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Perù, le difficili mosse di Pedro Kuczynski

Il Presidente della Repubblica peruviana ha di fronte a sé un Parlamento insidioso e opportunità da cogliere al volo: come deciderà di muoversi?

IL PUZZLE PARLAMENTARE  La presidenza di Pedro Pablo Kuczinksy, conquistata con il 50,12% dei voti validi – e battendo la candidata di Fuerza Popular, Keiko Fujimori -, si prepara ad affrontare un’intricata balcanizzazione politica dovuta, in primo luogo, ai risultati elettorali di quest’anno: la lista liberal Peruanos Por el Kambio (PKK, le stesse iniziali del nome del loro candidato Kuczinsky) ha conquistato solo 18 seggi parlamentari, risultando il terzo gruppo per numero di deputati. Ben diverso è il posizionamento del partito fujimorista Fuerza Popular, che si conferma il gruppo parlamentare più ampio con 73 seggi – il totale è 130 -.
La coabitazione che vede il Parlamento nettamente dominato dagli avversari di Kuczinksy rischia di compromettere il progetto politico messo in cambio dal Presidente, il quale sa di non avere il tempo dalla propria parte: a differenza di molti suoi colleghi, infatti, Kuczinksy ha come scadenza definitiva il 2021, quando al cadere del Bicentenario dell’Indipendenza compirà 82 anni. Un primo passo, però,  è stato fatto con il voto di fiducia ottenuto il 18 agosto di quest’anno da Fernando Zavala, divenuto il nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri.
D’altra parte, il momento  storico non consente al Perù di rimanere invischiato nella stasi: il FMI stima che la nazione sudamericana godrà di una crescita del 3,7% – la seconda più alta della regione -, mentre si attende il raggiungimento del 4,1% durante l’anno prossimo. Il PKK è intenzionato ad approfittare dei trend evidenziati, contando anche sul supporto delle autorità regionali che giocheranno un ruolo fondamentale all’interno di numerosi piani infrastrutturali. Essendo il Parlamento in mano all’opposizione, Kuczinsky auspica di trovare nei governi locali uno strumento per arginare i fujimoristi e portare avanti la propria politica di sviluppo. Una politica che passa, inevitabilmente, attraverso la Cina.

Fig. 1 – Veduta di Lima, capitale del Perù.

IL RUOLO DEL GIGANTE ASIATICO – Il 13 settembre viene ufficializzato l’avvio del ciclo di incontri a cui il Presidente peruviano ha preso parte nel suo viaggio presso la capitale cinese, primo fra tutti il meeting con il Capo di Stato Xi Jinping nel Palazzo del popolo di Pechino – includendo nella delegazione anche i ministri peruviani dei Trasporti, Esteri, Energia e Miniere, Commercio estero e turismo -. Lo scopo del viaggio di rappresentanza è stato quello di convincere gli imprenditori asiatici ad investire nel Paese sudamericano, prospettiva su cui gli imprenditori intervistati si sono mostrati ottimisti.
Bisogna tenere presente che già da tempo esistono forti legami economici fra Lima e Pechino, principalmente legati al settore energetico ed estrattivo. La novità introdotta da Kuczinsky è l’inclusione, come nuovo terreno di collaborazione, del settore turistico ed infrastrutturale fra i preesistenti ambiti di cooperazione che il Perù porta avanti assieme alla Cina. L’obiettivo dichiarato dal Presidente è ottenere l’accordo con il presidente di China Railway Group, Li Changjin, per la realizzazione della nuova rete ferroviaria di Lima, un progetto moderno ed ambizioso da cui conta di far nascere un più ampio programma di opere infrastrutturali finanziate con l’aiuto del Paese asiatico.
La Cina si conferma, dunque, il principale partner economico del Perù, come il Presidente sudamericano ha ribadito dal momento che essa sia il primo importatore di prodotti peruviani. L’interesse a mantenere le relazioni fra le due nazioni è dettato anche dal futuro del Partenariato Trans-Pacifico (TPP), accordo di libero scambio e investimenti alle cui negoziazioni hanno preso parte Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Stati Uniti, Vietnam e a cui Kuczinksy spera di veder unita anche la Cina. Il futuro del TPP è tuttavia incerto, anche a causa degli ultimi sviluppi della politica interna di Stati Uniti ed Unione Europea.

 

Fig. 2 – Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping.

LE REAZIONI DELL’OCCIDENTE – Probabilmente le elezioni negli USA impediranno che si firmi il TPP“. Così ha dichiarato il Presidente peruviano durante la sua visita in Cina. Del resto entrambi i candidati alla presidenza statunitense hanno più volte esternato critiche nei confronti dell’accordo, nonostante possa rappresentare un tentativo di escludere la Cina dalla creazione di un patto commerciale regionale.
Proprio la questione cinese è la chiave di lettura della condotta peruviana: Kuczinsky è infatti convinto che l’assenza del colosso asiatico, uno dei principali sbocchi commerciali per le nazioni sudamericane e del Pacifico in generale, sia un ostacolo tecnico invalidante per il progetto di accordo economico in fase di approvazione da parte degli Stati coinvolti.
Del resto da parte di Xi Jinping, nel 2014, è stata rilanciata la proposta di istituire un’area di libero scambio denominata FTAPP (Free Trade Area of the Asia-Pacific), discussa per la prima volta ad Hanoi (Vietnam) nel 2006. Nel contesto di crescente opposizione da parte dei candidati alla presidenza statunitense, il Perù conferma invece la benevolenza nei confronti della proposta cinese, come ha ribadito il Presidenze durante la sua visita diplomatica. La condizione ideale sarebbe poter sostituire il TPP con il FTAPP e contemporaneamente consentire il riequilibrio delle forze nell’area sudamericana, contrastando il progetto di egemonia perseguito dagli Stati Uniti.
Tuttavia, l’atteggiamento di Washington sul TPP rimane per ora positivo e ridimensiona il possibile revisionismo da campagna elettorale: durante la sua visita ad Hangzhou, in occasione del G20, Barack Obama ha dichiarato che nessuno “è riuscito a spiegarmi come mai (il TPP) non sia un miglioramento significativo per i lavoratori e per le imprese degli Stati Uniti rispetto alla situazione attuale“. Per il Presidente americano si tratterebbe, dunque, di una situazione destinata a riequilibrarsi con la conclusione delle elezioni federali, andando a confermare l’esclusione di Pechino e smentendo le profezie di Kuczinski. Vedremo chi avrà ragione.

Fig. 3 – Barack Obama e Xi Jinping. 

Riccardo Antonucci

Un chicco in più 

A detta del vicepresidente Martìn Vizcarra, il governo peruviano è rimasto sorpreso dai costi preliminari stimati dai vertici delle società ferroviarie e dalle autorità del Governo cinese (circa 60 miliardi di dollari) per la realizzazione di un treno interoceanico promosso dalla Cina – così da evitare il passaggio delle merci attraverso il canale di Panama – e che si inserisce nel quadro di progetti infrastrutturali fra Cina e Perù appoggiati da Kuczinsky per rilanciale l’economia del proprio Paese.

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