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Vecchi nemici, nuovi scenari: la penisola coreana a un bivio

La Corea del Nord ha celebrato il 68° anniversario della sua nascita dando letteralmente una scossa allAsia e al mondo. Un terremoto di magnitudo 5.3 della scala Richter è stato infatti registrato nella penisola coreana a seguito del quinto test nucleare di Pyongyang. Kim Jong-un, leader giovane e imprevedibile, sembra non curarsi delle condanne della comunità internazionale e si mostra determinato a proseguire il suo pericoloso braccio di ferro con Washington e Seoul.

CHE STA SUCCEDENDO? – L’8 luglio scorso, Corea del Sud e USA hanno annunciato la firma di un accordo per dispiegare entro la fine del 2017 il THAAD, un sofisticato sistema di difesa aerea e antimissile prodotto dalla statunitense Lockheed Martin. La contea sudcoreana di Seongju, circa 250 Km a sud-est di Seul, è stata scelta come sito principale per ospitare il THAAD. Seoul teme il programma nucleare di Pyongyang e i suoi progressi nello sviluppo di missili a media gittata e nella miniaturizzazione delle ogive nucleari, e per questo è decisa a potenziare il proprio raggio di difesa aerea. Pyongyang ha per contro accusato Seoul di complicità con l’imperialismo filo-americano e minacciato il lancio di nuovi missili. Contemporaneamente alla notizia del dispiegamento del sistema THAAD, Pechino ha anche preannunciato rappresaglie commerciali contro la Corea del Sud. Il mercato cinese rappresenta uno degli sbocchi principali del mercato sudcoreano, di cui assorbe oltre 1/4 delle esportazioni. Facendo leva su strumenti geo-economici Pechino potrebbe pertanto mettere in difficoltà la stabilità politica ed economica di Seul, in particolare in settori sensibili come quello automobilistico e navale.

Fig. 1 – Il leader nordcoreano Kim Jong-un visita una fattoria pochi giorni dopo l’ultimo test nucleare del suo Paese

Ciò nonostante, dal 22 agosto al 2 settembre nell’ambito del programma Ulji Freedom Guardian si sono svolte le esercitazioni militari alla quale hanno preso parte 25mila soldati statunitensi e 50mila sudcoreani. Mentre a Hangzhou, in Cina, si svolgeva il Summit del G-20, il 5 settembre scorso, il Governo nordcoreano effettuava il lancio di tre missili caduti al largo delle coste del Giappone. L’apice della tensione si è raggiunto il 9 settembre, quando i nordcoreani, in occasione del 68° anniversario della nascita della loro Repubblica, hanno effettuato un nuovo test nucleare. Si tratta del quinto condotto dal 2006, del terzo dall’insediamento di Kim Jong-un e del secondo test dall’inizio del 2016. Nonostante le risoluzioni di condanna e le sanzioni ONU, il leader nordcoreano non sembra desistere dal progetto di dotarsi dell’arma atomica.

DUE PAESI, UN BIVIO – Divise lungo il 38° parallelo e da un confine demilitarizzato,tracciato dall’armistizio di Panmunjom del 1953, le due Coree  non hanno ancora trovato un loro equilibrio alternando momenti di distensione ad episodi di grave tensione, coltivando il sogno della riunificazione dell’intera penisola, ciascuna però sotto la propria bandiera. I due Stati sin da allora hanno intrapreso percorsi di sviluppo diametralmente opposti.

Fig. 2 – Un bombardiere strategico B-1B dispiegato dalla US Air Force in Corea del Sud dopo il test nucleare nordcoreano del 9 settembre scorso

A Nord, la dinastia Kim si è arroccata dietro un regime comunista autarchico e impermeabile alle influenze del mondo occidentale destinando i suoi sforzi economici alla costruzione di un pesante apparato militare a detrimento dello sviluppo economico. Ancora oggi i pilastri su cui si regge il regime dittatoriale nordcoreano sono rappresentati da un sovradimensionato apparato militare, da una pervasiva propaganda di regime e da un’altrettanto fitta censura sul dissenso finalizzati alla costruzione del consenso attorno al culto della dinastia Kim. Nell’ambito di una politica del rischio calcolato, Pyongyang sfrutta in ambito internazionale la posizione strategica del suo Paese con periodiche minacce e esibizioni muscolari, facendo leva sulle rivalità latenti tra le maggiori potenze per estorcere sostegni e aiuti.
A sud del 38° parallelo, Seoul ha invece intrapreso un percorso di crescita definito secondo alcuni studi economici “miracoloso”, entrando negli anni Sessanta del secolo scorso nel novero delle “tigri asiatiche”. Dopo un periodo di crescita economica improntato alla sostituzione delle importazioni, la Corea del Sud ha intrapreso un percorso di liberalizzazione economica e adottato un modello di crescita orientato alle esportazioni. Questo percorso le ha permesso di entrare con profitto nel mercato globale e nelle catene del valore del commercio internazionale. In politica estera Seoul, sin dagli anni della guerra fredda, ha potuto contare sull’ombrello protettivo degli Stati Uniti, che ancora oggi rappresentano l’alleato “indispensabile” del Paese.

Fig. 3 – Cittadini sudcoreani manifestano in Cambogia contro i recenti test nucleari e missilistici di Pyongyang, 13 settembre 2016

UN NUOVO SOLE A LEVANTE – Nella penisola coreana si gioca dunque una delle ultime partite aperte durante il quarantennio della guerra fredda. In questa piccola appendice del continente asiatico riaffiora periodicamente sin dal 1953 la rivalità tra due vicini scomodi, attirando sulla penisola coreana, nei momenti di maggiore tensione, l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. Le condanne al quinto test nucleare di Pyongyang da parte dei principali attori della comunità internazionale sono state molto dure, ma non tutte critiche allo stesso modo.

Dalle formule di circostanza della diplomazia e dalle differenti sfumature adottate emergono le diverse posizioni delle potenze interessate. Il Presidente Obama ha condannato fermamente la mossa di Pyongyang annunciando “gravi conseguenze” e un irrigidimento delle sanzioni. Al coro di condanna si è associata anche la Russia, che ha però sottolineato come il progetto THAAD abbia introdotto un elemento di instabilità nella regione. La Cina, da sempre angelo custode della Corea del Nord, pur condannandone formalmente il comportamento e aderendo all’applicazione delle sanzioni internazionali, continua tuttavia a contribuire alla longevità del sistema nordcoreano attraverso vitali sostegni economici. Pechino rappresenta infatti il principale partner commerciale di Pyongyang: circa il 90% del fabbisogno energetico del regime di Kim dipende infatti dal vicino cinese. Sotto l’aspetto geopolitico, la Cina ha inoltre interesse a mantenere uno stato cuscinetto tra sé e la Corea del Sud, dove attualmente stazionano oltre 28mila soldati americani.

Fig. 4 – Il Premier giapponese Shinzo Abe commenta gli ultimi sviluppi della crisi nordcoreana, 12 settembre 2016

La questione coreana, conflitto congelato e per procura, è l’eredità di un mondo passato che continua tuttavia a riaffiorare in uno scenario internazionale con equilibri di potere nuovi. A differenza che in passato la Cina di oggi contende agli Stati Uniti il ruolo di leadership nello sviluppo della regione asiatica e nella gestione delle rotte commerciali marittime. A testimonianza dell’accresciuta assertività cinese sono da esempio la determinazione con la quale Pechino porta avanti le proprie rivendicazioni territoriali nel Mar Cinese Meridionale e il consistente incremento della sua flotta militare. Negli Stati Uniti, storico alleato della Corea del Sud, l’accresciuto consenso del movimento neo-isolazionista, che fa capo al candidato repubblicano Donald Trump, desta negli alleati asiatici la preoccupazione sulla reale credibilità degli impegni assunti dagli americani. La Russia, attualmente coinvolta nei conflitti in Ucraina e Siria, potrebbe valutare la possibilità di adottare una posizione di disimpegno nei confronti della questione coreana riservandosi un ruolo di eventuale mediatore.
Sulla base di questi nuovi contesti e alla luce dei più recenti avvenimenti sulla penisola coreana, la Cina appare l’unico attore in campo in grado di condizionare fortemente, mediante la leva economica, le scelte di entrambi i contendenti. Svolgerà un ruolo determinante nella risoluzione della questione della riunificazione delle due Coree imprimendo agli eventi un ritmo nuovo. Tuttavia, il rischio maggiore che si corre oggi in questa regione del mondo è che, come la storia ci insegna, l’esplosione di un conflitto minore sfugga al controllo dei contendenti coinvolgendo direttamente le maggiori potenze.

Giorgio Grosso

Un chicco in più

Di fronte alle possibili rappresaglie commerciali cinesi Seoul si trova in una posizione scomoda, essendo un’economia fortemente integrata con quella cinese e contemporaneamente legata da un’alleanza militare strategica con gli Stati Uniti.

Per avere un’idea più precisa di tale difficile situazione, si consiglia questo interessante e accurato studio del Korea Economic Institute of America, pubblicato agli inizi del 2016.

Foto di copertina di NASA Goddard Photo and Video Rilasciata su Flickr con licenza Attribution License

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