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Le reazioni iraniane al tentato colpo di stato in Turchia

Mentre la Turchia veniva sconvolta dal tentato golpe e i tradizionali alleati di Ankara tardavano a schierarsi a favore di Erdogan, l’Iran manifestava per primo il suo sostegno a favore del Governo dell’AKP nel triplice tentativo di riavvicinare i due paesi, aprire nuovi scenari nel volatile quadro geopolitico del Medio Oriente e mutare il quadro di alleanze in Siria.

LA REAZIONE IRANIANA – Già la notte del 15 luglio molti rappresentanti del regime di Teheran rilasciavano dichiarazioni in appoggio al Governo Erdogan, prendendo a pretesto il golpe per sottolineare come (1) il sostegno al Governo legittimo turco fosse da applicarsi anche al regime di Assad, (2) come le ingerenze e i colpi di stato dei militari fossero un fenomeno da condannare in tutta la regione e (3) muovendo accuse a Stati Uniti, Arabia Saudita e Qatar, tradizionali alleati turchi.
Il primo a schierarsi dalla parte di Erdogan è stato il Ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif. In contatto fin dalle prime ore dall’inizio del tentato golpe con la sua controparte turca Mevlut Cavusoglu, Zarif dichiarava tramite Twitter che “i colpi di Stato non hanno più spazio nella nostra regione”. Nelle ore seguenti, Ali Shamkhani, Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, delineava il paragone con il Governo di Assad sottolineando come la posizione iraniana con la Turchia fosse la stessa tenuta nei confronti della Siria. Concetto poi ribadito anche da Ali Larijani, Speaker del Parlamento Iraniano, e da Ali Akbar Velayati, consigliere in materia di politica estera del Supremo Leader Ayatollah Khamenei. Nei giorni successivi, influenti organi di stampa e personalità politiche sollevavano sospetti di un possibile coinvolgimento nel golpe di Washington, Riyadh e Doha. Infine lo stesso Presidente Rouhani, lanciando un monito sia alle forze militari del suo Paese sia a turchi e sauditi, piazzava l’ultima stoccata: “Il tempo dei colpi di stato è finito e solo le elezioni possono risolvere i problemi di Iran, Turchia, Siria, Iraq, Libano e Bahrain”.

Fig. 1 – Incontro tra il Ministro degli Esteri iraniano Zarif e il suo collega turco Cavusoglu, agosto 2016

LE RAGIONI DEL SOSTEGNO IRANIANO – Data la grande importanza da un punto di vista geopolitico della Turchia per l’Iran, eventuali destabilizzazioni preoccupavano il regime di Teheran. Sebbene i due Paesi abbiano vedute divergenti in merito alla questione siriana, in generale i rapporti sono migliorati a partire dall’ascesa di Erdogan e l’attuale Governo dell’AKP è comunque considerato da Teheran un opzione migliore rispetto a un esecutivo guidato da militari tradizionalmente e storicamente anti-iraniani. I due Paesi condividono inoltre un lungo confine in un’area geografica delicata e abitata a maggioranza da curdi. Teheran temeva che un eventuale riuscita del golpe avrebbe potuto alimentare disordini e rivolte dei curdi che non avrebbero tardato a espandersi entro i confini iraniani. D’altro canto, l’insistenza con cui le dichiarazioni di vicinanza venivano accompagnate da una generale condanna delle ingerenze militari sui poteri civili dei Governi della regione va invece interpretata alla luce dei contrasti venutisi a creare negli ultimi mesi tra il Governo Rouhani e la Guardia Rivoluzionaria. Manifestando la sua vicinanza alla Turchia, l’Iran lanciava dunque un monito alle proprie già irrequiete forze militari. Infine, i continui rimandi alla Siria e le accuse ai tradizionali alleati dei turchi nella regione avevano il triplice scopo di indebolire l’asse sunnita in Medio Oriente, allontanare Ankara da Washington, facilitando il processo, già in atto, di riavvicinamento all’asse Russia-Iran e di influenzare la postura strategico-politica della Turchia nei confronti del regime di Damasco.

Fig. 2 – Visita del Presidente iraniano Rouhani a Ankara nel giugno 2014

LE RELAZIONI TRA TURCHIA E IRAN – Entrambi i Paesi hanno tentato (l’Iran con maggior successo) di ritagliarsi un ruolo più rilevante nella regione. Sebbene, data la membership NATO e i rapporti di amicizia con USA e Israele, l’Iran non abbia sempre visto di buon occhio Ankara, le relazioni sono comunque andate migliorando con l’avvento di Erdogan e in corrispondenza della sua svolta islamista e autoritaria. La Turchia, nel periodo dell’embargo internazionale all’Iran, ha fornito un aiuto importante a Teheran tramite il cosiddetto schema “gold for oil” che ha favorito l’aggiramento delle sanzioni, incrementando considerevolmente i rapporti commerciali tra i due Paesi. Contrasti sono emersi però sulla questione siriana. Ankara ha fin da subito osteggiato Assad, tradizionale alleato dell’Iran, sponsorizzando gruppi islamici radicali anche vicini all’ISIS e non ostacolando l’afflusso di foreign fighters in territorio siriano. A questo si sono sommate le tensioni legate all’atteggiamento critico della Turchia verso le politiche iraniane in Yemen e Iraq e quelle ricollegabili al sostegno di Ankara verso gruppi sunniti radicali come quello della Fratellanza Islamica in Egitto, tradizionalmente ostili all’asse sciita.

Fig. 3 – Parata militare a Teheran in occasione dell’anniversario dell’inizio della guerra con l’Iraq, settembre 2016

Sebbene, nonostante i contrasti, i due Paesi non siano mai stati in aperto conflitto, dopo il tentato golpe si è in effetti registrato un rilevante riavvicinamento. Ad Ankara non è passata inosservata la differenza tra la reazione cauta di Occidente e Paesi Arabi da una parte e quella, più solidale, di Russia e Iran dall’altra. Erdogan ha pubblicamente ringraziato Mosca e Teheran per il loro sostegno e ha iniziato manovre di riavvicinamento prima con la Russia, incontrando Putin a San Pietroburgo, e poi con l’Iran. La visita del 12 agosto scorso del Ministro degli Esteri Iraniano Zarif, primo rappresentante straniero a recarsi in Turchia dopo il tentato golpe, pare aver aperto un vero e proprio nuovo capitolo nelle relazioni tra i due Paesi. In tale circostanza i due Governi hanno dichiarato la volontà di incrementare gli scambi commerciali dagli attuali 10 a 30 miliardi di dollari entro i prossimi due anni, gettato le basi per il dialogo riguardo a una exit strategy per la Siria e trovato un obiettivo comune nella necessità di scongiurare la creazione di uno Stato indipendente curdo. A riscontro di questo nuovo corso vanno anche citate la visita a sorpresa di Cavudoglu a Teheran del 19 agosto, l’annunciato prossimo viaggio di Erdogan in Iran e le dichiarazioni di apertura di Ankara verso Assad, con le quali la Turchia sembra (almeno per ora) aver accantonato la sua ostilità al regime di Damasco. La recente offensiva turca su Jarabulus è la conferma definitiva di come la postura di Ankara in Siria sia mutata e di come i rapporti con Russia e Iran, che hanno acconsentito a tale intervento, stiano ridisegnando gli equilibri dell’intero conflitto. Tuttavia, rimane improbabile che tale riavvicinamento si concretizzi in un’alleanza.

Fig. 4 – Il Presidente Erdogan accoglie Rouhani durante la sua ultima visita in Turchia, aprile 2016

Molto più degli effetti del tentato golpe, è probabilmente la necessità di bloccare l’avanzata curda ad aver dettato il cambio di linea ad Ankara. Turchia e Iran condividono la preoccupazione per la questione curda e la necessità di contenere l’ISIS, ma questo potrebbe non bastare. La destituzione di Assad non è scomparsa dall’agenda di Ankara che, al contrario di Teheran, non vede il futuro a lungo termine della Siria legato all’attuale regime di Damasco. Diverso il discorso riguardo i generali rapporti tra i due Paesi. Il tentato golpe ha accelerato un processo di riavvicinamento già in atto che, se si riusciranno a gestire i disaccordi sulla questione siriana, sembra destinato a durare.

Mattia Caniglia

Un chicco in più

Al di là del comune interesse a intensificare i rapporti commerciali e delle convergenze sulla questione curda, la Turchia, delusa dagli scarsi risultati prodotti dall’alleanza con Riyadh, vede nei buoni rapporti con Teheran la possibilità di tornare a recitare un ruolo da protagonista negli affari della regione. L’Iran, dal canto suo, diffida delle intenzioni ultime della Russia in Medioriente e potrebbe ritenere Ankara un alleato più affidabile, in grado di mutare i rapporti di forza nel confronto tra asse sunnita (a guida saudita) e asse sciita (a guida iraniana) a favore di quest’ultimo. Il fallito golpe turco, sebbene non causa di tutti i mutamenti illustrati, ha aperto una nuova fase nelle relazioni tra i due Paesi che potrebbe ridisegnare profondamente gli equilibri dell’intera regione.

Foto di copertina di Frode Ramone Rilasciata su Flickr con licenza Attribution License

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