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Sicilia: storie di speranza e libertà

Il racconto di una serata trascorsa parlando della strage di Dhaka in Bangladesh, di migranti e di accoglienza.

Nella calda serata estiva della scorsa domenica 3 luglio, il Gruppo Giovani parrocchiale e i ragazzi del Presidio “Libera” Mancini-Vassallo di Castelfranco Emilia hanno colto l’occasione per presentare al Sindaco e a tutta la comunità le esperienze attraverso le quali durante l’anno si erano avvicinati attivamente al problema dell’immigrazione e, nello specifico, a quello dell’accoglienza dei profughi nei porti siciliani. Tale tematica, ormai sempre più attuale e sentita, sta diventando una realtà alla quale tutti devono sensibilizzarsi, e il problema dell’integrazione in Italia di giovani, bambini e adulti provenienti dai Paesi più poveri e dilaniati dalla guerra, si fa sempre più stringente.

Molti erano i presenti e, dopo un breve momento in memoria delle vittime dell’attentato di Dhaka in Bangladesh celebrato dal Sindaco, ad aprire la serata è stata la testimonianza di alcuni dei ragazzi (Andrea Cavazza, Giulia Tosatti, Isabella Vignoli e Marco Zini) del Gruppo Giovani di Castelfranco, che hanno raccontato al pubblico la loro esperienza della durata di una settimana (durante lo scorso inverno) in terra siciliana. Attraverso cartelloni, foto, e testimonianze, è stata presentata alla comunità la realtà della città di Pozzallo, la quale ospita uno dei primi porti di sbarco d’Europa, attraverso gli occhi del Sindaco della stessa e dei cittadini. È stato possibile anche toccare con mano la realtà dei centri di prima e seconda accoglienza profughi, coordinati dallo SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) che i ragazzi hanno avuto l’opportunità di visitare durante il loro soggiorno siciliano. Ad oggi, molti giovani provenienti da Libia, Gambia, Senegal e altri Paesi ancora vivono in questi centri come fossero una grande famiglia, dedicando la giornata alle occupazioni del quotidiano o al lavoro, per chi di loro è riuscito a trovarlo. Molti provengono da realtà terribili: scampati dalla guerra e finiti in prigione, chi è orfano di uno o di entrambi i genitori, chi ha subito maltrattamenti e ha perso amici, compagni di vita, durante la fuga verso l’Italia.

Un momento della serata
Fig. 1 – Un momento della serata

In proposito, la seconda parte dell’incontro è stata dedicata alla testimonianza molto commossa di uno dei sopravvissuti, Yaya Caleidos, un giovane africano proveniente dal Gambia e ora residente a Castelfranco Emilia. Il suo Paese è molto piccolo, con una società strutturata su grandi famiglie e un regime dittatoriale che tenta di nascondersi dietro al formale sistema di Repubblica Presidenziale.
Yaya ora studia italiano e in futuro vorrebbe proseguire gli studi nella facoltà di economia. Durante il suo viaggio della speranza verso l’Italia ha raccontato di aver perso uno dei suoi migliori amici per via del terrore instaurato dal sistema del Presidente Jammeh che dilania il suo Paese.

A concludere la serata è stato un’interessante momento culturale, una conferenza di geopolitica proprio sul tema dell’immigrazione, tenuta dall’esperto Lorenzo Nannetti, Responsabile Scientifico dell’Associazione Culturale “Il Caffè Geopolitico”. I punti focali affrontati hanno fatto perno sulle situazioni nei Paesi di origine dei migranti, le dinamiche dei traffici e le effettive rotte dei migranti.
Dall’approfondimento è emerso che il modo più efficace per fermare o rallentare il flusso migratorio non è porre dei “blocchi” ma analizzare e risolvere i problemi nei Paesi di origine. Inoltre, essendo le rotte molteplici, l’unica arma efficace per fermarle in modo più o meno permanente sembra essere un solido sviluppo economico per distogliere i trafficanti da questa attività ad oggi molto redditizia. Dal momento che bloccare completamente gli sbarchi è impossibile, è utile per noi italiani migliorare le modalità di accoglienza e integrazione dei profughi per evitare che estremismi possano fare breccia tra persone che non potrebbero, al loro Paese, avere un futuro altrimenti. Purtroppo infatti in quella realtà le problematiche economiche e di guerra sono spesso sovrapposte e fare dunque una differenza tra i “migranti economici” e i “migranti da conflitti” è molto difficile, dato che i motivi il più delle volte si intrecciano.

La partecipazione del pubblico è stata molto numerosa (circa 100 persone), attenta e coinvolta, vista l’importanza  del tema affrontato e la profondità con cui ne sono state analizzate le componenti.

Isabella Vignoli

Un chicco in più

Il Caffè Geopolitico ha svolto numerose conferenze sul tema migrazione quest’anno. Vi offriamo qui il video di una delle nostre conferenze, del 16 maggio 2016, del tutto analoga a quanto mostrato qui a Castelfranco Emilia, così che possiate “assistere” anche da casa! Buon visione!

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