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Haiti, un paese alla continua ricerca della stabilità

Una grave crisi politica colpisce Haiti da diverso tempo, crisi cui ancora oggi vanno a sommarsi gli ingenti danni del terremoto del 2010. Vediamo gli sviluppi degli ultimi mesi in materia di sanità e politica interna, anche alla luce del processo elettorale iniziato nel 2015 e non ancora concluso.

HAITI, SITUAZIONE POLITICA FUORI CONTROLLO – La tornata elettorale di ottobre 2015 per le elezioni presidenziali e parlamentari si era conclusa con un rinvio al ballottaggio fissato per dicembre 2015 e che aveva visto contrapporsi i candidati Jonevel Moise, sostenuto dal presidente uscente Martelly (col 32% dei voti) e Jude Celestin (col 25% dei voti). Tuttavia, lo slittamento sospetto del ballottaggio a gennaio 2016 non era gradito né dall’opinione pubblica, la quale aveva reagito organizzando diverse manifestazioni e che sbocciarono in gravi tensioni, né dagli stessi candidati, che hanno visto in ciò una clamorosa frode elettorale. Di conseguenza e a titolo di protesta, il candidato Celestin prese la decisione di rinunciare alla propria candidatura, favorendo così il ripescaggio, previsto per legge, del terzo eletto.
Nuove elezioni furono indette per aprile 2016. Inoltre, a causa delle manifestazioni di piazza, Haiti dovette instaurare un governo ad interim della durata di 120 giorni, fino alle nuove elezioni, per evitare di lasciare il paese allo sbaraglio.
Così, dopo 41 giorni dall’insediamento di Jocelerme Privert nella Suprema Magistratura dello Stato e dopo un dibattito in cui tutti i deputati hanno voluto prendere la parola, finalmente Enex Jean Charles è stato eletto dalle due Camere legislative con 78 voti a favore, 1 contrario e 2 astensioni. Tra i maggiori compiti assegnati a lui e al suo gabinetto di ministri troviamo la necessità di costituire un governo legittimo di transizione in grado di risolvere le attuali realtà del paese (per quanto sia un’impresa titanica da attuare in tempi così stretti) ed assicurare il prosieguo del ciclo elettorale iniziato nel 2015. Sono di recente scaduti i termini di questo mandato ad interim, il quale è stato automaticamente rinnovato cosicché il presidente in carica è ancora l’attuale Premier Enex Jean-Charles.

Fig. 1 – Così si presentava il Palazzo Presidenziale di Haiti prima del sisma

Ora siamo di nuovo ad un punto di stallo. Difatti, la commissione creata per analizzare i risultati del primo turno ha suggerito di annullare le elezioni e di ripeterle per intero, almeno a livello presidenziale e per 39 deputati e 3 senatori. Così il nuovo turno elettorale è stato calendarizzato per il 9 di ottobre 2016 e un eventuale ballottaggio l’8 gennaio 2017.

EMERGENZA UMANITARIA: IL COLERA ED I CASCHI BLU – Ad Haiti sono ancora evidenti gli ingenti danni causati dal quel terribile terremoto che distrusse la capitale nel non lontano 2010, ai quali si sono aggiunti anche epidemie di vario tipo tra cui ricordiamo la Zika. Tuttavia, per quanto riguarda nello specifico il diffondersi del colera le responsabilità sono da ricercare altrove.
A più riprese sono state avanzate forti critiche verso la corretta missione delle Nazioni Unite nelle zone colpite dal terremoto, soprattutto in quelle rurali. Infatti, come si legge dal World Report 2016 redatto da Human Rights Watch sulla situazione del paese nel 2015, l’ONU sarebbe moralmente responsabile per aver favorito-seppure non deliberatamente- la diffusione del virus del colera soprattutto nella zona del fiume Meille in cui i caschi blu gettavano i propri rifiuti organici. Sarebbe di pochi giorni fa il mea culpa delle Nazioni Unite fatto dal portavoce Farhan Haq il quale avrebbe ammesso le responsabilità dell’organizzazione internazionale per aver dato il via al terribile contagio. Secondo quanto riportato dal New York Times, tale ammissione di colpa si è dovuto a seguito di un Rapporto confidenziale presentato all’ONU da Philip Alston, professore di diritto presso la New York University, nel quale spiega che il colera si sarebbe diffuso all’indomani del terremoto e dell’arrivo dei peacekeepers provenienti a loro volta da una missione ONU in Katmandu, nel Nepal. Proprio da queste milizie avrebbe avuto inizio il focolaio del virus in Haiti. A rincarare la dose arrivano poi le parole dello stesso portavoce ONU il quale afferma che l’organizzazione internazionale vanta una situazione giuridica che la rende totalmente immune dall’essere chiamata in giudizio per rispondere di eventuali responsabilità.

D’altro canto, il programma di eradicazione di questo virus portato avanti dall’ONU sarebbe risultato totalmente inadeguato, dovuto anche dalla difficoltà di stanziare i $2,27 miliardi di dollari necessari e promessi dagli stati membri per l’eradicazione del colera. A ciò si aggiunge anche il fatto che è stato dimostrato come in una quarta parte dei luoghi dove sono ancora oggi presenti i caschi blu, costoro continuano a gettare rifiuti organici nei canali, evitando così di porre la parola fine a quest’epidemia.

Fig. 2 – L’acqua inquinata è uno dei principali viatici del colera

L’INFLAZIONE E CRISI ALIMENTARE NEGLI ULTIMI QUINDICI ANNI – La maledizione che continua a colpire Haiti si manifesta anche dal punto di vista degli alti indici di malnutrizione generalizzata. Attualmente il paese si trova anche a dover fronteggiare la peggiore crisi alimentare degli ultimi 15 anni: questa emergenza scaturisce dalla continua svalutazione della moneta nazionale, il gourde, rispetto al dollaro, comportando una grave inflazione, soprattutto per i prezzi alimentari. Per contro, l’ONU ritiene che la crisi alimentare sia stata dovuta principalmente dall’avvento de el Nino, fenomeno che avrebbe comportato la perdita del 70% della produzione agricola e raddoppiato il numero di persone in stato di malnutrizione.

Fig. 3 – I caschi blu distribuiscono cibo ad Haiti

L’innalzamento dei prezzi degli alimenti sarebbe, dunque, il colpo di grazia per la già indebolita popolazione haitiana. Infatti, è stato evidenziato come il 50% del budget familiare viene speso per gli alimenti, mentre più del 50% dei primi beni di consumo sono prodotti d’importazione, per cui il conseguente valore di mercato risulta eccessivo per le tasche della popolazione haitiana che di per sé è già molto elevato. Infine, il capo interino della National Food Security Coordination Unit di Haiti, Desamours, mette in allerta che se non verranno date delle soluzioni ben precise in tempi congrui, si rischia che il numero di persone in malnutrizione degeneri considerevolmente nel prossimo futuro.

Claudia Pillosu

Un chicco in più

La trasmissione del colera avviene per contatto orale, diretto o indiretto, con feci o alimenti contaminati e nei casi più gravi può portare a pericolosi fenomeni di disidratazione. Il colera, inoltre, è una malattia che può essere contratta in seguito all’ingestione di acqua o alimenti contaminati da materiale fecale di individui infetti (malati o portatori sani o convalescenti). Sarebbero stati portatori sani i peacekeepers giunti in Haiti. Tra le vittime di colera in Haiti non si contano soltanto coloro che sono deceduti (all’incirca 9 mila) ma anche coloro che sono state affette dal virus, le quali soffrono di disidratazione, causata per la severa diarrea o vomito.

Foto di copertina di Policía Nacional de los colombianos Rilasciata su Flickr con licenza Attribution-ShareAlike License

2 comments
Alberto Rossi
Alberto Rossi

Gentile Luca,

il suo giudizio complessivo sull’articolo, come lettore, è rispettabile di per sé. Non le è piaciuto? Capita, mi spiace. Al di là del contenuto, mi sta molto a cuore invece sottolineare che non ci risulta - anche dopo controlli in merito - alcun utilizzo di Google Translate o altra copiatura: ha avanzato un sospetto sul lavoro dell’autrice, dovrebbe quantomeno circostanziarlo e dimostrarlo. Se c’è un aspetto su cui puntiamo particolarmente al Caffè è quello di lavorare su una produzione originale dei nostri contenuti: abbiamo fatto questa scelta da anni e la perseguiamo, esortando i nostri collaboratori a percorrerla insieme, e verificando costantemente che questa strada sia sempre intrapresa da chi scrive sulla nostra testata. Come certamente saprà, inoltre, noi prima che una testata giornalistica siamo una associazione culturale, il cui scopo è fare e promuovere cultura degli esteri nel nostro paese. Aggiungo che Claudia Pillosu è madrelingua spagnola, si impegna davvero molto a scrivere nella nostra lingua, e il lavoro che stiamo facendo con lei - così come con tutti i nostri collaboratori - rispecchia perfettamente quella che è la nostra mission associativa, e dunque lo rivendichiamo con forza, anche nel caso in cui questo comportasse - come normale in questi casi - un livello di fluidità nella sintassi lievemente inferiore. Ovviamente libero di pensarla diversamente, ma ci tenevo a sottolinearle questo aspetto, che è il cuore di tutti i nostri sforzi e le nostre attività. Cordiali saluti, Alberto Rossi (Presidente Ass. Cult. Il Caffè Geopolitico)

LucaPicicuto
LucaPicicuto

@Alberto Rossi Gentile Alberto,
ha perfettamente ragione e mi scuso con la redazione alla quale faccio i miei complimenti (per quanto possano valere) per la qualità degli articoli, e soprattutto con Claudia Pillosu della quale non avevo colpevolmente notato l'origine.
Cordiali saluti, Luca Picicuto