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Porto Rico, il grattacapo di Washington nei Caraibi

In 3 sorsi Cuba non è l’unica isola caraibica a dare problemi agli Stati Uniti. Anche Porto Rico, territorio USA dallo status politico incerto ed attanagliato da una grave crisi finanziaria, si sta rivelando un vero grattacapo. 

1. UNA LUNGA STORIA COME COLONIA  Porto Rico è un’isola del Mar dei Caraibi, quarta per dimensione dopo Cuba, Hispaniola (l’isola di Haiti e della Repubblica Dominicana) e la Giamaica. Abitata anticamente dal popolo dei Taino, che la chiamava Borikén (poi Borinquen nella traduzione spagnola), l’isola venne scoperta da Colombo nel 1493, ricevendo il nome di San Juan Bautista (San Giovanni Battista). L’isola venne rapidamente colonizzata dagli Spagnoli, che la trasformarono in uno dei loro bastioni militari per il controllo dei Caraibi dalle mire di Inglesi, Francesi ed Olandesi, iniziando allo stesso tempo ad importare gradi quantità di schiavi africani per rimpiazzare le perdite tra gli indigeni, troppo delicati di salute per servire come forza lavoro nella dura economia di piantagione. La Spagna conservò il controllo su Porto Rico per i successivi quattro secoli, anche dopo la perdita dell’impero coloniale americano, fino al 1898, quando fu costretta a cederla, insieme a Cuba, alle Filippine ed all’isola pacifica di Guam, agli Stati Uniti, in seguito all’umiliante sconfitta subita nella guerra ispano-americana. I nuovi padroni inizialmente continuarono a trattare Porto Rico come una colonia, retta da un governatore nominato dal Presidente. Nel 1917, di fronte alle crescenti richieste di indipendenza da parte dell’isola, il Congresso USA concesse la cittadinanza americana ai Portoricani (anche per poterli in questo modo arruolare nell’esercito) mentre nel 1947 una nuova legge permise agli abitanti dell’isola di eleggere il proprio governatore. Finalmente, nel 1952, lo status di Porto Rico venne stabilito dalla Costituzione di Porto Rico, che definisce l’isola come “Stato Libero Associato” (reso in inglese come “Commonwealth”) e che lascia nelle mani del Congresso USA il diritto di decisione sulle questioni più importanti (come politica estera, monetaria, finanziaria e militare). Ancora oggi i Portoricani, pur essendo cittadini statunitensi, non hanno tutti i diritti e doveri dei loro compatrioti continentali: per esempio, non possono essere soggetti ad una serie di tasse federali, ed allo stesso tempo non possono eleggere dei rappresentanti presso il Congresso, rassegnandosi dall’essere rappresentati da un delegato residente, il quale però non ha diritto di voto. Inoltre, non possono votare per l’elezione del Presidente degli USA. Nel corso degli anni, l’incerto status di Porto Rico ha causato una serie di manifestazioni e proteste da parte della popolazione, la quale preferirebbe entrare nell’Unione come stato a tutti gli effetti, manifestazioni che, specie in passato, hanno causato anche morti e feriti.

Fig.1 – Il Campidoglio di San Juan, sede dell’Assemblea Legislativa dell’isola.

2. UN’ECONOMIA FRAGILE – Anche dal punto di vista economico la situazione di Porto Rico è molto fumosa ed incerta. Se comparata con gli altri Stati dell’America latina, l’isola può infatti vantare il più alto livello di PIL pro capite ed uno dei più alti tassi di competitività. Al contrario, se paragonata con gli stati degli USA, Porto Rico è più povero del Mississippi (il più arretrato di tutti gli States). Il Paese è privo di materie prime, e pertanto per il suo approvvigionamento di petrolio ed alimenti dipende in tutto e per tutto dalle importazioni dall’estero. I punti forti dell’economia dell’isola sono il settore manifatturiero (soprattutto in campo farmaceutico ed elettronico), seguito dal settore turistico, dal settore finanziario e da quello dei servizi. Inoltre, l’economia del Paese è altamente stimolata dall’enorme spesa pubblica, usata dai partiti politici locali per guadagnare voti ed influenza e per mantenere alto il benessere dei cittadini, specie in periodi di recessione.

Fig.2 – Una spiaggia della capitale.

3. LA GRAVE CRISI DEL DEBITO – Grazie al suo particolare status politico, la legge stabilisce che i titoli emessi dal governo di Porto Rico sono esenti dai tre livelli di tassazione (federale, statale e locale) ai quali sono invece sottoposti i titoli di altri stati, rendendoli così molto attraenti agli investitori locali e stranieri. Di conseguenza, le autorità di San Juan sono spesso ricorsi all’emissione di titoli pubblici per equilibrare il proprio bilancio, senza darsi eccessivo pensiero della sostenibilità di tale politica nel lungo termine. La situazione è peggiorata dal 2013, quando il governo USA ha dovuto sospendere una serie di agevolazioni fiscali alle imprese che si stabilivano a Porto Rico. Solamente nel 2014, quando ormai il debito nei confronti dei possessori di titoli aveva raggiunto la cifra di 70 miliardi di dollari, pari al 68% del PIL dell’isola, le agenzie di rating internazionali si sono accorte dell’evidente impossibilità da parte del governo di San Juan di saldare i propri debiti, ed hanno retrocesso i titoli portoricani al livello di carta straccia. Il conseguente calo della fiducia nei titoli dell’isola ha gravemente danneggiato non solo i governanti di Porto Rico, impossibilitati a creare nuovo debito per pagare quello già accumulato, ma anche i vari creditori, spesso fondi d’investimento o fondi pensionistici americani, i quali, temendo che il governo portoricano non fosse in grado di far fronte ai propri debiti, hanno iniziato a chiedere il pagamento dei loro crediti in mesi anziché in anni. Queste decisioni hanno ulteriormente aggravato la situazione, tanto che nel 2015 il Governatore di Porto Rico, Alejandro Padilla, ha pubblicamente annunciato che l’isola non era in grado di ripagare il suo debito. In base alla legge, Porto Rico non può accedere ai fondi federali USA, e pertanto il governo ha dovuto agire senza alcun aiuto federale, dichiarando fallimento su un numero sempre più crescente di pagamenti, riducendo la spesa pubblica e lanciando una serie di politiche di austerità. Il Congresso USA si è mostrato a lungo diviso sull’opportunità o meno di impedire il fallimento di Porto Rico, e solo il 30 giugno del 2016 si è deciso a varare il Puerto Rico Oversight, Management, and Economic Stability Act (o PROMESA). La legge istituisce un comitato di cinque membri, con il potere anche di prevaricare le decisioni del governo locale, per supervisionare il processo di ristrutturazione del debito isolano, permettendo al contempo a San Juan di evitare contenziosi legali in caso di default. Le misure prese tuttavia si limitano a cercare di combattere gli effetti della crisi, senza andare ad affrontare le cause che l’hanno scatenata, come la povertà dell’isola, la disoccupazione e la mancanza di opportunità, che spingono la parte più produttiva della popolazione di Porto Rico ad emigrare. Anche l’incerto status politico di Porto Rico, che in ultima analisi è uno dei principali responsabili della crisi del debito, ancora una volta non è stata affrontata dal Congresso.

Fig.3 – Il Governatore Alejandro Padilla.

Per tali motivi, è lecito aspettarsi che la “Figlia del mare e del sole”, come poeticamente è chiamata Porto Rico, lungi dall’essere un paradiso caraibico, continui a creare numerosi grattacapi al governo statunitense nel tempo futuro.

Umberto Guzzardi

 

Un chicco in più

Porto Rico ha una popolazione di circa 3, 5 milioni di abitanti. La sua capitale è San Juan.

Porto Rico è inoltre l’unico territorio USA ove lo Spagnolo, insieme all’Inglese, gode dello status di lingua ufficiale.

Foto di copertina di Ricardo’s Photography (Thanks to all the fans!!!) Rilasciata su Flickr con licenza Attribution License

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