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Alba, Mercosur ed Alleanza del Pacifico, chi sale e chi scende nel panorama latinoamericano

In 3 sorsi I primi mesi del 2016 sono stati molto importanti per le principali organizzazioni internazionali dell’America latina. Se l’ALBA è ormai in netto declino, Mercosur ed Alleanza del Pacifico danno segni di forte dinamismo.

1. ALBA: UN BLOCCO CHE RIFIUTA DI MORIRE – Di tutti i principali blocchi presenti nell’America latina, l’ALBA (Alianza Bolivariana para los Pueblos de nuestra América), è quello che versa oggi nelle condizioni peggiori. Nata nel 2002 come accordo tra Venezuela e Cuba e poi estesasi ad altri 10 Paesi dei Caraibi, ALBA si prefiggeva di unire i governi latinoamericani in un’unione basata sulla lotta alla miseria, alla diseguaglianza ed in favore della solidarietà tra le genti del continente, in alternativa a modelli di sviluppo liberisti, come quello incarnato da Washington. Al di là delle motivazioni ideologiche, l’ALBA era anche lo strumento venezuelano per espandere la propria influenza sull’America latina e sui Caraibi, principalmente in funzione anti-USA. Grazie al braccio economico ed energetico costituito da Petrocaribe, che attingeva direttamente ai fondi della compagnia petrolifera venezuelana PDVSA, ALBA offriva una serie di generosi aiuti economici, così allettanti da spingere numerosi Paesi a diventarne membri. Negli ultimi tempi però, complice il crollo del prezzo del petrolio, gli apparentemente inesauribili fondi venezuelani si sono improvvisamente prosciugati, ed il Paese è sprofondato in un’acuta crisi politica ed economica, aggravata anche dalla morte del carismatico leader Chávez e dalla scarsa abilità del suo successore Nicolas Maduro. Di conseguenza, anche i fondi per l’ALBA sono andati diminuendo, facendo perdere così al blocco la sua principale attrattiva. Il primo Paese a reagire alla crisi dell’organizzazione è stata Cuba, che ha fornito al mondo un rutilante esempio di Realpolitik: il governo rivoluzionario dell’isola, uno degli ultimi eredi della Guerra Fredda, ha gettato nella pattumiera della Storia cinquant’anni di propaganda politica e si è seduto al tavolo dei negoziati con il “Grande Satana” statunitense. Con l’aggravarsi del declino venezuelano, è probabile che molti Paesi seguiranno l’esempio di L’Avana, facendo calare il tramonto su ALBA e sui sogni di gloria del Venezuela.

Fig. 1 – Una delle numerose proteste che scuotono da qualche tempo il Venezuela.

2. MERCOSUR: ATTO III? – Le sofferenze del Venezuela stanno avendo importanti effetti anche sul Mercosur, organizzazione nella quale in Paese caraibico è entrato nel 2012. Recentemente infatti, Caracas ha subito pesanti critiche sulla gestione della crisi interne e sulle violazioni dei diritti umani, che sono culminate nel rifiuto da parte dei Paesi del Mercosur di assegnare la presidenza pro-tempore al Venezuela, che invece ne avrebbe diritto. Inoltre, il governo Maduro si è visto recapitare un duro ultimatum: o il Venezuela adatterà la propria legislazione alle normative del Mercosur entro il 1 dicembre 2016, oppure sarà espulso dal blocco. Questa dura presa di posizione, alquanto inusuale per l’America latina, nasce principalmente dall’avversione verso il governo chavista del presidente argentino Mauricio Macri, che già in campagna elettorale non aveva lesinato critiche e minacce a Caracas. Questa nuova linea politica ha trovato concorde, se non entusiasta, il presidente paraguayano Horacio Cartes, che vede in ciò un contrappasso di dantesca memoria in relazione alle discutibili modalità di ingresso del Venezuela nel blocco. Anche il nuovo presidente brasiliano Michel Temer, salito al potere in seguito all’impeachment della presidente Dilma Rousseff e disperatamente alla ricerca di consensi sia all’interno che all’esterno del Brasile, si è schierato con i suoi vicini. Dal canto suo, invece, l’Uruguay ha preferito rimanere neutrale. L’attacco del Mercosur contro Caracas ha suscitato le vive proteste degli unici due presidenti rimasti fedeli alla vecchia linea chavista, ovvero il boliviano Evo Morales e l’ecuadoregno Rafael Correa. Entrambi questi Paesi sono candidati all’ingresso nel Mercosur (la Bolivia è già membro, e per il completamento del processo mancano solo le ratifiche dei parlamenti del Paraguay e del Brasile, mentre i negoziati per l’Ecuador sono ancora allo stadio iniziale), ma il loro attaccamento al “bolivarismo” (ormai in declino in tutto il continente) rende il loro pieno ingresso nel blocco sempre più arduo e, in definitiva, improbabile. Con gran disappunto dei Paesi del “Socialismo del III millennio”, inoltre, il Mercosur sta abbandonando le politiche stataliste dei tempi dei Kirchner e di Lula e si sta muovendo sempre di più verso il libero mercato ed il libero scambio. Ancora una volta, protagonista del cambiamento è Macri, che ha trovato in Temer un socio più che disponibile (anche a causa delle difficili condizioni economiche del gigante brasiliano). Dopo aver appianato gli screzi con i suoi soci, soprattutto con l’Uruguay, Macri ha riaperto (per l’ennesima volta) le trattative per un accordo di libero scambio Mercosur-UE e si è avvicinato all’Alleanza del Pacifico, esprimendo più volte il desiderio di avvicinare le due organizzazioni, e partecipando al vertice di quest’ultima, celebratosi il 1 luglio in Cile. Questa aspirazione è condivisa anche dagli altri soci del Mercosur: Paraguay ed Uruguay sono già membri osservatori dell’Alleanza, mentre il Brasile più volte ha espresso il proprio interesse verso il blocco.

Fig. 2-  Ministri degli esteri dei Paesi del Mercosur e dell’Alleanza del Pacifico riuniti per un vertice in Cile.

3. ALLEANZA DEL PACIFICO: VENTO IN POPPA TRA MARI AGITATI – Per quanto riguarda questo ultimo blocco, composto da Messico, Colombia, Perù e Cile, le notizie sembrano essere decisamente positive. Nonostante alcuni problemi interni a Cile e Messico, legati soprattutto alla scarsa popolarità, rispettivamente, della presidente Michelle Bachelet e del presidente Enrique Peña Nieto, i quattro Paesi membri continuano a mostrare il loro impegno verso l’integrazione economica e commerciale. Anche il nuovo presidente del Perù, Pedro Pablo Kuczynski, ha manifestato il suo appoggio all’Alleanza, vista anche come un forum privilegiato per migliorare i rapporti tra il suo Paese ed il Cile, ancora minati dai rancori dovuti alla Guerra del Pacifico. Buone notizie provengono anche dalla Colombia, dove il 2 ottobre si terrà il referendum sull’accordo di pace con le FARC. Se il Sì dovesse vincere, ponendo così il Paese sul cammino per la risoluzione effettiva di un conflitto che si combatte da cinquant’anni, la fiducia interna ed esterna nei confronti della Colombia ne uscirebbe decisamente rafforzata, ponendola in una posizione di primo rilievo in un’area dove invece l’influenza venezuelana sta rapidamente scemando.
Come il Mercosur, tuttavia, il blocco risente degli effetti della crescente disillusione di cittadini USA ed europei nei confronti della globalizzazione economica e degli accordi di libero scambio. La vittima più illustre è il TPP (Trans-Pacific Parternship), negoziato tra i Paesi dell’Alleanza (meno la Colombia), gli USA, il Canada, ed una serie di Paesi oceanici ed asiatici, tra cui Australia, Nuova Zelanda, Singapore e Giappone. L’accordo è già stato firmato, ma per renderlo operativo è necessaria la ratifica da parte dei parlamenti nazionali, che risentono del clima interno spesso contrario. Negli Stati Uniti, ad esempio, la sfiducia nei confronti dell’accordo è fortemente cresciuta, e si riflette anche nei discorsi dei candidati alla presidenza. Donald Trump, infatti non ha mai fatto mistero della sua adamantina opposizione al TPP così come al NAFTA (accordo di libero scambio tra USA, Canada e Messico), mentre anche Hillary Clinton, un tempo forte sostenitrice del TPP, ha recentemente cambiato posizione e non lesina critiche all’accordo.

Fig. 3 – I quattro capi di Stato dell’Alleanza del Pacifico: da sinistra Peña Nieto (Messico), Ollanta Humala (ex presidente del Perù), Bachelet (Cile) e Santos (Colombia)

In conclusione dunque, l’America latina sta sperimentando oggi una netta vittoria delle ideologie e dei governi favorevoli al libero mercato ed all’integrazione economica, proprio in un momento in cui l’Occidente invece sembra richiudersi sempre più su se stesso. Data la situazione e la concordia di intenti tra le due sponde americane, è possibile ipotizzare una sempre crescente integrazione tra Mercosur ed Alleanza del Pacifico, una volta risolto il problema del Venezuela. Anche se una fusione sembra molto improbabile per il diversissimo peso dei Paesi e la differenza nell’impianto istituzionale tra i due blocchi (il primo unione doganale con tanto di Commissione e Parlamento, anche se ampiamente inefficaci, la seconda iniziativa di integrazione commerciale), potrebbe essere possibile la stipula di un trattato di libero scambio, che riunirebbe le due sponde sudamericane in un’unica grande area di libero scambio, rafforzando così di molto la posizione economica del Sud America nel mondo.

Umberto Guzzardi

Un chicco in più

Combinati, Mercosur ed Alleanza del Pacifico rappresentano più dell’ 80% delle esportazioni di tutto il Sud America più del 90% di tutto il suo prodotto interno. 

Foto di copertina di cliff1066™ Rilasciata su Flickr con licenza Attribution License

 

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