappresentanti al Parlamento pakistano (sia all’Assemblea Nazionale, sia al Senato) ma, diversamente dalle altre regioni, ogni distretto è governato da uno/tre Political Agents che rappresentano il governo federale.

Aree Tribali:

  • Popolazione: 4.5 milioni
  • Popolazione rurale: 97%
  • PIL per capita: 660-750 $
  • Terra coltivabile: 7%
  • Alfabetizzazione totale: 17% (femminile: 3%)
  • Letti d’ospedale: 1 ogni 2179 abitanti

 [Fonti: www.fata.gov.pak; Pak Institute for Peace Studies]

 

Fig.1 – Le FATA sono la regione più povera del Pakistan, dove la popolazione locale fatica ad avere accesso a mezzi di sussistenza affidabili

AREE TRIBALI E TERRORISMO JIHADISTA – Un considerevole divario esiste pertanto tra le FATA e il resto del Pakistan. Come visto sopra, le FATA sono caratterizzate da alti tassi di povertà, di sottosviluppo, e di analfabetismo; da una popolazione rurale prevalentemente sunnita e Pashtun ancora organizzata sulla base di legami clanici secolari che manca della diversità e ricchezza etnico-religiosa presente in altre aree del paese; e da una storica semi-autonomia amministrativa che rende la popolazione delle FATA esclusa dai diritti costituzionali riconosciuti alle popolazioni delle altre regioni.
Questa condizione, fatta di povertà cronica e di vuoto politico, ha creato negli ultimi decenni un terreno favorevole per numerosi gruppi terroristici di matrice jihadista in cerca di un territorio franco nella regione sud-asiatica. In particolare dopo il 2001, l’Operation Enduring Freedom condotta dagli USA contro l’Emirato Talebano in Afghanistan ha costretto i Talebani, l’Al Qaeda di bin Laden, e altri gruppi come l’Haqqani Network ad abbandonare le proprie basi afghane e cecare un rifugio sicuro altrove. Tale rifugio sicuro è stato trovato nell’area AfPak e, in particolare, nelle FATA. Nelle Aree Tribali, infatti, tali gruppi terroristici hanno potuto trovare un terreno ideale per la propria stabilizzazione grazie all’immediato collegamento geografico delle FATA con le basi talebane nell’Afghanistan orientale, e anche grazie alle limitazioni a cui la capacità di controllo e di intervento nelle FATA da parte del governo pakistano è sottoposta dalle leggi del 1901.
Inoltre, le Aree Tribali si sono rivelate per tali gruppi jihadisti anche un terreno ideale per il reclutamento. Sfruttando la povertà (e quindi la disperazione) della popolazione locale; la mancanza di prospettive di un futuro miglioramento economico; il bassissimo tasso di scolarizzazione e di consapevolezza religiosa; l’esclusione dal godimento dei diritti costituzionali con la conseguente alienazione nei confronti di Islamabd; e l’assenza di affidabili istituzioni di tutela giudiziaria, i gruppi del Mullah Omar, di bin Laden e di Shirahuddin Haqqani hanno ottenuto nelle FATA numerose nuove reclute e ampio supporto popolare. Tali gruppi sono infatti stati capaci di fornire alla popolazione locale un’alternativa al lavoro (scarsamente remunerato e incerto) nei campi, e di istituire soddisfacenti strutture di shadow governance capaci di fornire i servizi educativi, giudiziari e sanitari mancanti. I Talebani, in particolare, si sono anche rivelati capaci di fare leva sulla comune appartenenza all’etnia Pashtun e di sfruttare i propri legami decennali con gli imam locali di madrasse sunnite per diffondere il proprio messaggio di estremismo religioso, così da creare con la popolazione delle FATA legami personali e ottenere un supporto che andasse al di là della mera convenienza ma fosse anche ideologico (vincendo insomma la “battaglia per i cuori e per le menti”).

Fig. 2 – La comune appartenenza all’etnia Pashtun è stata sapientemente sfruttata dai Talebani per stabilire legami di fiducia con la popolazione rurale delle FATA e ottenere supporto

CAMBIO DI ROTTA A ISLAMABAD…– Nel 2001, ma ancor di più nel Marzo 2004, in seguito a crescenti pressioni da parte di una potenza americana da poco colpita al cuore e di una comunità internazionale divenuta estremamente sensibile al tema del terrorismo jihadista, il Governo pakistano si è visto senza altra scelta che intervenire con l’esercito nelle FATA contro i gruppi terroristici lì annidati. La serie di campagne militari condotte dall’esercito pakistano dal 2004 ad oggi ha frenato quel processo di “Talibanizazione” che stava interessando le Aree Tribali e allontanato da numerosi distretti le cellule terroristiche che lì avevano trovato un proprio safe haven.
Ciononostante, la lotta al terrorismo nelle FATA non può dirsi compiuta e gli attacchi perpetrati negli ultimi anni da gruppi quali Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP) e Lashkar-e-Taiba (LeT) hanno rafforzato a Islamabad quelle voci che sostenevano la necessità di affrontare la questione delle FATA non solo attraverso un approccio militare ma anche politico. Solo integrando le Aree Tribali nel tessuto politico-economico-sociale pakistano, infatti, si sarebbe potuto colmare un vuoto divenuto insostenibile.
Sulla scia del nuovo approccio, nel novembre 2015 è stata istituita una Commissione ad hoc (FATA Reforms Committee) che il mese scorso ha rilasciato un report nel quale si propone l’integrazione delle FATA nel Khyber Pakhtunkhwa; l’estensione alle FATA della piena giurisdizione pakistana; e la soppressione delle FCR. Le leggi di epoca britannica dovrebbero infatti essere sostituite in parte da leggi pakistane applicate anche al resto del paese, in parte da un insieme di leggi basate sulle Riwaj (tradizioni) locali che troverebbero invece applicazione solo in quei territori.

Fig. 3 – Il Primo Ministro pakistano Nawaz Sharif

…E TENTATIVI DI DIROTTAMENTO – Tuttavia, la proposta di integrazione delle FATA è osteggiata sia fuori che dentro il Pakistan.
Tra gli oppositori esterni, spicca Kabul. L’Afghanistan, infatti, non ha mai riconosciuto la Durand Line che dal 1893 marca il confine afghano-pakistano, motivo per cui accettare l’inclusione delle FATA nel sistema politico e amministrativo pakistano comporterebbe uno smacco diplomatico di primissimo piano e un costo in termini di supporto interno che il governo Ghani non può permettersi di sostenere.
All’interno del Pakistan, invece, l’opposizione principale proviene dai capi tribali, politici e religiosi delle FATA – primi tra tutti i già menzionati Political Agents. Questi, infatti, non vogliono dover cedere a Islamabad il potere e i vantaggi ottenuti grazie alle FCR, che hanno difatti posto nelle mani dei leader locali poteri discrezionali pressoché incontrollati in cambio del rispetto da parte di questi ultimi degli interessi del Raj britannico. A ciò, poi, è da aggiungere la preoccupazione dei leader tribali e religiosi locali di poter perdere i vantaggi (sia in termini di influenza, sia in termini di effettivo potere militare) dati loro dai legami di clientelismo e mecenatismo che spesso li legano a gruppi estremisti sunniti di appartenenza Pashtun quali i Taliban e l’Haqqani Network.

Marta Furlan

VARIABILI

La lotta al terrorismo nelle FATA potrà avere successo solo se, oltre alla lotta militare vera e propria e ai piani per l’inclusione delle FATA, altri passi verranno compiuti:

  • Il Pakistan deve abbracciare una strategia di lotta al terrorismo che miri non solo all’allontanamento fisico dei gruppi terroristici ma alla cancellazione del supporto popolare che questi hanno trovato nelle FATA. Per fare ciò sono necessarie misure (alcune delle quali, è da riconoscere, già in fase di implementazione) quali un maggior controllo sui messaggi religiosi promossi nelle madrasse locali, l’implementazione di programmi di sviluppo che consentano ai giovani di non vedere nel terrorismo l’unico mezzo di sostentamento economico, la promozione di un’educazione secolare, la diffusione di narrative religiose non estremiste…
  • Pakistan e Afghanistan dovrebbero abbandonare la dannosa distinzione tra “terrorismo afghano” e “terrorismo pakistano” e riprendere piuttosto dialoghi volti ad affrontare in modo congiunto il problema comune del terrorismo nell’area AfPak, così da evitare che gruppi terroristici continuino a sfruttare la porosità del confine afghano-pakistano per condurre attacchi contro uno dei due paesi e trovare rifugio immediato e sicuro nell’altro;
  • La comunità internazionale dovrebbe svolgere un ruolo più attivo nell’aiutare (non solo in termini finanziari ma anche in termini di shared expertise) il governo pakistano a cancellare il supporto popolare che i gruppi terroristici ancora trovano in alcune aree del paese, enfatizzando in particolare il ruolo che la società civile e leader religiosi moderati possono giocare

Foto di copertina di Shaun D Metcalfe Rilasciata su Flickr con licenza Attribution License

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