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Olimpiadi a Rio: inefficienze, falle nella sicurezza e jihad alla brasiliana

A poche ore dall’inaugurazione delle Olimpiadi di Rio sale il timore provocato dal terrorismo e dalle inadempienze organizzative, ma è davvero giustificato? Cerchiamo di capirlo con la nostra analisi

OLIMPIADI, SCARSO INTERESSE IN BRASILE – Con la violenza che nella capitale carioca non sembra fermarsi – data la crescita del numero di omicidi nei primi sei mesi del 2016 rispetto agli anni precedenti, ben 2470 -, Rio de Janeiro non sembra affatto pronta a poter gestire un evento come le Olimpiadi. Forse non lo sono nemmeno i brasiliani: secondo un sondaggio DataFolha, il 62% ritiene che i giochi porteranno più danni che benefici, mentre un 51% non si ritiene affatto interessato e infine un 33% si è detto poco interessato. In sostanza, a Rio de Janeiro e in tutto il Paese vige un’atmosfera di apatia legata a Rio 2016 data da preoccupazioni ben più importanti, su tutte la recessione economica. Efficace la sintesi del politologo Mauricio Santoro per il LA Times: «Per via della crisi economica e politica, non è più tempo per l’orgoglio nazionale. È come preparasi per pulire la propria casa e fare qualche lavoretto e all’improvviso hai tutti gli ospiti a casa che potrebbero vedere qualcosa che avresti dovuto nascondere».

OLIMPIADI E PERICOLO JIHADISTA- Il Brasile non ha una storia legata al terrorismo. O almeno così è stato fino a quest’anno, così nefasto per il gigante verde-oro. In febbraio è stata approvata una discussa legge che introduce il reato di terrorismo, con una pena che va dai 12 ai 30 anni di prigione. I primi arresti per terrorismo sono arrivati proprio a pochi giorni dalle Olimpiadi. Dieci aspiranti terroristi, sparsi in vari stati del Paese, sono stati arrestati perché progettavano attentati in nome del sedicente Stato Islamico sulle app di messagistica Whatsapp e Telegram.
Gli attentatori non si conoscevano tra di loro se non virtualmente, e uno di loro progettava di comprare un fucile mitragliatore in Paraguay. Praticamente, stando alla definizione del Governo brasiliano, dei dilettanti. Il ministro della Giustizia Alexander de Moraes, ha parlato di rischio di attentati di livello basso se non prossimo allo zero, evidenziando che la vera preoccupazione delle forze di sicurezza brasiliane per Rio 2016 è la criminalità. Ha destato altrettanto allarme la bayʿa, ossia il giuramento di fedeltà al califfo Al Baghdadi da parte di una presunta cellula islamista denominata Ansar Al Khalifa Brazil (come il noto gruppo jihadista delle Filippine).
Il comunicato scovato dal sito Site Intelligence Group è stato pubblicato sul canale youtube in lingua portoghese Nashir, oramai censurato, che ha riportato per mesi audio-messaggi di propaganda dell’Isis. Il ministro della Giustizia non si è detto preoccupato essendo una pagina propagandistica non riconducibile direttamente allo Stato Islamico. La scoperta del jihadismo da parte del Brasile si lega anche alla Francia, il Paese europeo maggiormente colpito dagli attacchi terroristici, e alla storia del professore franco-algerino di fisica delle particelle Adlène Hicheur: ex scienziato del CERN di Ginevra, viene arrestato nel 2009 per associazione criminale con intenzione di pianificare atti terroristi; ottiene la libertà vigilata nel 2012 e ripara in Brasile, dove trova lavoro alla università di Rio de Janeiro, vincendo un importante progetto di ricerca. Inizia un tira e molla simile al caso Battisti con la Francia che ne chiede l’estradizione, fino a che il Governo ad interim Temer non gli rinnova il visto che gli permette di lavorare in Brasile, rispedendolo così in Francia. Il professore dalla simpatie jihadiste, il quale fu arrestato poiché in contatto attraverso un forum islamico su internet con un membro di AQIM (AlQaeda nel Maghreb Islamico), non è mai stato indagato dalla polizia brasiliana pur essendo sottoposto alla sorveglianza dei servizi di intelligence. Dunque le minacce sono al momento solo paventate in quanto non supportate da evidenze concrete che prospettino un rischio elevato.

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Fig. 1 – Foto simbolo di Rio, la Escalada Celaròn a Lapa. Credits: Andrea Martire

I MUSULMANI IN BRASILE – Rischio comunque presente, specie in riferimento alla possibilità di atti compiuti da lobos solitarios (i lupi solitari) come riferito dall’Abin, l’agenzia brasiliana d’intelligence, in aprile. Terrorismo che avrebbe come obiettivo non il Brasile inteso come Paese, ma le delegazioni straniere occidentali che parteciperanno ai giochi di Rio. L’America Latina ha conosciuto solo due grandi attentati di matrice islamica nella sua storia, quelli di Buenos Aires all’ambasciata israeliana e all’Ass.Mutualità Israelo-Argentina del 1992 e 1994. Sebbene non sia mai stata del tutto esclusa la pista interna, le autorità argentine e israeliane hanno sempre sostenuto che gli autori degli attacchi siano state cellule di Hezbollah operanti nella zona della tripla frontiera tra Brasile, Paraguay e Argentina con particolare riferimento alla città brasiliana di Foz de Iguaçu e quella paraguayana di Ciudade Del Este: zona franca, centro nevralgico del contrabbando, delle merci contraffatte ma soprattutto di armi e droga, ma dov’è anche presente la rispettabile comunità musulmana perlopiù sciita di discendenza libanese, palestinese e siriana, pienamente inserita nella società civile brasiliana. Considerando che i veri timori in materia di sicurezza delle autorità brasiliane riguardano la criminalità, ciò è anche dovuto al fatto che, in relazione alle diverse stime, la comunità musulmana in Brasile, Paese con 200 milioni di abitanti, non supera il milione di fedeli, i quali appartengono alle classi del ceto medio-alto caratterizzato da un buon livello di istruzione. Scenario alquanto differente rispetto alla realtà europea.

ORDINE PUBBLICO E INEFFICIENZE – Gli agenti di pubblica sicurezza saranno 88mila di cui 30mila appartenti all’esercito, il doppio rispetto ai giochi di Londra e il triplo rispetto alla coppa del mondo. Il Piano Strategico di Sicurezza Integrata pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’ottobre scorso traccia gli scenari di rischio che le forze di sicurezza potrebbero fronteggiare e gli obiettivi da conseguire: attacchi terroristici, manifestazioni violente intense, fenomeni naturali, criminalità e violenza urbana, problemi legati alla mobilità ed ai servizi essenziali. Tutte le forze dei numerosi corpi di polizia lavoreranno congiuntamente con i corpi civili e l’Intelligence Brasiliana (Abin) in un Centro Integrato di Comando e Controllo fino al 18 settembre ultimo giorno delle Paraolimpiadi. Sotto il profilo della cooperazione internazionale con le polizie straniere, va segnalata le presenza di 250 poliziotti di 55 Paesi in attività a Brasilia e Rio de Janeiro, per la maggior parte all’interno dell’appositamente istituito Centro di Cooperazione di Polizia Internazionale (Ccpi) comandato dalla Polizia Federale brasiliana. Il compito di quest’ultimo ente integrato sarà amministrativo, consistente nel controllo dei precedenti penali, la verifica di documenti falsi nonché la funzione di interpreti. Dunque il Ccpi e il Centro Enfrentamento Terrorismo come spiegato dal funzionario ministeriale Andrei Rodrigues con delega alla Polizia Federale, agiranno «in supporto alla PF e non come potere di polizia autonomo». Rodrigues ha inoltre sottolineato come il profilo del tifoso da Olimpiade sia diverso dunque meno “problematico” rispetto a quello più appassionato di calcio.

RIO, L’ORGANIZZAZIONE DELLA SICUREZZA – Per i giochi di Rio 2016 il Ministero della giustizia ha investito 107mln di dollari in sicurezza tra equipaggiamenti e pagamento stipendi. Mentre il Ministero della difesa ha allocato 262mln di dollari al cambio attuale, tra il 2014 e il 2016 per la preparazione delle truppe militari da destinare alla sicurezza delle Olimpiadi. Come per le ultime Olimpiadi svoltesi in Occidente, la sicurezza sarà condivisa tra settore pubblico e privato. Le forze di sicurezza pubbliche, su tutte la Guardia Nazionale ( i corpi di elite delle varie polizie) saranno responsabili delle aree delle competizioni e di allenamento che ospiteranno circa 860mila persone. La sicurezza privata privata si occuperà delle aree amministrative, ed è stipendiata dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale). La costituzione di sistemi di monitoraggio e di controllo attraverso macchinari a raggi X, con annessa assunzione di personale competente ha generato anche uno scandalo a pochi giorni dall’inaugurazione. La piccola impresa Artel, nemmeno specializzata in sistemi di sicurezza ma in impianti di depurazione e climatizzatori, ad un mese dall’inizio dei giochi ha vinto il bando per la gestione degli scanner elettronici preposti al controllo di tifosi e turisti, ma è fallita questa settimana non potendo assumere i 3000 membri di personale richiesto, fermandosi a solo 500 lavoratori preparati grossolanamente secondo un’inchiesta del Wall Street Journal. Un’inchiesta congiunta di UOL ha rivelato come le perquisizioni siano tuttora eseguite manualmente e senza un procedimento standard per ogni arena o installazione olimpica.

Nonostante i problemi il Comitato organizzatore ha garantito che sarà possibile mantenere la sicurezza di atleti e spettatori con perquisizioni manuali effettuate dagli agenti di sicurezza. Il contratto dell’Artel da 5,3mln di dollari è stato dunque rescisso e le operazioni che sarebbero dovute essere effettuate dalle macchine sono ricadute sugli uomini della sicurezza nazionale. La SEGSE, l’agenzia governativa per la sicurezza creata nel 2011, è dunque ricorsa emergenzialmente alla SUNSET, un’azienda che permetterà l’installazione degli strumenti di sicurezza almeno al Parco Olimpico, dove sono stati installati dei generatori elettrici di emergenza. Non è così invece per il Villaggio Olimpico, preso di mira dalle critiche dalle varie delegazioni di atleti, dai cinesi agli australiani passando per gli italiani, per disagi quali i bagni ostruiti, docce senza acqua, fili dell’elettricità scoperti nonché i numerosi furti.

LA BAIA DI GUANABARA – A ciò si aggiunge l’inquinamento della baia di Guanabara che ospiterà le regate di vela e canottaggio. Secondo il Dottor Daniel Becker ascoltato da Euronews, gli atleti «dovrebbero sforzarsi per quanto possibile di limitare il contatto con l’acqua, purtroppo la situazione è questa. Sarebbe meglio tenere la bocca e gli occhi chiusi, ma come possono riuscire a controllarsi? Potrebbero essere contaminati, anche se questo non significa necessariamente ammalarsi. Questo è il rischio che si corre entrando in contatto con l’acqua che è altamente inquinata». La bonifica programmata non è mai stata effettuata e gli scarichi di acque reflue e la spazzatura in superficie sono tuttora presenti. L’ultimo tragicomico incidente legato ai giochi è un’esercitazione di due caccia AF-1B dell’aeronautica brasiliana, scontratisi in volo sui cieli di Rio. Un veicolo è caduto nell’oceano con il pilota tuttora disperso, l’altro è riuscito a rientrare per miracolo alla Naval Air Station di São Pedro da Aldeia. È il secondo incidente aereo in meno di un mese. Allo stato dell’arte organizzativo potrebbe non essere l’ultimo. 

Emiliano Caliendo

Un chicco in più

Quest’inchiesta (http://istoe.com.br/seguranca-para-os-jogos-olimpicos-tera-88-mil-agentes/) della rivista Istoé permette di comprendere quale compito spetterà ad ogni corpo di polizia impiegato nella sicurezza dei Giochi. 

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