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Lo spettro russo nelle elezioni USA e gli effetti sul GOP

Caffè Americano – Venerdì 22 luglio un hacker ha pubblicato più di 20mila email scambiate all’interno della Democratic National Committee. Gli esperti pensano che la Russia sia alla base dell’ennesimo scandalo e mentre molti minacciano ripercussioni se i sospetti venissero confermati, Trump chiede ai russi un aiuto in più.

I FATTI – Nella settimana in cui ha avuto luogo la Convention repubblicana, Wikileaks ha pubblicato 20mila email scambiate tra i membri della Democratic National Committee. L’hacker si è firmato come Guccifer 2.0 e molti (tra cui Obama) credono sia stato spalleggiato e finanziato dall’intelligence russa. Le email riportano alcune discussioni interne al partito incentrate su una strategia precisa: screditare Bernie Sanders per favorire la Clinton. I messaggi sono chiari e le prove schiaccianti, tanto da obbligare la Chairwoman del partito democratico, Debbie Wasserman Schultz, a rassegnare le sue dimissioni senza pensarci due volte. L’episodio non ha fatto altro che fomentare Donald Trump, il quale ha promesso alla Russia, tramite un tweet, una grande ricompensa in cambio della sua interferenza nelle elezioni presidenziali, che si dovrebbe tradurre con la ricerca e la pubblicazione delle 33mila email della Clinton che non sono state ritrovate nel server del Dipartimento di Stato, le stesse email per le quali l’ex Segretario è caduta nella bufera politica, ma dalla quale è uscita indenne. Il tweet di Trump ha successivamente scatenato una bufera all’interno del GOP, in cui molti si sono dissociati dalle dichiarazioni del tycoon. L’infinita questione delle email ci mostra essenzialmente due elementi fondamentali: il Partito Repubblicano non riuscirà mai a unirsi per sostenere Trump e il magnate, in una sua eventuale amministrazione, cambierà il modo in cui gli States si relazionano con la Russia.

Fig. 1 – Una poltrona per due: si preannuncia una lotta senza esclusione di colpi tra Clinton e Trump

LO SPETTRO RUSSO – Da tempo gli Stati Uniti si chiedono se effettivamente la Russia stia cercando di interferire nelle presidenziali. Trump lo nega, dicendo di non aver mai incontrato Putin e di non aver affari di nessun genere nel territorio russo, contraddicendo sue precedenti affermazioni riguardati una profonda conoscenza tra i due. Ulteriore elemento che porta a interrogarci sulla relazione Putin – Trump è l’affermazione del tycoon sulla sua volontà di riconoscere la Crimea come territorio russo, cosa che Usa e Unione Europea si sono rifiutati categoricamente di fare. Dopo i molti commenti del tycoon in cui si parlava di Putin come un grande leader da cui prendere esempio, Trump ha dichiarato di voler rafforzare le relazioni con la Russia per sconfiggere insieme l’IS. Inoltre, il fatto che le mail hackerate siano state quelle dei democratici e non quelle dei repubblicani solleva ulteriori sospetti di una simpatia tra Trump e Putin. Ovviamente, la Russia ha negato ogni coinvolgimento e il portavoce di Putin ha dichiarato che il Presidente russo non interferirebbe mai nel processo elettorale di un altro Stato.

Fig. 2 – La nomination di Trump lascerà profonde cicatrici tra i repubblicani

UN PARTITO SGRETOLATO – Sembra che il GOP, nonostante la decisione di spalleggiare uniti la loro nomination, abbia ancora qualche problema a trasformare le parole in fatti. E lo si vede specialmente ai piani alti, in particolar modo tra il possibile futuro Presidente e il suo Vice Mike Pence. La coppia politica non è durata sulla stessa linea nemmeno un mese. Mentre mercoledì 27 luglio Trump chiedeva aiuto a Putin, il suo Vice prendeva le distanze, annunciando serie conseguenze nel caso in cui il nemico storico degli Stati Uniti interferisse nel momento più delicato della vita degli States, le elezioni presidenziali. Detto questo, Pence si è rischierato dalla parte di Trump, dicendo che l’esistenza di quelle mail non è altro che un’ulteriore prova della corruzione intorno a Hillary Clinton e tra le file del suo partito. A prendere le distanze dalle parole di Trump non solo Mike Pence, ma anche l’House Speaker del GOP, Paul Ryan, il quale ha chiesto a Putin di non interferire. Molti altri hanno criticato Trump: un politico repubblicano dello Utah, Jason Chaffetz, il quale per molto tempo si è occupato dello scandalo emailgate della Clinton, ha accusato il magnate di essere stato inopportuno e di non mettere al primo posto la sicurezza degli Usa. Alle critiche si sono unite anche quelle del direttore della CIA, Leon Panetta, e di John Kasich, ex candidato alla corsa presidenziale. Il tycoon ha posto un ostacolo difficile da superare alle elezioni generali: ogni candidato dovrebbe aver a cuore la sicurezza nazionale del proprio Paese, ma Trump ha veicolato il messaggio contrario. La richiesta alla Russia di intervenire con un’operazione di spionaggio cibernetico trasmette l’immagine di un politico che rema contro il proprio Stato, un ritratto che potrebbe non piacere ai suoi elettori. Volente o nolente, Trump ha spostato il focus dello scandalo dalla presunta corruzione di Hillary alla sua poca dimestichezza in ambito politico. Se consideriamo anche l’ennesima frattura all’interno del partito tra chi spalleggia Trump e chi lo critica, possiamo dire che il GOP è ormai condannato a farei i conti con un candidato a briglia sciolta i cui danni sono difficili da tamponare.

Giulia Mizzon

Un chicco in più

Non è la prima volta che Donald Trump incita gli hacker per danneggiare i propri avversari politici. Nel settembre 2014, il tycoon twittò un messaggio rigurdante il certificato di nascita di Obama: “Attention all hackers: You are hacking everything else so please hack Obama’s college records (destroyed?) and check ‘place of birth” 

Foto di copertina di IoSonoUnaFotoCamera pubblicata con licenza Attribution-ShareAlike License

1 comments
anafesto
anafesto

Invece di accusare improbabili hacker della perfida Russia o della Malvagia Cina, non sarebbe il caso di ricercare eventuali responsabilità di sottrazione dati nella stessa NSA? Magari qualcuno in quella organizzazione tenta di pilotare le elezioni.

Invece accusano un povero cristo romeno (il presunto Guccifer, sicuramente finanziato dalla Russia), impongono al servile e immorale governo della Romania una extraordinary rendition e lo suicidano in un carcere negli States, mentre "infermiera sadica in una clinica di criminali psicopatici" (termine coniato da Boris Johnson) sbraita contro la Russia in generale e contro Putin in particolare di essere il mandante dell'efferato affronto (sorvolando ovviamente che il pioniere di tali tipi di affronto, fu proprio la NSA verso i leader europei che per giunta erano considerati, non si sa quanto, alleati.

Credo che negli States vi sia una guerra segreta, dopo che sono stati sanciti i due sfidanti alla presidenza, tra i sostenitori del "Narciso Pop" e della "Infermiera Sadica" in corsa per la carica di direttrice; probabilmente, con un minimo di senno, si voterà  per il male minore.