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La lunga estate della Libia (II)

L’estate ha visto le forze leali o alleate di Tripoli essere molto vicine a vincere definitivamente la battaglia per Sirte, aiutate dall’intervento aereo statunitense. Dal canto suo, Haftar, in difficoltà nel liberare Bengasi, ha occupato i terminal della “mezzaluna petrolifera”. L’Italia invia un ospedale e 200 paracadutisti a Misurata. 

SERRAJ PRENDE SIRTE, HAFTAR A BENGASI – All’inizio dell’estate è iniziata l’offensiva verso la roccaforte dell’ISIS da parte delle forze che appoggiano il Consiglio Presidenziale guidato da Serraj (embrione del Governo di unità nazionale sostenuto dalle Nazioni Unite e da diversi Paesi occidentali). Tra esse, le milizie di Misurata e un contingente delle Petroleum Facility Guards di Ibrahim Jadhran (quest’ultimo era in precedenza alleato di Haftar, ma in seguito si è molto avvicinato a Serraj). Le prime assediavano la città da ovest e le seconde da est. Dopo due mesi di combattimenti, le forze del Califfato, ridotte a un numero tra i 900 e gli 800, sono state spinte nella parte meridionale del centro abitato e attaccate con artiglieria e un paio di elicotteri di tipo Mi-35, gestiti dai misuratini. La battaglia per Sirte si è presto trasformata in uno scontro casa per casa poiché i miliziani ISIS non sono stati in grado di affrontare direttamente gli attaccanti. La loro tattica si è perciò basata su trappole esplosive, agguati, attacchi “mordi e fuggi” e cecchini. All’inizio di agosto, le perdite tra le forze leali al Consiglio Presidenziale ammontavano a circa 360 morti e 1.300 feriti. Un mese dopo, siamo a settembre, la città è stata quasi del tutto liberata, con le ultime sacche di resistenza delle forze del Califfato arroccatesi in una zona di Sirte conosciuta come “quartiere 3”. La battaglia è costata molto alle milizie di Misurata in termini di uomini e mezzi. Tra questi ultimi, sono andati perduti decine tra carri armati e mezzi blindati. Inoltre l’ISIS ha rivendicato l’abbattimento di un aereo da combattimento LC-39 Albatross, uno dei pochissimi velivoli libici non in mano alle forze di Haftar.
Il generale, le cui forze sono il braccio e il sostegno del Parlamento di Tobruk, ha proseguito la sua offensiva a sud di Bengasi, tuttavia ha incontrato forte resistenza anche nella città stessa, ancora non controllata interamente. All’inizio di settembre, nella parte meridionale del centro abitato, erano ancora presenti sacche di resistenza di Ansar al-Sharia e del Consiglio Rivoluzionario di Bengasi.

Fig. 1 – Sirte

L’INTERVENTO USA – Dal 1 agosto scorso, gli Stati Uniti sono intervenuti direttamente in Libia su richiesta del Consiglio Presidenziale. Un’incursione aerea a opera degli F-15 Strike Eagle di stanza nel Regno Unito era già avvenuta in febbraio, ma si trattava di una singola missione per colpire un singolo obiettivo ISIS. Le sortite di agosto, seppur non molte in quantità, hanno sostenuto l’avanzata delle forze fedeli o alleate di Serraj verso Sirte, indebolendo le difese dell’autoproclamatosi Califfato. Mentre a febbraio era stata l’USAF (United States Air Force – Aeronautica militare degli Stati Uniti), ad agosto è toccato ai Marines con il supporto della US Navy (Marina militare degli Stati Uniti). Quest’ultima ha posizionato un gruppo anfibio nel Mediterraneo, guidato dalla portaelicotteri d’assalto anfibio (non portaerei come riferito da media italiani) USS Wasp. La nave ha fatto da base per le missioni d’attacco al suolo condotte tramite elicotteri d’attacco AH-1 Super Cobra e velivoli STOVL (Short Takeoff Vertical Landing – Decollo corto e atterraggio verticale) AV-8 Harrier II. Sono intervenuti anche droni MQ-9 Reaper basati a Sigonella in Sicilia. L’attacco dei velivoli dei Marines è stata l’ultima operazione, denominata Odissey Lightning, di una serie di tre iniziata con la raccolta di intelligence tramite droni (Odissey Resolve) e seguita da una seconda (Junction Serpent) eseguita dalle forze speciali statunitensi in Libia per la designazione dei bersagli. Inoltre, va tenuto presente che a bordo della Wasp è presente una forza di spedizione dei Marines (la 22th MEU) della consistenza di un battaglione rinforzato, al quale vanno aggiunti mezzi di trasporto aereo MV-22 Osprey oltre a mezzi corazzati e blindati, componenti di comando e della logistica.

Fig. 2 – La USS Wasp 

LA MOSSA DI HAFTAR – Le Petroleum Facility Guards, controllano i terminal dell’area cosiddetta “mezzaluna petrolifera” (tra Bengasi e Sirte). Prima alleate di Haftar, si sono in seguito decisamente avvicinate al Consiglio Presidenziale, mossa testimoniata dall’aiuto fornito alle milizie di Misurata nell’attacco a Sirte. Il cambio campo non poteva certo rimanere inosservato a Tobruk. Serraj era da tempo impegnato a favorire il ripristino delle attività delle infrastrutture in vista della ripresa delle esportazioni gestite dalla National Oil Corporation (NOC), riconosciuta da entrambe le “Libie”. A rimescolare le carte ci ha pensato Haftar che ha inviato le sue forze verso la mezzaluna. L’11 settembre le Petroleum Facility Guards hanno evacuato i terminal di Ras Lanuf e Sidra. Successivamente si sono aggiunti quelli di Zueitina e Marsa el Brega. Le azioni di Haftar sono state condannate da Tripoli e da un comunicato congiunto tra Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania. Successivamente i porti sono stati consegnati alla NOC. Ciò ha contribuito ha smorzare una tensione già a livelli molto alti, soprattutto a causa della sfiducia votata dal Parlamento di Tobruk nei confronti del Consiglio Presidenziale di Serraj.

Fig. 3 Il terminal petrolifero di Zueitina

FOLGORE IN LIBIA – Sembra un titolo da Seconda Guerra Mondiale, ma è ciò che è successo. Il Governo italiano ha deciso di installare un ospedale da campo di tipo Role 2 (si veda la sezione “Un chicco in più”) a Misurata. La protezione è affidata a 200 paracadutisti della Brigata Folgore tra unità di manovra e di supporto. La struttura accoglierà i numerosi miliziani misuratini rimasti feriti durante i combattimenti a Sirte. Ovviamente non sono i primi militari italiani a mettere piede in Libia. Da tempo, proprio nell’area di Misurata, dovrebbero operare aliquote del Reggimento Paracadutisti d’Assalto Col Moschin (forze speciali dell’Esercito). L’operazione è stata battezzata Ippocrate, un chiaro riferimento alla sua caratteristica principalmente medica enfatizzata dal Governo italiano. Secondo quest’ultimo, la richiesta di un tale aiuto da parte di Serraj sarebbe pervenuta all’inizio di Agosto.

Fig. 4 – La Folgore all’esercitazione Saber Junction 16

CONSIDERAZIONI – La situazione in Libia è in costante mutamento, anche se con un ritmo molto più lento rispetto a quanto avviene in Siria. Uno dei fattori, come si notava nella prima parte dell’analisi è la presenza fisica di un numero minore di attori. Quelli presenti, inoltre, non lo sono con la quantità di mezzi e uomini riservata al teatro del Siraq. Le forze qaediste e dell’ISIS sono in arretramento, in quanto combattute da tutte le altre forze in campo. Questo però non rende meno grave la situazione poiché il rischio di una prosecuzione della guerra civile è alto. Lo stallo tra Tripoli e Tobruk non sembra avere una soluzione nel breve-medio periodo. Uno dei fattori è sicuramente il generale Haftar, che non vuole rinunciare ad avere un ruolo da protagonista nella nuova Libia. In questo ha l’appoggio dell’Egitto e degli Emirati Arabi Uniti, oltre che quello meno ufficiale della Francia. Il Consiglio Presidenziale tuttavia, difficilmente gli concederà quel ruolo. Le due fazioni principali sembrano ripetere a loro modo la corsa tra angloamericani e sovietici in Germania alla fine della Seconda Guerra Mondiale, con lo scopo di presentarsi in posizione di forza (con un territorio controllato più esteso e possibilmente ricco di pozzi e infrastrutture petrolifere) al tavolo dei negoziati post sconfitta ISIS.
L’intervento statunitense, per quanto importante per la battaglia di Sirte, è chiaramente di secondo livello. Si sa che quando Washington si impegna sul serio invia una o più portaerei (come sta avvenendo adesso nel teatro del Siraq). Per la Libia è stato inviato un gruppo anfibio guidato dalla Wasp. Questo, nonostante abbia comunque una notevole potenza di fuoco, non arriva neanche a sfiorare quello di un gruppo d’attacco di una portaerei (Carrier Strike Group – CSG). Inoltre, il supporto tenderà a esaurirsi man mano che le forze legate all’ISIS diminuiranno.
Per quanto concerne il nostro Paese, la decisione di mandare un ospedale da campo pesantemente protetto (per di più da uomini di una delle nostre migliori Brigate) è un segnale politico di totale appoggio a Serraj e al suo Consiglio Presidenziale nel tentativo di formare un Governo di unità nazionale. Nonostante ufficialmente sia una missione umanitaria, 200 paracadutisti schierati in una città chiave della Libia e sulla strada per Tripoli possono essere un forte deterrente a eventuali velleità di Haftar di spingersi troppo a occidente.

Emiliano Battisti

Un chicco in più

Ospedale da campo Role 2: garantisce primo soccorso e stabilizzazione chirurgica dei pazienti essendo dotato di almeno una sala operatoria. Potete rileggere la prima parte dell’analisi qui.

Foto di copertina di vittoare Rilasciata su Flickr con licenza Attribution-NonCommercial-ShareAlike License

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